Frammenti di Cinema # 5

La drammatica crisi della nostra sicurezza familiare e della nostra identità sociale accomuna due film “terribili” per la loro attualità, benché il primo, L’avversario sia del 2002, e l’altro, Niente da nascondere del 2005. Curiosamente entrambi sono interpretati da Daniel Auteuil ed entrambi sono stati presentati a Cannes.

Il film della regista spagnola Nicole Garcia è tratto dall’omonimo romanzo di Emmanuel Carrère, L’avversario. Jean-Marc Faure è un medico dell’OMS a Ginevra, ha una famiglia felice, ottime origini familiari ed una specchiata immagine sociale. Una mattina d’inverno, però, uccide sua moglie e i sui due figli minorenni. In seguito va a trovare i genitori che vivono in campagna e dopo aver consumato con loro l’ultimo pasto li sopprime, quindi dà fuoco alla casa. L’incredibile verità è che questa strage efferata non è frutto di follia. Jean Marc è solo un bugiardo. Non è un medico e per anni ha costruito per gli altri un’immagine di sé del tutto falsa. Ogni mattina ha finto di andare a lavorare. Ed invece sostava per ore in parcheggi lontani o affittava stanze d’albergo. Si è indebitato per coprire questa messinscena, fino al momento in cui la situazione è diventata insostenibile. A quel punto la strage è stata la soluzione obbligata. Compreso l’atto finale del tentato suicidio, inghiottendo dei farmaci. Quest’ultima mossa liberatoria, infatti, non funziona e così lui dovrà subire condanna e carcere.

In Niente da nascondere il pericolo non proviene da se stessi ma dall’esterno. Ancora una volta, però, l’ “avversario” è invisibile, nascosto, “cachè” appunto. A Georges, giornalista letterario, qualcuno fa trovare delle  videocassette che con un’inquadratura a camera fissa mostrano la sua abitazione ripresa dall’esterno. Il messaggio è enigmatico ma la minaccia è insidiosa. Si rivolge alla polizia ma questa al momento si rivela impotente. Inizierà lui delle indagini personali che lo porteranno a scoprire che dietro questi messaggi inquietanti (forse) c’è Majid, un algerino che i suoi genitori avrebbero voluto adottare. Georges e Majid sarebbero potuti essere due fratelli, figli della più avanzata cultura della tolleranza e dell’integrazione. Georges invece allora si oppose per egoismo. Ecco che si ritrovano, invece, senza volerlo, senza saperlo, a essere “avversari”, messi l’uno contro l’altro dalle opposte condizioni socioeconomiche, nel loro caso, dal destino. Georges impone a Majid di lasciare tranquillo lui e la sua famiglia. Il film termina con questa resa dei conti in cui l’algerino non accetta la propria condizione lontano dalla sua terra e si taglia la gola proprio davanti a Georges. Scorrono i titoli di coda su un’altra inquadratura fissa che riprende lo sfondo di una scuola all’uscita dei ragazzi. Solo un cinefilo che attende le luci potrà accorgersi, guardando fino all’ultimo istante utile, che il film, in realtà, non è terminato. Un’ultima scena lascia un epilogo aperto e inquietante. Ad un certo punto, due uomini si avvicinano a uno dei ragazzi che stanno uscendo e si fanno seguire senza alcuna esitazione: il ragazzo è uno dei figli di George, mentre uno dei due uomini è il figlio di Majid.

Come ho detto sono due film terribili. Dopo averli visti, si prova un sentimento di turbamento e d’insicurezza. Il messaggio è chiaro: siamo tutti in pericolo. Prima o poi qualcosa di pericoloso accadrà, dentro o fuori, dentro di noi ovvero fuori nel mondo che ci circonda.

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