Ma anche


Sia fatta la tua volontà: quante volte ha risuonato cupamente questa invocazione. Come se il Cristo fosse solo un messaggero di disgrazie, un monotono procacciatore di dolori. Nessuno nega che la fede cristiana sia un cammino in salita, una porta stretta che richiede impegno per essere varcata. Sono note le figure di santi che, seguendo il Crocifisso, hanno accolto ogni sorta di prove. Ma Gesù, nello stesso tempo, è un dispensatore generoso di gioie, e ama che noi lo ringraziamo: forse perché impariamo a drizzare le antenne, a non notare solo ciò che fa soffrire, ma anche ogni anticipo di vita eterna.

Frammenti di Cinema # 4

A chi ha apprezzato L’amore bugiardo di David Fincher, con interprete maschile Ben Affleck, consiglio di vedere (e confrontare) altri due film,  Malice – Il sospetto (1993) di Harold Becker, con Nicole Kidman e Alec Baldwin, e il recentissimo Il filo nascosto di Paul T. Anderson, con Daniel Day-Lewis.  Il primo sembrerebbe una rivisitazione del mito dell’Angelo Sterminatore. Alla fine si rivela, invece, quasi una apologia cattolica (ed ironica) dell’indissolubilità del matrimonio.  “Finché morte non vi separi”: da questa promessa non si può fuggire (il titolo originale del film è Gone girl). Non si deve fuggire, perché lo sbocco potrebbe essere più dannoso. L’ironia del finale sta in un senso di distacco e accettazione che richiama il ghigno (quasi di rassegnazione) di Dustin Hoffman nella fuga finale degli sposi in Il laureato.

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Pensieri a cena


L’eucaristia è una cosa seria. Spesso ci si comunica superficialmente, in balia di pensieri avulsi dal contesto, lo sguardo distratto da persone o cose. Dovremmo metterci nei panni di Gesù, scrutare i suoi pensieri nell’ultima cena, comprendere il suo gesto di donarsi agli uomini e alle donne di ogni tempo, ben consapevole dei benefici di tale istituzione. Nello stesso tempo, Egli vedeva le profanazioni e i sacrilegi, tutto nella stessa sera, nella morsa di una solitudine che solo Lui poteva affrontare e superare, senza nulla togliere, anzi semmai aggiungendo, al carico schiacciante del dolore.

L’autobus

di Roberto Plevano

«In questa Italia apparentemente inferocita capita spesso che i ministri facciano i loro annunci e le loro querele “non come politico, ma in quanto padre”. Commovente richiamo alla tenerezza verso i figli, consigliato dagli esperti di marketing.» Gad Lerner

 
Il padre, figura usata nel lessico pubblico per suggerire affetto, rispetto, reverenza. I padri onorati sono i morti, come i padri fondatori, i padri della patria appunto, o quelli impersonali del codice civile, il diligente buon padre di famiglia. Ma il padre vale come simbolo di autorità, e insieme di integrità morale, soltanto per chi sa che egli troppe volte viene meno ai figli. Vale per chi non vuole indulgere a rassicuranti, e in fondo autoassolutorie, rappresentazioni.
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Integratori


In genere fuggiamo dal dolore: per noi è un’anomalia, una falla nel sistema, qualcosa da cui liberarsi al più presto, se possibile. Gesù – la sua natura umana – non amava la sofferenza, ma la soprannatura la integrava, ne faceva uno strumento potente. Con la sofferenza ci associamo al Progetto di Dio, otteniamo grazie. A Gabrielle Bossis, Gesù raccomanda di attingere al ricco deposito del dolore da Lui sperimentato: nell’infanzia, nell’adolescenza, da adulto. E le ricorda che, in questo esercizio difficile e prezioso, si scopre la gioia soprannaturale, che nessuno potrà togliere.

L’esercizio del distacco


di Riccardo Ferrazzi

Sono già uscite parecchie recensioni di questo libro che non mi azzardo a definire romanzo (è ben altro), e quasi tutte si concentrano sulla prima parte, sui pochi anni di un’adolescenza in collegio raccontati con mano sicura da una poetessa, Mary Barbara Tolusso, perfettamente padrona dei suoi mezzi espressivi, che espone i sentimenti propri e altrui con precisione scientifica. Continua a leggere

Bar nĕbhū’ah


Consolare: una bella parola. L’apostolo Barnaba la porta scritta nel nome: Bar nĕbhū’ah, figlio della consolazione. Nella quarta stazione della Via Crucis, Maria si lancia incontro a Gesù: non può fare nulla, se non consolarlo. E suo Figlio ne resta consolato. Dovremmo ricordarcene anche noi, accarezzando, nei momenti di buio, il Cristo sofferente, il viandante della Croce; a suo tempo, sapremo quanta gioia gli avremo procurato con un semplice gesto, con questo infinitesimo dono.

