Fine dell’estate

di Stefanie Golisch

Posso dire di chi si arrende e di chi non
si arrende mai, del silenzio dopo l’ultima
parola, fatto di carne e cenere, tempo di
ore immobili. Posso dire di quelli che non
si sarebbero mai lasciati e che si lasciarono,
della donna che attende alla finestra,
dell’uomo che gira a vuoto, di chi mente
per essere amato e che nessuno amerà
mai. Posso dire il suono della penultima
parola, la bella dimenticata in un luogo
remoto, la mano che gira la chiave avanti
e indietro, posso dire dell’unghia d’oro di
chi è tornato dalla battaglia salvo e della
bocca che inghiotte pesci vivi, che non sa
perché fa quello che fa

Il quadro è di Fritz Winter

Big bang


Comincio a capire cosa significhi che Dio, i tiepidi, li vomita, com’è scritto nell’Apocalisse. Lui è tutto fiamme, ardori, e dovremmo vergognarci d’essere così privi di passione, di calore. Chiediamoli, viviamo solo per questo: per accenderci, vibrare, vivere del fuoco dello Spirito.

“Via da Sparta” – Intervista a Carlo Menzinger

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Carlo Menzinger di Preussenthal, scrittore nato a Roma ma residente a Firenze, si muove tra ucronia e distopia. L’anno scorso è uscito il primo atto di una serie ucronica intitolata “Via da Sparta”Il sogno del ragno (Porto Seguro editore). In uscita in questi giorni, il sequel Il regno del ragno: domani 29 settembre, il libro verrà presentato in anteprima a “Firenze Libro Aperto” viene presentato (alle ore 16,30 allo stand di Porto Seguro Editore).

In quest’intervista con l’autore, cerchiamo di sviscerare potenzialità derivanti da questi scorci – e incroci – di generi diversi.

Il tuo approccio alla narrativa fonde generi diversi, su tutti la distopia e l’ucronia. Che significato particolare assume la combinazione di ipotesi a-storiche con visioni antiutopiche? In altre parole: immaginare fatti mai accaduti nella storia vera può aprire squarci di comprensione intuitiva sulle non rosee prospettive per la specie umana anche oggi?

Se solo potessi avere abbastanza tempo scriverei libri di ogni genere, ma, in effetti, ucronia e distopia sono spesso presenti nella mia produzione attuale. Massimo Acciai Baggiani nel suo saggio Il Sognatore divergente, di prossima pubblicazione (Porto Seguro Editore), afferma che nei miei libri è spesso presente una vena pessimista. Probabilmente non sono troppo fiducioso sulla capacità del genere umano di migliorare, dunque, anche nel disegnare una realtà alternativa come ho fatto con il ciclo Via da Sparta, gli elementi distopici prevalgono su quelli utopici. Il mio obiettivo scrivendo questa storia era, però, soprattutto quello di mostrare la precarietà delle situazioni storiche, far vedere come il nostro presente non sia il solo possibile, giacché basterebbe pochissimo a mutarlo radicalmente. Via da Sparta insegna che nulla è scontato, che modelli sociali, economici, culturali che diamo per ovvi potrebbero non essersi realizzati per nulla. Dunque, sì, l’ucronia può aiutarci a comprendere meglio il passato e il presente, ma anche il futuro. Farci capire come alcune scelte storiche siano state sbagliate e, magari, aiutarci a non fare nuovi errori domani. Certo, aver scelto una civiltà come quella spartana, per tanti aspetti percepita come negativa, mi è servito a delineare un mondo molto diverso, ma anche molto distopico, secondo il nostro moderno punto di vista. Tutto è relativo, però. Gli spartani probabilmente inorridirebbero a vedere il nostro modo di vivere. Continua a leggere

La festa


Il Cielo si prepara di qua, lodando, amando. È come allestire una festa, creando l’ambiente, abbellendo la sala, con ghirlande di opere buone e tenerezza. È fare guerra ai pensieri cattivi: l’egoismo, dice il Cristo alla Bossis, è credersi un dio. Lui, che era Dio, ha pensato solo al Padre e a noi. Vale la pena unirsi in questa impresa.

