Genova è vicina

Genova è vicina, sull’altra riva del cuore.
Li vedo da qui i vostri movimenti quotidiani
i volti seri, i sorrisi saltuari.

Ci sono sere in cui mi sembra di vedere
le anime affacciarsi, provare a dire
la verità impossibile.

Rimane l’agrodolce per voi della mia terra
ma tutto accade
per una ragione imperscrutabile
e ritornare può essere
rinascere.

Antonio Fiori, Ci sono sere
da Nel verso ancora da scrivere, Manni, 2018

In questi giorni ferragostani tragici e tristissimi, di rabbia civile condivisa in tutta Italia, non solo a Genova, mi  è tornato in mente il verso iniziale – così dolce e  bello e affettuoso – di questa poesia di Antonio Fiori. Scritta dall’altra riva del mare, dalla Sardegna che guarda a Genova. Tutti la guardiamo in questi giorni. (Giovanna Menegus)

 

 

Con Te


Gesù passò facendo del bene. Questa è la nostra vocazione: seguire le sue orme, non perdere la via maestra della vita. Un piccolo segreto è ripetere ciò che Cristo suggerisce di dire alla Bossis: prego con la Tua preghiera, lavoro con Te che lavori, parlo con la Tua Parola.

Erich Kästner. Der August


Erich Kästner (Germania, 1899-1974)

Der August

Nun hebt das Jahr die Sense hoch
und mäht die Sommertage wie ein Bauer.
Wer sät, muß mähen.
Und wer mäht, muß säen.
Nichts bleibt, mein Herz. Und alles ist von Dauer.
Stockrosen stehen hinterm Zaun
in ihren alten, brüchigseidnen Trachten.
Die Sonnenblumen, üppig, blond und braun,
mit Schleiern vorm Gesicht, schaun aus wie Frau’n,
die eine Reise in die Hauptstadt machten.
Wann reisten sie? Bei Tage kaum.
Stets leuchteten sie golden am Stakete.
Wann reisten sie? Vielleicht im Traum?
Nachts, als der Duft vom Lindenbaum
an ihnen abschiedssüß vorüberwehte?
In Büchern liest man groß und breit,
selbst das Unendliche sei nicht unendlich.
Man dreht und wendet Raum und Zeit.
Man ist gescheiter als gescheit, –
das Unverständliche bleibt unverständlich.
Ein Erntewagen schwankt durchs Feld.
Im Garten riecht’s nach Minze und Kamille.
Man sieht die Hitze. Und man hört die Stille.
Wie klein ist heut die ganze Welt!
Wie groß und grenzenlos ist die Idylle …
Nichts bleibt, mein Herz. Bald sagt der Tag Gutnacht.
Sternschnuppen fallen dann, silbern und sacht,
ins Irgendwo, wie Tränen ohne Trauer.
Dann wünsche Deinen Wunsch, doch gib gut acht!
Nichts bleibt, mein Herz. Und alles ist von Dauer. Continua a leggere

Tutto per tutti


Siamo spesso appesantiti dagli impegni: a volte una visita, un incontro di lavoro, diventano un macigno sulla nostra giornata. Quanto più ci piacerebbe un colloquio cuore a cuore, l’intimità che rigenera e arricchisce. Con Gesù possiamo farlo ogni momento: il miracolo più grande è che Lui è sempre là, tutto per tutti.

Estive

L’avranno vista, la luna,
gli sbandati dell’ultima guerra,
attraversata l’intera terra
a piedi, e qui con barche di fortuna;
mio padre, i padri di tanti
ora dimentichi delle morti davanti,
gli occhi alla luce, al perfetto
mutevole segno, la rema, lo Stretto…

Penso talvolta a Pessoa,
Che drammaticamente
In più persone, forse
Pirandellianamente,
Se la gode, senza piatire,
Del proprio lento morire.

Economia ardita è questa guerra
giornaliera, alla giornata, a vista –
si raccolgono sassi lavici da terra,
il luogo delle ginestre ancora dista.

All’alba, prima dell’alba soprattutto
È quel chiarore che trattiene il Sant’Elia,
Ci cura per ogni gioia e lutto,
E col passo lo sguardo s’avvia

Dentro la cruna oscura, il paesaggio,
La verità che si raggiunge e nega,
Armacie pietre dove siede il coraggio
All’intrasalto dell’aria meno cieca. Continua a leggere

Pensandoci bene


A volte è difficile pregare: perché c’è chiasso, o dobbiamo lavorare, o perché ci arrendiamo alla stanchezza. Eppure Gesù ha pregato nei frangenti più impossibili: mentre era flagellato, o saliva il Calvario, o pendeva dalla croce. Facciamoci due conti, e ripartiamo.