Spagna, allontana da me questo calice

di Cesar Vallejo

Bambini del mondo,
Se la Spagna cadrà — dico un assurdo —
se cadrà
giù dal cielo il suo avambraccio preso
al capestro da due terrestri mappe,
quanti anni, bambini, nelle tempie concave!
come avrà presto effetto il mio presagio!:
il suono anziano vi entrerà nel petto,
sfiorirà sul quaderno il vostro due.

Bambini del mondo, ecco
la madre Spagna col suo ventre a spalla,
la maestra di noi coi suoi flagelli;
è madre ed è maestra,
è croce e legno, che vi ha dato altezza
vertigine, frazione e somma, bambini;
è con stessa, padri del processo. Continua a leggere

Uno spettacolo


Mi ha sempre colpito il rifiuto opposto da Gesù alla Cananea: lei gli chiede di guarirle la figlia e Lui risponde che non è giusto dare il pane dei figli ai cagnolini. Lo fa apposta, è evidente: vuole che la donna chieda ancora, che pronunci la risposta così bella e commovente: anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Dio ha bisogno di noi, per operare; le grazie sono un lavoro a due, perché Lui, che potrebbe, non si impone. Siamo chiamati a farlo vivere nel mondo, a metter su uno spettacolo gradito al Cielo. L’uomo non è un pazzo che si agita sul palcoscenico, come diceva Shakespeare; da genio qual era, però, aveva intuito che sempre di spettacolo si tratta.

Intervista su “Magellano”. A tu per tu con Gianluca Barbera, autore del romanzo


di Guido Michelone

Dopo Finis mundi (2014) e La truffa come una delle belle arti (2016) ecco Magellano, il nuovo romanzo del cinquantenne Gianluca Barbera da Correggio, allievo dello stesso liceo classico, dove studiò Pier Vittorio Tondelli (considerato l’apripista della giovane narrativa italiana già a metà degli anni Settanta), ovviamente basato sul personaggio storico reale, ma con un taglio narrativo inedito, come gli stesso ci spiega in quest’intervista esclusiva. Continua a leggere

Il contrario


Ultimamente, mi soffermo sempre più su questo dato: la fede è desiderio. Ci insegnano, spesso, a non desiderare, a esercitarci nel distacco: ma la vita è il contrario, è un volere con intensità, con tutto il cuore, l’anima e la mente, come dice la Bibbia. Desidero Gesù: dovremmo ripeterlo, offrirgli ogni piccola cosa che facciamo, sapendo che Lui desidera noi, quanto nemmeno possiamo immaginare. Se Dio è amore, deve amare in un modo infinito: corrispondere significa stare nell’eterno, nell’unione più felice che ci sia.

Lasciare un segno. Salvatore Piermarini nella “scena dell’arte”

di Beppe Sebaste

Nell’ambito del festival Narnimmaginaria, si è inaugurata nella Stanza-Ci Sono Cieli dappertutto a Narni una mostra di fotografie di Salvatore Piermarini dedicate all’avanguardia artistica soprattutto italiana degli ultimi quarant’anni. È una straordinaria traversata del suo archivio, ma anche qualcosa di più. La mostra proseguirà fino al 29 luglio.


Essere eterni: avere vissuto
Max Frisch

Salvatore Piermarini ha cominciato giovanissimo a fotografare l’arte contemporanea. Uscito dal liceo classico affamato di tutto quello che a scuola non veniva insegnato, si innamorò delle prime avanguardie e sentì di capire tutto il nuovo che scopriva nell’arte. Viene anche da quello spirito di scoperta il senso aurorale di freschezza che le sue fotografie emanano, dove gli artisti sembrano tutti (e sono) intensamente giovani, giovani per sempre (for ever young).

