Estive

L’avranno vista, la luna,
gli sbandati dell’ultima guerra,
attraversata l’intera terra
a piedi, e qui con barche di fortuna;
mio padre, i padri di tanti
ora dimentichi delle morti davanti,
gli occhi alla luce, al perfetto
mutevole segno, la rema, lo Stretto…

Penso talvolta a Pessoa,
Che drammaticamente
In più persone, forse
Pirandellianamente,
Se la gode, senza piatire,
Del proprio lento morire.

Economia ardita è questa guerra
giornaliera, alla giornata, a vista –
si raccolgono sassi lavici da terra,
il luogo delle ginestre ancora dista.

All’alba, prima dell’alba soprattutto
È quel chiarore che trattiene il Sant’Elia,
Ci cura per ogni gioia e lutto,
E col passo lo sguardo s’avvia

Dentro la cruna oscura, il paesaggio,
La verità che si raggiunge e nega,
Armacie pietre dove siede il coraggio
All’intrasalto dell’aria meno cieca.

I Mondiali del Messico al paese
Ci vedevano orfani di Pietruzzo,
Con Italia Germania fuori dalle case,
Alla Camera del Lavoro stretti, dietro,a muzzo.

S’infima l’inferno, interna, inverna-
Le s’insinua, inscena l’alpe eterna.
Vi si intravede come un Dio mendìco,
Morto per freddo, straniero, senza amico.

I nostri padri poco prima della guerra,
che sembrava lontana, sulla rocca
in posa sul corpo calcareo della terra
ridevano ridono alla vita che appena scocca.

Volatili, volubili nolubili,
In un andirivieni in volo
Che vuole, che non vuole,
Che serra ed apre ali,
A dirci uguali uguali
Perché a terra.

Ci vedemmo alle Case Cicala,
I torchi antichi, le incisioni,
I segni i colori che fanno materia
Dello Stretto il suo cielo una vela,
La terra una lastra e la fanno le mani.
(Ricordando Mariella Marini).

Nella semialba, metà luce metà scura,
Non s’apre certo lo Stretto al mare aperto,
Al massimo la finestra ha l’apertura
Sul piatto piatto della pianura,
Al crescere e decrescere della paura,
Al volo, nell’afa, dell’insetto.

Non libera liscia sgombra
La strada, inverno estate,
Fingiamo – lo sappiamo lo sappiate –
Che nessun groppo nessun’ombra
Osti. Invece, code a tratti,
Fantasmi, amici e non, i duri fatti.

Ora s’attende solo un vento d’acqua
che anneghi i vincitori eterni,
che riempia il fiume alla sua bocca
e accenda fioriture ai nostri inverni.

Io m’eclisso.
Sull’eclissi
Glisso.
Preferisco le stelle,
Lontane, fisse.
Perciò più belle.
Di più non dissi.

Andare sempre a capo
In tempi persi
Prendere tempo
Riprendere fiato
Coi versi, tutto
Non tutto lo scempio
Dimenticato.

All’alba azzardare domande,
Per esempio, su ragioni e torti.
Col giorno poi la confusione è grande.
E la risposta è dei presunti forti.

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