Stefano Tofani, Fiori a rovescio (Nutrimenti)

Fiori a rovescio, Nutrimenti edizioni, 2018

Stefano Tofani nella sua vita precedente è stato un pittore, sono sicura. Studiava alla scuola di Raffaello e dal suo maestro ha tratto la capacità unica di rappresentare ogni personaggio in maniera efficace e piena, dai principali, al centro della scena, fino ai comprimari, anche i più lontani.
Tutti i personaggi del romanzo sono rappresentati con le loro caratteristiche, presi in momenti di vita quotidiana, pennellati con precisione e partecipazione (e penso a opere come La scuola di Atene). Tutti, dal maggiore al minore, concorrono a colorare la scena, in cui il lettore si immerge completamente, accompagnato da chi apre sul proscenio al punto di fuoco principale; ascolta le voci, viene richiamato dai gesti, diventa anche lui parte di quel quadro. Anzi, i personaggi minori danno un apporto concreto, sono loro stessi i narratori della storia in alcuni punti in cui prendono voce.

Un aspetto tecnico, questo, e concettuale importante e originale che è senza dubbio uno dei punti più forti di Stefano Tofani autore.

Siamo in un piccolo paese, Cuzzole, e si sa come va la vita nei piccoli centri: ci si conosce tutti, tutti chiacchierano degli altri e la vita privata di una famiglia non è confinata alle mura domestiche ma si espande per le corti (equivalente open air del condominio) e da lì alla piazza principale, ai negozi, ai bar.
Ugo Toccafondi e Luciana sono sposati e vivono in una delle tante corti, a stretto contatto con i vicini. Tanto stretto che sappiamo dalle voci che il secondo figlio della coppia, Enrico, nasce con un handicap piuttosto grave, anche se lei si vergogna e non esce di casa per tanti mesi.

Ed è dalle voci che conosciamo, nella parte centrale del romanzo e ideale spartiacque fra un “prima” e un “dopo”, il destino di Luciana, Martino ed Enrico, rimasti senza l’uomo di casa (per scelta o per caso?). Sono voci che danno vita a dialoghi veloci, essenziali e così reali da riuscire a sentirli. Siamo con loro nel salone del parrucchiere, al bar, in chiesa e nel campetto dove i ragazzi giocano a calcio. In ogni luogo si parla di morte, sofferenza, solitudine, abbandono, mentre si discute sul colore dei capelli e sui pomeriggi da Ikea con la suocera al seguito.

Sarebbe stato troppo semplice cadere nel didascalicismo e colmare un salto temporale con una descrizione/spiegazione dei fatti da parte del narratore a un certo punto, quando tanto della vita dei personaggi principali è già compiuto (e non aggiungerò altro, la storia tocca scoprirla e gustarla). Aver sfruttato personaggi di contorno e aver loro assegnato un compito così importante, desacralizzandolo con dialoghi leggeri, che fanno sorridere, e corposi allo stesso tempo è invenzione degna di un artista.

La leggerezza è un altro dei punti di forza di questo romanzo. Una leggerezza in abito imponente, temi importanti sono trattati con la concretezza della vita che scorre, senza proclami, invettive, drammi ma nella semplicità dei gesti quotidiani, un po’ più ardui con una carrozzina al seguito, e dei sentimenti universali, che non badano a quattro rotelle e toccano tutti allo stesso modo. La Grande Storia d’Italia, dal 1980 al 2017, fa da sfondo alle vicende ma non in qualità di paesaggio lontano con fiumi e piccoli alberi che si notano appena, come nei quadri dei pittori fiamminghi; il background è funzionale alla storia, ne dà la direzione.

L’aspetto stilistico del romanzo, come di tutti gli scritti di Stefano Tofani, è importante tanto quanto la storia. Anche in questo caso, come per un pittore, la scelta dei colori, delle sfumature, dei coni di ombra e fasci di luce è ponderata, ma non studiata tanto da apparire posticcia, scolastica. Il talento naturale per la narrazione fa scegliere a Stefano un registro diverso in base all’occasione che però è sempre coerente con i personaggi, il contesto ed è funzionale a portare il lettore dentro quel vocìo, dentro le case delle famiglie, accanto ai personaggi. Encomiabile l’uso del dialetto toscano che non è esageratamente ricalcato ma si legge come una sfumatura su un tessuto, serve ad arricchire con delicatezza i caratteri e mai a forzarli, rendendoli meno reali. La prosa è controllata, bilanciata, non c’è nulla, nemmeno una virgola, fuori posto, come le piccole pennellate degli impressionisti, che una dopo l’altra, danno vita a scenari incredibili.

Al lettore non resta che abbandonarsi completamente (ed è facile) alla storia, cogliendone i particolari, fino al più piccolo, come davanti ai quadri iperrealisti e assaporare ogni emozione che parte spontanea a ogni pagina. In questo libro ci si commuove, lo stupore coglie all’improvviso, si ride fortissimo, si piange a volte, ci si immerge completamente dall’inizio alla fine.

Un libro che si vorrebbe tenere appeso alle pareti, come un quadro, per quanto è bello (lo so, in una lettura di un romanzo, bello è un termine deprecato ma Fiori a rovescio è bello davvero, un romanzo stupendo); un libro che si stropiccia nel leggere e rileggerne i passi, si segna con sottolineature di ogni colore, si tiene a portata di mano per consigliarlo a tutti.

Una curiosità: sapevate che esistono le assistenti sessuali per i disabili? Un’altra “chicca” frutto di un incontro e una ricerca condotta dall’autore.

Qui la scheda del libro e la bio dell’autore.

2 pensieri su “Stefano Tofani, Fiori a rovescio (Nutrimenti)

  1. Pingback: Stefano Tofani e i suoi “fiori a rovescio”

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