A modo suo


Gesù è fatto a modo suo. Del resto è Dio. Per esempio, a Lui serve che facciamo il primo passo, poi ci dà tutto. Dovremmo pensare più a Lui che a noi: è il Creatore, ci ama a dismisura. Non entrerà se gli apriamo la porta? Non ci darà ciò che chiede il nostro desiderio più profondo?

Danse russe

di William Carlos Williams (USA 1883-1963)

If I when my wife is sleeping
and the baby and Kathleen
are sleeping
and the sun is a flame-white disc
in silken mists
above shining trees,—
if I in my north room
dance naked, grotesquely
before my mirror
waving my shirt round my head
and singing softly to myself:
“I am lonely, lonely.
I was born to be lonely,
I am best so!”
If I admire my arms, my face,
my shoulders, flanks, buttocks
against the yellow drawn shades,—

Who shall say I am not
the happy genius of my household?

Danza Russa

Quando io, mentre mia moglie dorme
e la bambina e Kathleen
dormono,
e il sole è un disco bianco-fiamma
in una nebbia di seta
sopra gli alberi splendenti –
quando io nella mia stanza del nord
danzo nudo, in modo grottesco,
davanti allo specchio,
girando la mia camicia intorno la testa
mentre canto dolcemente a me stesso:
“Sono solo, solo.
Sono nato per essere solo,
Sto bene così!”
Quando ammiro le mie braccia, il mio viso,
le mie spalle, i fianchi, il mio sedere
contro le tende gialle chiuse –

Chi potrebbe dire che non sono
il genio felice di casa mia?

Traduzione di Stefanie Golisch
Quadro di Egon Schiele

E se ci fossero


E se ci fossero cinquanta giusti? Il tentativo di salvare Sodoma, da parte di Abramo, fa pensare. Se ci fossero anche soltanto dieci giusti, non sarebbe distrutta. Bastano pochi santi per salvare una città. Ne è sufficiente un manipolo per cambiare il mondo. Bisogna pregare per i peccatori, perché si convertano, ma anche per i giusti, perché diventino santi, perché il destino della città è legato a loro.

La poesia di Omero. Riflettendo su Iliade e Odissea con Sylvain Tesson


di Guido Michelone

Il titolo – Un’estate con Omero – del nuovo libro di questo brillante giornalista francese – suo il best seller Nelle foreste siberiane (2012) – riguarda una esperienza personale: per studiare i poemi omerici, Tesson si ritira, fra luglio e agosto, in una sperduta isoletta greca, onde meglio cogliere lo spirito che aleggia nei due capolavori, Iliade e Odissea, che ancora parlano all’uomo contemporaneo assai meglio di tanta recente letteratura. Continua a leggere

Sbocciare


Fare tutto per la gloria di Dio: fatichiamo a capirlo. Eppure la gloria di Dio, del suo Figlio Gesù, è la radice della gioia. Dio è l’infinito, l’inesauribile, il potente: cosa non potremmo fare se aspirassimo alla santità, che è il motivo per cui è sceso tra noi? Glorifichiamolo sempre e potrà sbocciare, inevitabilmente, il fiore della felicità, la pianta sempreverde della gioia.

Macchie


Il peccato è una macchia volontaria. Se, mangiando l’insalata, uno schizzo d’olio o d’aceto colpisce la camicia, pazienza; ma se m’imbratto apposta, è un gesto di disprezzo verso il bello, il candido, il puro. Custodiamo l’immagine di Dio che siamo, nonostante tutto.

Zaccheo


La grandezza di Zaccheo è nel desiderio: nulla può fermarlo. Salendo sull’albero, si espone al ridicolo: ci rimette la faccia, ma guadagna il Cristo. Desiderarlo così, al punto da dimenticare chi sta intorno, disinteressandosi del giudizio altrui: questa è la lezione memorabile del pubblicano. Per eguagliarlo, invochiamo lo Spirito: scendi in noi, accresci il nostro zelo, donaci il sacro interesse di Zaccheo.

Istruzioni per l’uso


Possiamo contare sulle preghiere altrui, soprattutto di coloro che stanno in paradiso. Il bene, diceva san Tommaso, è diffusivo di sé. Pregare con i santi è un’esperienza da raccomandare urgentemente. E quelli che non pregano che fine faranno? Preghiamo anche per loro: gli sarà chiesto di meno.