Histoire des madeleines

di Stefanie Golisch

Histoire des madeleines

Longtemps, je me suis couché de bonne heure.
Marcel Proust, A la recherche du temps perdu

Di che cosa si ricordano le madeleines
offerte da Lidl in occasione della
settimana francese? Che gusto di tempi
remoti evocano quando si sciolgono in
bocca del cliente senza qualità? Il secolo
è di guerra e pace. Un lui ama una lei
secondo le leggi dell’imperfezione. Sul
bordo del pozzo profondo un rospo attende
pazientemente. Loro conoscono già tutti i
nostri passi

Chiesa militante


I santi, in paradiso, glorificano Dio; glorificare sulla terra è cominciare a essere nel Cielo. Bisogna unirsi ai santi per esaltare, alle anime del purgatorio per purificarsi, ai santi sulla terra per combattere. Siamo la Chiesa militante: crediamo per coloro che non credono, amiamo per coloro che non amano. Salvare un’anima è l’impresa più importante.

La famiglia di Dio


Senza Gesù non possiamo far nulla. Per questo ci invita a chiedere lo Spirito Santo, che santifica anche noi. Se mostriamo la nostra debolezza, il Cristo può agire. E lo fa tramite lo Spirito. Impariamo a invocarlo, senza paura di stancarlo, o di stancarci. Siamo fatti per questo. Per essere santi, per entrare nella famiglia di Dio.

Estive/2

domingo
(foto di Domingo Crisafulli)

*

Meravigliarsi sempre, o ancora,
Dell’esistenza del mondo,
Dopo il temporale
Estivo che scava
E scarruggia, nel fondo.
I lampi, riflessi, ed i tuoni
Riportano a terra, buoni
Buoni.

(20 agosto 2018)
*

A memoria
Capisco ora l’ansia del fine settimana,
Di mio padre, fuggire dalla città, da Messina,
Da un presagio di notte della Storia,
Verso la collina il paese, lo Stretto alla lontana,
Verso la luce la verità della domenica mattina.

(23 agosto 2018)

*

Dai panorami degli alti cimiteri
Si semina bellezza duratura,
La coltivano i morti come ieri,
Per occhi e mani, ai vivi, a trovatura.

(26 agosto 2018)

*

Alle madri piace cumulare l’eterno
Delle cose, stilo, paloggio o blusa verde,
Fra tanto passato superano ogni inverno,
All’eleganza del chiaro giorno,
Alla vita che non si perde.

(27 agosto 2018)

*

Restiamo, in certi
Luoghi antichi, sorpresi
Di non esser morti,
Nella finzione del mondo d’esser vivi,
E almeno fosse per raddrizzar due torti,
O spesi a persuadere quegli altri,
Gli scaltri, i più cattivi.

(3 settembre 2018)

*

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Volontà


Se amiamo, non dobbiamo temere nulla da Gesù. Lodiamo la Trinità, da cui tutto proviene, ringraziamo per le minime cose, domandiamo e chiediamo perdono. Preghiamo, anche se viene da fuggire, anche avvertendo un cuore arido: Dio guarda l’intenzione, come un Padre che spia il respiro del bambino.

Un cero


Siamo candele che hanno bisogno di venire accese. Troppe volte ci ritroviamo spenti e cerchiamo di far luce da soli, ingannandoci con scuse sempre nuove: se farò questo, brillerò. Ma c’è un solo modo per brillare: accendersi a Cristo. Proprio “come un cero a un altro cero”, Gesù dice alla Bossis.

Somiglianza


I padri sono felici quando si dice loro che i figli gli assomigliano; così è per Gesù, se cominciamo a essergli simili. Pensiamo al suo amore, liberiamo la fede, la speranza. Liberiamo la Verità che è in ciascuno di noi. Solo così possiamo essere felici.

SUL TAMBURO n.77: Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, “Marginalia intorno a Louis-Ferdinand Céline”

Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, Marginalia intorno a Louis-Ferdinand Céline, Firenze, AION Edizioni, 2018

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di Giuseppe Panella*

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Non sono certo marginali i problemi, le connessioni e i rapporti intellettuali e letterari sollevati da Fagioli e Lanuzza a proposito dell’opera di Louis-Ferdinand Céline, soprattutto rispetto ai suoi scritti più controversi e combattuti come le Bagatelles pour une massacre o i romanzi “autobiografici” del grande scrittore francese. Così come non sono marginali gli interrogativi morali suscitati da questioni ancora scottanti come il “forsennato” antisemitismo di Céline o quelli estetici legati al suo rapporto con le altre arti (la pittura, il cinema, la musica, la canzone).

