Marina Massenz, Né acqua per le voci

E’ uscita la nuova raccolta poetica di Marina Massenz Né acqua per le voci (Dot.com Press 2018). Segnalo due presentazioni, alle quali sarà presente l’autrice: giovedì 24 maggio alle ore 21.00 presso il Bezzecca Lab di via Bezzecca 4, a Milano (tel. 02.86.89.44.33) (presenta Vincenzo Frungillo); martedì 12 giugno alle ore 21.00 presso la Libreria Popolare di via Alessandro Tadino 18, a Milano (tel. 02.29513268) (presenta Giorgio Morale).  Propongo di seguito tre poesie della raccolta.

Alle cinque la cicala smette

Alle cinque la cicala smette
la frenetica appende l’archetto
sfrigolante sfiatata troppo a lungo
la lira strofinata troppo il sole.

Denti rotti forse nel morso del
ronzino che non voleva avanzare
con tutte le mosche aggrappate un peso
enorme colme bisacce.
E l’acqua?

Poca sempre a goccioline come
da pipetta mai mai un vero flusso
un getto uno scroscio una cascata
un vero lavacro e dissetante

no, l’uomo stringe e trattiene, sfiora
nella tasca le monete
non sa la libertà del gettare senza
peso, del lieve toccare, cade,

non sa dell’acqua che si fa largo
frescaforte ombra tra i massi del
fiume abbondante senza ritegno
e delle pietre che modificano forma

al passaggio pasta lievitata
come si lasciano impastare ora
che l’archetto insidioso ha smesso il suo
monotono tran-tran e l’uomo caduto

arrota le unghie nella terra e poi
di colpo smette, appoggia la testa.
La solleva, guarda, raccoglie sassi
bianchi, piccoli, rotondi.

*

Cinque caprioli

Il primo quasi subito dopo la sbarra
del “divieto di accesso” al sentiero
nel mio silenzio di parole e passi
sbucato e saltellante via.
Proseguo nell’emozione
mi inoltro nel bosco di creature
che lo abitano notte e giorno,
sono la straniera la passeggera
che avanza vuota di sé
all’incontro possibile,
altre presenze che si offrono
solo a precise condizioni.

I successivi sono tre e si alzano
lentamente nel fitto degli alberi
in sequenza su esili zampe subito
balzando oltre. Il quinto mi guarda
con stupore mentre tra le altissime
felci presso il torrente si sgranchisce;
mi osserva, altra razza, priva di minaccia
così mi vede e sta, in statuaria bellezza.

Stupore felice il mio essere
tra apparizioni di altri mondi
i mondi paralleli che non visitiamo
e si mostrano solo nel silenzio
esterno interno mentre la luce cala.
E’ l’imbrunire le foglie del castagno
diventano nere, un tessuto arabescato
contro il cielo più chiaro, perché laggiù
il sole non è ancora scomparso e rimane
lucore su tutte le cose mortali e immortali.

*

Dal limite punto oscuro *

Cerco di rassettare
tutte le briciole per terra
richiamano insetti e i sassi
nel cortile così disordinati
li raggruppo gli do forma
anche di torri piramidi vulcani
come nel limite punto oscuro
da cui Lowry parlò e dall’isola –
notte ci disse salvate questo giardino!

Ma ad ogni sforzo di riordino
le orecchie rimbombano
di scoppi, spari, cenere e fumo.
Guerrafondai. Disordine ovunque.
Neanche i guerrieri blu del deserto
proteggono i loro castelli di sabbia
e legno che esce qua e là geometrico
disegno con punte e angoli.
Anche il deserto va rassettato
come volevo fare già nel Negev,
nel luogo terra del marasma infinito.

* n.b. contesto – fanatici jahidisti distruggono i mausolei di Timbuctu – Mali

2 pensieri su “Marina Massenz, Né acqua per le voci

  1. Grazie! Perché non viene a sentire martedì sera alla libreria Tadino le letture? Credo che anche i commenti e le voci dal vivo siano importanti per “entrare” ancora meglio in questi testi.

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