I “Mostri di Sicilia” di Ambra Stancampiano

Mostri di Sicilia (Amazon Editore) è il nuovo libro di Ambra Stancampiano, che sarà ufficialmente presentato Sabato 1 Settembre 2018 alle 16,00 al Castello di Milazzo, durante il Dragon Fest.
Come scrive Ambra “Avete mai pensato che Polifemo potesse avere ragione ad arrabbiarsi con Ulisse?
Sapevate che i folletti sono dei gran modaioli e che tengono in particolar modo al loro cappello?
Vi siete mai imbattuti in un sugghiu e nel suo inconfondibile fetore?”

Per conoscere questa e altre meraviglie sulle creature presenti nel piccolo bestiario siculo, splendidamente illustrato da Martina Garzia, Ambra vi aspetta il 1 Settembre alle 16,00 al Castello di Milazzo, nell’area Conferenze del Dragon Fest.

Per l’occasione proponiamo un estratto di questo accattivante e affascinante libro [E.D.L.]

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Il più giovane dei ciclopi si chiamava Polifemo e ai tempi della strage di Febo Apollo era poco più che un neonato. Non ricordava nulla del padre, ma sapeva dai fratelli che stoltamente si era fidato degli dèi dell’Olimpo e degli umani, e da loro era stato tradito.
A quei tempi i ciclopi vivevano isolati; a nessun uomo con un briciolo di senno sarebbe mai venuta la balzana idea di fare una passeggiata per le loro terre, e così i giganti con un occhio solo coltivavano in pace le uve etnee dal sapore aspro quanto l’astio che provavano per Zeus, pascevano le loro greggi di lana morbida e folta come neanche i capelli di Afrodite, la dèa della bellezza, e si nutrivano di formaggi squisiti, carni fibrose e saporite e vino pungente e difficile da bere tutto d’un fiato, scuro come la terra del vulcano dopo una colata di magma rovente.
Polifemo si annoiava. Avrebbe voluto viaggiare
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Medicine


Signore, da chi andremo? si chiedeva Pietro. E aveva ragione. Ne so qualcosa: quante strade sbagliate, per trovare la Via. Per capire che le altre sono false gioie. Come spiegarlo, come convincere di questa verità? Sono arrivato a una conclusione provvisoria: la guarigione profonda è l’argomento più efficace che ci sia. Se si accorgono che sei guarito, cercheranno la stessa medicina.

Passiamo all’altra riva


Passiamo all’altra riva: Gesù lo dice spesso, nel Vangelo. È un simbolo pregnante del noto cammino dall’io al tu, del percorso bello e faticoso dell’amore. Ma uno sguardo più acuto permette di capire che è anche il simbolo del passaggio ultimo, dell’approdo finale della vita: l’incontro con Cristo, che sarà tutto in tutti. Lo desideriamo? Saltelliamo di gioia, al pensiero, come l’agnello nella valle? Questa è la fede, la fiducia di chi attende un Bene senza pari.

Un giorno di Dio


Gesù chiede alla Bossis di dividere il giorno in tre parti: la mattina col Padre; da mezzogiorno, lasciarsi dare il Figlio, che la sera e la notte la consegna allo Spirito Santo. È una giornata all’insegna della Trinità, che prende sempre più spazio, guida la persona nei pensieri, nelle parole, nelle azioni. C’è qualcosa di meglio? I Padri della Chiesa dicevano che l’uomo abbandona il peccato solo se trova qualcosa di più bello: un giorno tutto di Dio ne è l’esempio più eloquente.

Quale delle due


Chi ha paura di Dio? Di un bambino in una mangiatoia? Di un uomo che offre mani e piedi ai chiodi, disteso su una croce? È così difficile capire che ci ama? Dobbiamo inventarci coincidenze astruse e disconoscere che i doni li fa Lui? Sarebbe più semplice pronunciare la fatidica parola: grazie. Allora saremmo noi stessi, avremmo trovato la nostra identità.

Come quando


Gesù è lo stesso Cristo che è in cielo, quando è qui a ispirarci. A qualcuno, addirittura, appare. È così anche per noi, creature pensate per cominciare a essere ciò che saranno, quando questi vincoli mortali, la complessa eredità del peccato, non avranno più potere: allora vivremo come angeli, figli felici di abitare nella casa del Padre.

Tu sappi che – di Max Ponte

Poesia inedita

Nota dell’autore:  Le parole assumono a volte un’urgenza che non conosce catene. Inoltre la vita è per sua natura fragile. Questa lirica la scrissi qualche mese fa per una raccolta che è in pubblicazione, ma vista l’attualità ho deciso di mandarvela. La migrazione, il naufragio sono qui cronaca e condizione esistenziale per cui “Tu sappi che”, imperativo della presenza ad ogni costo, è una poesia civile e una poesia d’amore allo stesso tempo.