Céline è ancora tutto un continente letterario e storico da esplorare nonostante la gran quantità di inchiostro versato sulla sua vita e sulla sua opera e la grande battaglia critica e politica combattuta in suo nome. Forse per nessuno degli altri grandi scrittori del Novecento lo schieramento si è diviso in maniera così netta tra chi lo voleva relegato nell’enfer degli scrittori pericolosi e funesti, da evitare o da boicottare (si pensi alla severa quanto infondata condanna di Sartre che pure aveva attinto a piene mani dalla sua proposta letteraria e dal suo laboratorio stilistico) e chi, invece, tendeva a giustificare tutto di lui, ogni suo scritto compresi i pamphlet antisemiti più accesi, in nome della supremazia della scrittura e dello stile. Il fatto è che anche nel caso Céline, anche se ammetto che è molto difficile, bisogna distinguere tra le asprezze dell’uomo e le sue vicende personali e il risultato della sua proposta di scrittura e la sua rivoluzione stilistica.

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Aprire


Ricordiamoci di Giovanni il Battista: non aveva nulla, desiderava solo il Regno e il Messia. Tante rinunce e sofferenze, ma Dio lo ha ben ricompensato. Desideriamo Gesù, soltanto Lui; chiediamogli il suo Spirito sicuri che Lui ci esaudirà, perché ama dare, più di ogni altra cosa. Apriamo il cuore, più che possiamo, per ricevere il suo dono.

“I BISCOTTI AL GINGER”, DI HELENA MOLINARI

“I BISCOTTI AL GINGER”

(dal romanzo Emma di Helena Molinari)

I rintocchi dell’Ora Media non furono sufficienti a destarla, ma la sconosciuta voce di un uomo, l’insistente bussare all’uscio sì, molto dopo, quasi all’imbrunire, a Vespro cominciato d’un feriale sfollato, dove la sua assenza si fece ancor più notare.

«Emma, Emma, apri ! Emma stai bene?»

«Arrivo, arrivo!» Ciao Emma… Padre mi dica…

«Emma, sono padre Eugenio, priore di questa piccola comunità da molto poco.»

«Oh padre mi scusi davvero, il tempo è volato ed io ho mancato i Salmi.»

«Non temere Emma, non sono qui per questo; solo per sincerarmi che tu stia bene, per ascoltare da te il racconto dell’anima e di questo luogo, dove a lungo, mi dicono, tu hai risieduto, quando ancora ero un semplice novizio in cammino. Insomma se vorrai io ci sarò, disse impavido e mosso da quella perfetta letizia tipica del francescanesimo.»

Non una parola di più e rapido ridiscese la scalinata, che ingombra di autunno accompagnò il suo commiato rumorosamente, come un crepitio vivace di fuoco.

Oramai del sole un pallore a glassare di poco quelle tante foglie, nella piazzetta antistante l’alloggio.

Quella visita e quello spettacolo agli occhi la trattennero un po’ sulla soglia, confusa quasi imbambolata, nonostante il freddo fuori. Continua a leggere

Pregare troppo


Non dobbiamo temere di pregare troppo. Il Cristo è abbandonato: chi pensa davvero di lasciare ogni altra cosa per seguirlo, sperimentando che è il suo Tutto? Gesù è un “povero amore”, come dice Lui stesso alla Bossis. Trascurato, incompreso, lasciato solo troppe, troppe volte. Ecco perché non dobbiamo temere di stancarlo, non deve sfiorarci in alcun modo il dubbio di pregare oltremisura.

Il Nome


Il Nome di Gesù è miracoloso. È il più potente che esista: Jehshuah, Dio salva. Un nome che guarisce, che consola. Per conoscere la gioia profonda, occorre affidarsi integralmente ad Esso, alla tenerezza di cui necessitiamo, alla salvezza che agisce solo in questo Nome santo e glorioso. Sentiamoci suoi, e nulla ci farà paura.

Frammenti di Cinema # 7

 

Il cinema si è spesso occupato di controllo sociale. Esso stesso, come mezzo di comunicazione di massa, è stato – oggi molto meno, sostituito da strumenti più invasivi – un’arma di manipolazione collettiva. Un film molto intenso su questo tema è Le vite degli altri di Florian Henckel. Racconta le vicende di un gruppo di intellettuali dissidenti nella Germania dell’Est, quotidianamente spiati da un agente della Stasi, la polizia politica. Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del Comunismo in Europa, il protagonista dedicherà il suo libro alla spia che anonimamente aveva deciso di salvarlo. Continua a leggere