Tre poesie non per caso

di Roberto Plevano

Fernanda Gaete Urzúa. Shadows, 2016. Serigrafia

E sarà come

Sta sicura, noi ci vedremo ancora,
E sarà come incontrarci a vent’anni.
Ti chiederò: Erinnerst du dich? Che cosa
Ti ricordi? È il vento dell’addio?

Per te fu vento di rabbia e dispetto,
So bene, ma tu lascia ch’io oggi creda
Che una pietruzza di pietà, rimasta
Sul pavimento, dietro porta e letto,
Nella tua camera che dava sulla
Città di muri, di passi di fretta,
Pizzichi la pianta del piede e arresti
Un breve nulla del cammino tuo,
Fermi l’andar via. Sì, fa tu ch’io creda.
E sia l’aver perduto i tanti passi
Tuoi uno sciocco impiccio, certo, sia la
Fortuita cosa seccatura vana,
Di poco conto. Così voglio credere.

So che dobbiamo ritornare al luogo,
Come se là nel fondo sia sepolta
La stella mia che manca in mezzo al cielo,
La pietra che va a chiudere i miei giorni.


I libri che non hai letto

I libri che ho scritto
praticamente sono lettere che dovevo scriverti
(quando ancora si scrivevano lettere):
ci tenevo a parlarti di me,
sperando di interessare, sperando di piacerti,
– come se questo bastasse a fare colpo,
sono sempre stato un presuntuosetto –
con qualche abbellimento,
estese omissioni,
alcune bugie,
ma veniali, poco importanti.
Non ho mai imparato a
scrivere in modo conciso,
devo aggrapparmi a
vasti giri di parole, a
ragionamenti involuti.
La semplicità in queste cose
mi fa paura.


Veglia lunga

Infine ci desteremo una notte
quando fuori ormai si tace,
non c’è cosa che muove,
si attende soltanto,
e quindi il fuori non c’è, ma il tuo braccio
sul mio petto, il tuo respiro quieto
sul mio fianco,
tepore nell’incavo del mio letto.

Ti dirò: ho fatto un sogno, ma strano,
troppo lungo. Non c’era questa camera,
non c’era questa notte. Meno male
che è finito. Ah, tu, dov’eri? Non so.

Sarà il tuo sangue ancora addormentato,
le arse tue ossa, gli arti fantasmi
dispersi, qui restituiti per svista
di Dio o di altra singolarità,

restituiti per pietoso miraggio.
Tu dirai: dormi, continua con il sogno.
Uscir fuori è una cosa che ti tocca. Fa come se io non ci sia.
Eh, fai presto a dire, tu…

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