Le scelte di Dio


Dio sceglie. Ha sempre scelto: gli apostoli, gli amici, le persone da guarire. Vogliamo contestarglielo? Tanto sceglie lo stesso. Ognuno di noi ha un ruolo, una funzione, nel suo Progetto d’amore. Da parte nostra, parliamogli della miseria che ci contraddistingue, l’unico possesso certo. Siamo come il povero alla porta del ricco: Lui non mancherà di elargirci i suoi favori. E allora proveremo gioia. Satana ha i suoi rappresentanti, che battono la terra strada per strada; anche Dio li ha: sono coloro che diffondono la gioia.

Dell’amore

da qui

Che se ne fa, Gesù, delle nostre offerte? Siamo ingenui, superstiziosi, illusi? No, Lui vede l’investimento di intelletto, memoria, volontà: apprezza che siano messi al suo servizio. Prende ciò che gli diamo, e lo deposita nel suo tesoro. Ricordate le parole del padrone al servo pigro della nota parabola? Avresti potuto mettere in banca il talento ricevuto: avrei riscosso gli interessi dovuti. Dell’amore non si butta niente, cantava De Gregori.

Piccoli gesti


Cresciamo in tutto, ma non nella relazione con Gesù. Eppure si cambia, inevitabilmente: persino gli animali mutano i toni secondo le occasioni. Dire una parola in più, esprimere meglio un sentimento, manifestare un’emozione, sono cose che gli fanno piacere: perché negargliele se è così semplice renderlo felice?

Frammenti di Cinema # 6

 

 

Dopo aver visto Il sacrificio del cervo sacro, l’ultimo film del regista greco Yorgos Lanthimos, è difficile non abbinarlo alla Scelta di Sophie, di Alan J. Pakula, con Meryl Streep. Hybris e peccato, cultura greca a confronto con quella giudaico-cristiana. La colpa-tracotanza del medico Steven-Colin Farrell è chiara (anche se non accertata). Misteriosa, inspiegabile, ineluttabile e capricciosa è invece la nemesis-vendetta da parte del ragazzo figlio del paziente morto tempo prima sotto i ferri chirurgici. Qual è stata invece la colpa di Sophie? La stessa di Giobbe o di Josef K. Una colpa inesistente ma che affonda nel peccato universale.

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Senza Te


Dio non perdona la disperazione. Perché, chi dispera, pensa che Gesù sia crudele, cattivo, mentre è bontà infinita. È al nostro servizio, con una premura inconcepibile per un re della terra. Per questo dovremmo rispondere al suo amore, dirgli “senza di Te la vita non ha senso”, sentirci esiliati e perduti sulla terra. Tutto passa. Poi, finalmente, comincerà la festa, la gioia infinita delle nozze.

Chandra. La precisione della poesia (in un video)

Le straordinarie parole e la voce – lenta, infantile – di Chandra Livia Candiani sono capaci di raggiungere tutti, senza barriere culturali, linguistiche, di età o provenienza.  In questo cortometraggio realizzato da Katuscia da Corte fra San Vito di Cadore e, in seguito, Londra, si possono ascoltare – e riascoltare, perché certo si sentirà il desiderio di farlo.
Il più recente libro di poesia di CL Candiani è Fatti vivo, Einaudi, 2017. (GM)

 

 

 

 

 

Dopo


Gesù risuscita per noi, perché possiamo credere nella Risurrezione. Perché non contiamo su noi stessi, ma su Lui; perché viva al posto nostro; perché, svuotandoci di noi, ci riempia di Vita. Le sue piaghe diventano luce per insegnarci che, dopo il dolore, c’è la gioia.

Sorridere a Dio


Sorridere a Dio: è tanto difficile? Se vedessimo Gesù che trasuda amore, non potremmo non farlo. Ci sono tanti modi per cambiare vita: molti si strizzano l’anima e il cervello, si cacciano in impegni da cui escono ogni volta più vuoti, ma basterebbe questo. Sorridere a Dio. Provare per credere.

Un’altra formula


Gesù chiede alla Bossis di trasmettere questo: “Come Me: nell’umiltà, nella verità di Dio, e nell’amore”. Che dire di più? L’avventura è far emergere l’identità reale, segregata nel carcere delle illusioni. Ma non abbiamo più bisogno di ingannarci: liberiamo la verità, tutto il resto lo avremo in sovrappiù.