L’alba e il fico di Giuliano Rinaldini

di Giovanna Menegus

COGNIZIONE DI UN_ALBA

come un parto,
il cielo possiede nel suo silenzio
qualcosa di doloroso, nudamente
necessario.

l’asfalto si consuma.

presentazione del vuoto

in una città verde, feriale:

non c’è nessuna erba di campo.
nessuno lavora il suolo.

non c’è nemmeno un’aria per ascoltare?

nell’aria calva, frattura dell’udibile (del credibile),

forse un ronzio,

sibilo, come di brace capovolta.

(tutto) ritorna al fango
illeggibile.

[…]

parola raccolta nel fiato.
semina aspra, sparuta.

escono genti spente.

(un chiarore unge le cose)

o pietra, buttata per la fiducia della mente.

i labbri del vento percorrono i tetti.

è cosa buona,
è cosa buona.

da Cognizione di un’alba

«Cognizione di un’alba […] è un poemetto che nasce da frammenti, che ho appuntato in vari mattini nel corso di una ventina di mesi (2004-2005), e successivamente elaborato in un testo unitario. Il tentativo è quello di inserire questa frammentarietà in un unico flusso poematico: da qui nasce l’uso molto abbondante delle spaziature, di varia lunghezza, per rispettare una sorta di tempo interiore di “caduta” della parola, oppure di “emersione” dal silenzio della stessa. È anche un fatto dovuto alla cura della risultanza visiva del testo. Queste considerazioni sono valide anche dal punto di vista della metrica dei versi, nel tentativo di produrre una varietà di andamenti, in linea coi “movimenti” interiori ed esteriori che vengono descritti. L’opera è, come il titolo dice, la testimonianza di un confronto cognitivo, direi esistenziale, con l’alba, intesa in vari sensi: periodo della giornata, spazio urbano o suburbano, o addirittura metafisico. Durante la fase di organizzazione del materiale frammentario ho sovrapposto la riflessione legata a una lettura della Torah, che ha lasciato un’impronta strutturale. La prima sezione, più impersonale, descrive una lenta emersione dall’indistinto, come di fatto si trova anche nei primi capitoli della Genesi, e pure sono rintracciabili, nelle fasi di maggiore soggettività, tratti di Abramo, Isacco, Giacobbe. […] Ma tutto questo conta relativamente […]. Il tema di queste liriche rimane il ritratto di me stesso di fronte all’alba.»

*

c’è un fico             e la crepa
in cui vive,
la magrezza di terra.

sotto le foglie,       i frutti messi, appesi.

(nel finire delle estati, ho timore del tempo)

benedico.

[…]

tra i cortili e gli incendi fermi

essere una nudità sulla pianura.

udire un vento
(un rombante
mutuare)

un posto senza quota e danzante,
un umiliamento.

la fila di vecchie case.

e il prato che si allunga,
privo di punte, oscuro.

vedo le assemblee.

molti alberi lontani, grandi come edifici.

campi sfocati.
pollai.

l’umile risiedere di tutto.

da Sequenza del fico

Sia i versi sia il testo virgolettato di Giuliano Rinaldini – contenuto in una lunga lettera del novembre 2007 – sono tratti da: Giancarlo PONTIGGIA (a cura di), Il miele del silenzio. Antologia della giovane poesia italiana, Interlinea edizioni, 2009, pp. 179-188.

Miele del silenzio_Pontiggia

 

Giuliano RINALDINI

Cognizione di un’alba
Premessa di Flavio Ermini e Riflessione critica di Iain Chambers
“Opera Prima”, Cierre Grafica, 2007

Sequenza del fico
“I lapislazzuli”, Joker, 2008

 

Un pensiero su “L’alba e il fico di Giuliano Rinaldini

  1. Pingback: L’alba e il fico di Giuliano Rinaldini | Crudalinfa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.