La poesia di Omero. Riflettendo su Iliade e Odissea con Sylvain Tesson


di Guido Michelone

Il titolo – Un’estate con Omero – del nuovo libro di questo brillante giornalista francese – suo il best seller Nelle foreste siberiane (2012) – riguarda una esperienza personale: per studiare i poemi omerici, Tesson si ritira, fra luglio e agosto, in una sperduta isoletta greca, onde meglio cogliere lo spirito che aleggia nei due capolavori, Iliade e Odissea, che ancora parlano all’uomo contemporaneo assai meglio di tanta recente letteratura.

A tutt’oggi ancora legati al mistero attorno all’autore – Omero è davvero esistito? e quando? era proprio uno scrittore cieco? – al punto da dubitare che entrambi siano frutto di un solo ingegno, i testi sulle vicende della guerra di Troia, da un lato, e sulle peripezie del viaggio di Ulisse, dall’altro, vantano molti aspetti in comune, non solo dal punto di vista contenutistico: e a questo punto a Tesson interessa assai più dei motivi storico-filologici (su cui si sono spesi fiumi di inchiostro sin dalla stessa antichità) far gustare se stesso e al lettore di oggi l’attualità di Iliade e Odissea, nel senso dell’importanza (e della bellezza) dei valori morali e filosofici espressi in queste migliaia di versi in origine recitati, forse persino con l’accompagnamento di strumenti musicali. Grazie all’ottima conoscenza dei due poemi (avvertibile dalle numerose citazioni sparse nel volume), Tesson spiega com’é fatto il mondo dove prima Greci e Troiani si fanno la guerra per dieci anni e dove poi Ulisse impiega altrettanto tempo per far ritorno a Itaca coinvolto in rocambolesche avventure. Difficile però riassumere Un’estate con Omero, perché è già esso un compendio delle relazioni intrecciate da una scrittura trimillenaria: si possono distinguere almeno nove temi (il mistero, la geografia, il destino, l’ordine, gli eroi, gli dei, la guerra, la Hybris, la bellezza) entro cui agiscono, a loro volta, l’uomo e la natura sotto la guida di un paganesimo (o politeismo) che all’autore moderno sembra assai più liberal delle successive religioni monoteiste. Sarà forse per quest’ultima ragione che, pur tra numerose citazioni dotte, mancano almeno tre referenti fondamentali nell’assimilare i poemi omerici alla cultura successiva: Dante, Joyce e Primo Levi, non a caso tutti attratti da Ulisse. Ma forse è chiedere troppo a un libro comunque bello (esauriente, razionale, narrativamente suggestivo, pur appartenendo al saggio divulgativo), che dovrebbe servire da guida alle giovani generazioni che nulla o quasi sanno di Ettore e Achille o del ciclope Polifemo.

Tesson Sylvain, Un’estate con Omero, Rizzoli, Milano 2018, pagine 233, € 17,00.

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