La banalità del male, ancora

di Kika Bohr

Dopo cena, seduti sul ballatoio di fronte a casa a fumare una sigaretta aspettando che spiova, e godendo della frescura dopo l’afosa giornata di luglio, P ci confida : “Sapete, tre giorni fa mi sono davvero incazzato, incazzato contro il genere umano, la sua stupidità. Ho preso il Thello da Milano a Nizza, non fa fermate intermedie. Dovevo andare al museo a fare un rilievo, avevo appuntamento là con una cliente. Il treno era quasi vuoto, nessuno accanto a me, due posti più in là una signora con un ragazzino, un uomo tre posti dietro di me… e un’ altra signora in fondo al vagone. Ho un buon libro, il viaggio fila liscio, c’è un controllore simpatico.

Arriviamo a Ventimiglia, passano in fretta i doganieri e c’è anche il cambio del bigliettaio a Mentone. Decisamente questo sembra meno simpatico e seccamente chiede: biglietti? già controllati? tutti, gli uni dopo gli altri, confermano sì, sì. Lui passa davanti a me, poi passa davanti alla signora col ragazzino….ed ecco, lui sta già andando avanti, verso l’ultima passeggera, ma la signora lo richiama e dice semplicemente “lui no!”, indicando il ragazzino. –“Lui no? Come lui no? non era con lei?” No, evidentemente no, non era con lei.
Crolla il mondo, come potete ben immaginare: Il controllore gli chiede improvvisamente tutto: biglietto, documenti, l’età, cosa ci fa lì, come mai non è accompagnato e, visto che il bambino non risponde e che appare evidente che sappia solo dire poche parole in francese, chiama i doganieri che lo portano via. Immaginate la scena. Chissà cosa sarà successo a quel ragazzino col suo abbigliamento sportivo, così simile a qualsiasi nostro figlio, nipote o vicino di casa – tanto che tutti l’avevano preso per il figlio di quella signora? Dove sarà finito, in che mani?”
P. ci racconta che questa scena lo ha tanto sconvolto ed era così furioso da non poter fare a meno di alzarsi per vedere bene che faccia avesse quella “stronza” – “era più forte di me, mi veniva voglia di strozzarla. Allora mi sono avvicinato e ho visto una faccia normale, forse un po’ ingenua, solo uno stupido stupore, lei non aveva pensato minimamente alle conseguenze del suo gesto, lo ha detto poi a P. e agli altri due viaggiatori anche loro venuti lì a cercare di capire cosa era potuto succedere.
Chissà, anche sotto il governo di Vichy qualche ingenuo avrà denunciato qualche ebreo mandandolo direttamente al campo di concentramento. Non c’è più Auschwitz in Europa, ma la stupidità umana sembra una costante.

2 pensieri su “La banalità del male, ancora

  1. Dove SAREBBE finito? In che mani? Come fai a sapere che non andava a mendicare per una mafia o a prostituirsi? Meglio i servizi sociali (che non amo particolarmente) di una clinica per organi. O no?

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