L’intollerabile. Su “Il suicidio di Holly Parker” di Andrea Leone


di Alessandro Bellasio

Un’adolescenza bruciata e bruciante, contrassegnata da un disagio sanguinoso e da una sete assoluta di conoscenza, dalla volontà ferrea di far proprie le vette siderali della mente e dello spirito; tutto intorno, il nulla, il deserto “che cresce”, la desolazione feroce di una immaginaria ma materialissima metropoli, e un nucleo familiare sfigurato dall’aberrazione, dalla crudeltà senza scampo dell’indigenza più nera. È questo il mondo in cui Andrea Leone traccia la parabola di Holly Parker, figura singolarissima e senza parentele immediate nel panorama delle lettere nostrane, protagonista di un romanzo compulsivo, ossessivo, barocco, ma al tempo stesso sorretto da una geometria rigorosissima e da un disegno potente: restituire fin nei minimi dettagli, fino alla paranoia analitica e al parossismo sintattico, il viaggio, iniziatico e assoluto, di un’adolescente sensibilissima e intelligentissima attraverso i meandri più oscuri e disastrati dell’esistenza umana. Affrontando, in maniera lirica ed efferata, quello che Holly stessa comprende infine essere «l’unica nostra reale natura: l’intollerabile».
Ecco, tutto il romanzo – abitato da quella stessa perentorietà percussiva a cui ci ha abituati Andrea Leone poeta – è chiuso e concluso intorno a un’unica idea dominante, è captato da un magnete segreto che impedisce al lettore, malgrado il crescente malessere da cui si sente invaso, di interrompere la lettura. Si è quasi obbligati a continuare, come Holly, trascinati nell’allucinazione e nel disastro da una specie di forza centripeta, che risucchia nelle pieghe morbose, nelle spire splendidamente ossessive di questo romanzo torrenziale e luciferino, travolti dal suo pathos non meno che dalla tremenda consequenzialità della vicenda. Vicenda quanto mai semplice, archetipica: Holly Parker, studentessa adolescente «dedita giorno e notte alla letteratura» e agli aspri territori dello spirito, si imbatte un giorno nel capolavoro postumo di Wilhelm Friedrick, genio precoce delle lettere europee, prematuramente scomparso. Il libro in questione si intitola Malattia e tempo, e Holly ne viene a tal punto folgorata che, con la violenta dedizione all’ideale che solo l’animo vergine dell’adolescente può perseguire a costo della vita, decide di dedicare la propria esistenza alla ricerca della verità sul giovane e misterioso genio tedesco, del cui transito terreno niente si conosce fuorché l’opera suprema che ha lasciato dietro di sé. Dal canto suo, Friedrick – stella polare di Holly e quasi ipostasi di una trascendenza senza la quale, ci avverte sottilmente il romanzo, non è pensabile la vita – rappresenta la summa dei valori che Holly cerca eroicamente di opporre alla decadenza, al disfacimento interiore ed esteriore di coloro che la circondano, a cominciare dalla madre e dal padre, indimenticabili figure di aberrazione, graffiati da un ressentiment senza limiti ma altrettanto nettamente scolpiti nell’umanissimo dolore della loro esistenza di pazzi, di reietti. E al di là di questo disastrato (non)nucleo familiare, compiendo il balzo traumatico dalla casa al Fuori che ogni adolescenza comanda, Holly si trova a dover fare i conti con nuove rovine, con un mondo moralmente e fisicamente in frantumi, abitato non da uomini ma da ombre, spettri di sé stessi. Un mondo inaccettabile per il suo spirito puro, e desideroso di spezzare la catena di tutti i condizionamenti, per vedere nella loro essenza ultima la realtà e sé stessa. Per diventare, finalmente, sé stessa.
Commoventi e delicatissime le pagine di inizio libro in cui Andrea Leone ci trasporta nell’incontro tra la mente fresca e vergine di Holly e il romanzo senza ritorno di Friedrick – incontro, questo, in cui non faticheranno a riconoscersi coloro che, in un giorno della primissima giovinezza, sono stati a loro volta fulminati e rigenerati dalla lettura di una grande opera dello spirito.
Libro di demolizione, di malattia sanissima, atto d’amore per la purezza ascetica dell’adolescenza e al tempo stesso di fede verso una segreta integrità dell’individuo, Il suicidio di Holly Parker è tra i pochi romanzi italiani di questi anni che nulla concede né alle facili scorciatoie di certo minimalismo sciatto e attardato, da una parte, né all’imperante maniera  cronachistica di troppi giornalisti impunemente prestati alle lettere, dall’altra. Al contrario, nella aperta vocazione massimalista, è romanzo che molto esige da se stesso e molto dal lettore, ripagando però del dispendio con l’incantesimo della vera letteratura: realizzare la grande concordia, quella che si ottiene quando una ben definita Weltanschauung , mettendosi al servizio del mondo interiore dell’autore, trasfigura e fissa quel mondo nella compattezza di uno stile univoco, rendendolo tangibile e riconoscibile al lettore.
E lo stile del romanzo deve certo molta della sua forza al fatto che Andrea Leone narratore vi ha trascinato dentro Andrea Leone poeta: ritroviamo qui lo stesso andamento percussivo de L’ordine, la stessa maniacale monodia di Hohenstaufen, il predominio della struttura paratattica su quella ipotattica, le lunghe e furiose invettive internamente sorrette da assonanze e anafore. Una prosa battente, insomma, dove il ritmo monodico gioca un ruolo decisivo e trova un corrispettivo nella struttura formale del romanzo, in cui si hanno continue giustapposizioni e sovrapposizioni di monologhi (un procedimento che ricorda quello di Thomas Bernhard, per esempio, in Verstörung, anche se più musicale in Leone). Così, come nelle famose scatole cinesi, scopriamo che dentro il monologo di Holly c’è quello di Friedrick, e dentro questo…
E proprio tale rimando ad altro, all’Altro, questo continuo sfondamento rivela la profondità d’intenti del romanzo, l’alta concezione dell’esistenza umana che sorregge l’opera: perché se la vita è intollerabile, diventa addirittura invivibile senza una grande idea che la conduca, senza un grande altrove che la seduca per sempre.

 

Andrea Leone, Il suicidio di Holly Parker, 20090 Editrice, Milano 2016

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.