Il suo maestro dichiarato, il suo “spirito guida”, fu del resto Ugo Mulas, che con i suoi scatti fece conoscere al mondo la Pop Art e la Factory di Andy Wharol al tempo dei Velvet Underground e di Edie Sedgwick, la “just like a woman” di Bob Dylan. Mulas fece emergere forse per la prima volta la socialità che circonda le opere degli artisti, la complessità della scena dell’arte contemporanea, rompendo l’incantesimo dell’artista solitario che crea, allestisce, lavora e fa tutto da solo.
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Scia di luce


Non crediamo all’amore. I maestri dell’ateismo ci hanno inculcato, con tenacia scientifica, il piccolo cabotaggio dell’amore sociologico, formale, che si pasce di idee, autocelebrativo e narcisistico. Il vero peccato è questo: aver ceduto l’anima ai cattedratici del nulla, ai figli del signore delle mosche: baal zebub.
Ma si può tornare indietro, alle origini, o al futuro, come dice qualcuno: credere in un Dio fatto carne. Basta pensare a Lui perché la vita rifluisca, perché scopriamo la sua immensa cura, la delicata Provvidenza, il desiderio intensissimo di comunione. Lasciagli il suo posto nel cuore e ti sarai liberato dall’incantesimo del male. Sarai vita che scorre, oltre lo spazio e il tempo, scia di luce.

Il blocco degli sbarchi

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Verrà il tempo in cui
gli alieni bloccheranno
gli sbarchi nelle loro
progressive et prospere
lande per farci pagare
i nostri miseri confini
i morti in mare bambini

Max Ponte
13 giugno 2018
#apriteiporti #restiamoumani

Lettura di “Quasi estate” di Giovanna Menegus


di Fabrizio Centofanti

Giovanna Menegus scrive parole sull’acqua, nell’erba, dovunque le cada l’occhio: quello interiore, i sensi interni dei Padri, che se ne intendevano di teologia, e quindi di poesia.
“Da dove è tornata ora questa luce”: è il mistero dell’ispirazione che nessun critico potrà mai spiegare, ma nemmeno il poeta, che la accoglie come l’albero la pioggia, secondo la famosa icona di Siddharta. È un gioco di luci e ombre, che rischia di perdersi nel nulla: “al falò grande della notte / che presto ricade / in silenziosa / cenere”. Ma non può, perché “l’oscura corrente del Verbo / […] sostiene l’universo”. Continua a leggere

L’Addolorato


Cos’è importante per noi? Per saperlo, basta trovare qualcosa a cui è impossibile che non pensiamo durante la giornata: la cosa o la persona che amiamo di più, radicata nel cuore, inamovibile. È un test importante, per conoscerci. Per i credenti, questa persona è Cristo. Se lo amano davvero, e si accorgono di averlo trascurato, si addolorano. Lui, poi, si addolora anche di più.

Good bye Anthony

Anthony Bourdain l’ho conosciuto grazie allo show televisivo The Layover  (traduzione letterale, Lo scalo, nella versione italiana Tutto in 24 ore) che ancora oggi considero uno dei programmi di viaggio/cultura(soprattutto culinaria)&società, più riusciti di sempre.
Malgrado l’apparente semplicità del format – cosa fare e dove andare nelle 24 ore di uno scalo in una qualche grande città del mondo – è la voce di Anthony e la sua maniera inimitabile di sviluppare potenzialità e contenuti a fare di ogni puntata un’opera d’interessante originalità e d’inaspettata forza narrativa: i tradizionali monumenti e i siti turistici restano sullo sfondo, recitando la parte che comunque ricoprirebbero nella quotidianità degli abitanti del luogo, e al loro posto diventano protagonisti i locali (ristoranti, bar, chioschetti, luoghi di ritrovo…) dove si sviluppa, freme, ribolle, sopravvive, si trascina, soffre e talvolta germoglia e si rinnova l’esistenza cittadina.
Indefesso viaggiatore, abituato a scendere e salire su ogni tipo di mezzo motorizzato o meno, dotato di quella rara capacità di connettersi e parlare con le persone che incontra, soprattutto gente di strada con un passato oscuro e un grande amore per la vita, Continua a leggere

Lo stupore


La nostra debolezza ci turba, ci spaventa. Nelle confessioni si vive l’esperienza di un fronte segnato da sconfitte ripetute, imprese sempre in fallimento. Gesù lo sa, ci ha fatti Lui. È stato uomo e ha conosciuto i dossi, le buche, i pericoli in agguato in ogni tratto del cammino. Per questo ci chiede di fidarci in qualunque condizione, sfidando ogni possibile sconforto. Ci ha creati e ci ama; ha amato anche Giuda e i suoi crocifissori. Il sentimento più adeguato, rispetto a tutto questo, è lo stupore.