Oggi


Gesù è condannato a morte. Oggi ci sembra impossibile. Il rimpallo di responsabilità, quella sorta di flipper con la pallina che sbatte da una sponda all’altra, l’entrare e uscire dal pretorio, finché l’esito, assurdo, sconcertante, si rivela quello: Gesù è condannato a morte.
Ma siamo sicuri che, oggi, la faccenda cambierebbe? Non è vero che il nostro pensiero, i nostri sentimenti, vagano di qua e di là come palline? Non siamo anche noi coinvolti dall’industria della distrazione, contaminati dalla confusione che avvolge il mondo in una cappa impenetrabile? Se così fosse, anche noi, in qualche modo, saremmo fermi alla prima stazione: lo condanniamo a morte, tra un commento su Facebook e un gioco sullo smartphone.

3 pensieri su “Oggi

  1. Non poteva che essere condannato a morte. Ha minato il potere politico(rex iudaeorum) e ancor più il potere religioso (figlio di Dio)…ma io vi dico…la Verità è sempre scomoda…fa male…e oggi più che mai ne rifugiamo…abbiamo paura …le nostre ombre…

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  2. Questa pagina colpisce dritto al cuore…un forte stimolo per un esame di coscienza più profondo, che non si fermi al fare ma vada all’essenza del nostro essere in relazione con Dio.
    Grazie!

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  3. Quando facciamo in modo che il pensiero non vaghi qua e là come pallina, sulla scia del tornaconto personale, quando il pensiero e’ fermo, radicato, ha fame di verità, vuole essere autentico, lontano da ogni ipocrisia, da ogni “quieto vivere”, la condanna a morte diventa “conditio sine qua non”

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