Frammenti di Cinema # 4

A chi ha apprezzato L’amore bugiardo di David Fincher, con interprete maschile Ben Affleck, consiglio di vedere (e confrontare) altri due film,  Malice – Il sospetto (1993) di Harold Becker, con Nicole Kidman e Alec Baldwin, e il recentissimo Il filo nascosto di Paul T. Anderson, con Daniel Day-Lewis.  Il primo sembrerebbe una rivisitazione del mito dell’Angelo Sterminatore. Alla fine si rivela, invece, quasi una apologia cattolica (ed ironica) dell’indissolubilità del matrimonio.  “Finché morte non vi separi”: da questa promessa non si può fuggire (il titolo originale del film è Gone girl). Non si deve fuggire, perché lo sbocco potrebbe essere più dannoso. L’ironia del finale sta in un senso di distacco e accettazione che richiama il ghigno (quasi di rassegnazione) di Dustin Hoffman nella fuga finale degli sposi in Il laureato.

In Malice la storia è simmetrica e capovolta. Non c’è una scomparsa ma il progressivo disvelamento, in chiave esplicitamente Hitchcockiana, della vera identità della protagonista che da vittima sarà scoperta carnefice. E’ interessante scoprire che gli autori del soggetto e della sceneggiatura del film sono di cultura ebraica. Nel vecchio testamento non esistono donne “immacolate”. Al contrario, non essendoci madonne in quel mondo, lo snodo della vicenda è proprio la scoperta di una sterilità celata.

Ne Il filo nascosto (ma rivelatore è il titolo originale  Phantom thread) il rapporto-scontro di genere viene portato fuori dal talamo coniugale e proiettato sul tavolo da lavoro dei modelli (siamo in una sartoria d’alta moda), dunque degli archetipi del maschio e della femmina. Ecco che l’unico filo indissolubile del protagonista è con il “fantasma” della madre, mentre tutte le altre donne svolgono, fino a quando dura, il compito solo di lenire la sua solitudine assoluta. Fino all’arrivo dell’unica femmina possibile, archetipo, appunto, ancella, pharmacon. La morale, però è più terra terra. E un po’ meschino (per quanto ci riguarda). L’uomo “regna ma non governa”. Il rapporto uomo-donna è destinato ad essere a tempo, perché l’uomo si è “ammalato” da quando ha perso la madre. Solo la donna capace di curarlo riuscirà a tenerlo a sé, ma senza mai guarirlo. Finché morte non li separi.

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