Dies natalis


In genere, della morte si ha paura. Si fa di tutto, per procrastinarla: si spera, addirittura, in qualche tecnica d’ingegneria biologica che permetta di evitarla per sempre.
Gesù, alla viglia della dipartita, istituisce l’eucaristia, che significa rendimento di grazie: ringrazia, dunque, per la morte. Ha scoperto la tecnica giusta, che i Padri della Chiesa chiamavano, con il consueto acume, “farmaco dell’immortalità”. Di eucaristia in eucaristia, anche noi impariamo a ringraziare per quello che i primi cristiani definivano il “dies natalis”: nello stesso tempo, il giorno della morte e il giorno della nascita. Intelligenti pauca.

4 pensieri su “Dies natalis

  1. “a buon intenditor poche parole”… evidentemente non siamo buoni intenditori…abbiamo paura di ciò che ci spalanca all’infinito….siamo troppo terreni e non celesti come Lui ci ha trasformati…vieni S.S. …Luce d’eterna sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore….

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  2. Caro Fabrizio

    E se la tanatofobia diventasse un obbligo di legge? Coi tempi che corrono…

    Sul tema ho maturato una mia silenziosa convinzione: da uomo di scienza credo che la scienza arriverà a renderci per lo meno lungoviventi, ma quando avremo raggiunto quello stato scoprirem(m)o la insopportabile ripetitività dei giorni e ricorrerem(m)o all’eutanasia di massa. Insomma, il Paradiso è un’altra cosa e ne esploderebbe la necessità (o nostalgia?) ciao Fausto.

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  3. La fede certa nella vita eterna è l’unico vero antidoto alla paura della morte: O morte, dov’è il tuo pungiglione? esclama S. Paolo. Ma non solo, su ogni evento della vita getta una luce capace di trasfigurare, come fa la poesia, che sa cogliere sempre la bellezza e il mistero celati dietro la superficie delle cose e delle persone.

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  4. …mi è venuta in mente “nonna greca”,la mia bis nonna,la chiamavano tutti così, donna super novantenne che aveva sopportato la dipartita di numerosi figli..tanto che la cappellina mortuaria era quasi al completo,era rimasto ultimo a terra un localinio x lei.la vedevo quando si andava in vacanza,e ho assistito al discorso suo con mia madre,..”senti..io lì Non voglio andare..Non mi piace..è troppo basso..mi soffoco..Non respiro../mia madre sorridendo le dice che va bene,se necessario si sposta qualcuno..e poi con naturalezza aggiunge”quando sarai lì, non avrai neppure bisogno di respirare..”/concludendo con una risata tenera../non aveva paura della morte…voleva continuare a respirare ,,possibilmente non in luogo angusto.
    Vorrei,raggiungere anch’io quell umanità ,un cuore che desidera respirare..semplicemente..

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