Estive/2

domingo
(foto di Domingo Crisafulli)

*

Meravigliarsi sempre, o ancora,
Dell’esistenza del mondo,
Dopo il temporale
Estivo che scava
E scarruggia, nel fondo.
I lampi, riflessi, ed i tuoni
Riportano a terra, buoni
Buoni.

(20 agosto 2018)
*

A memoria
Capisco ora l’ansia del fine settimana,
Di mio padre, fuggire dalla città, da Messina,
Da un presagio di notte della Storia,
Verso la collina il paese, lo Stretto alla lontana,
Verso la luce la verità della domenica mattina.

(23 agosto 2018)

*

Dai panorami degli alti cimiteri
Si semina bellezza duratura,
La coltivano i morti come ieri,
Per occhi e mani, ai vivi, a trovatura.

(26 agosto 2018)

*

Alle madri piace cumulare l’eterno
Delle cose, stilo, paloggio o blusa verde,
Fra tanto passato superano ogni inverno,
All’eleganza del chiaro giorno,
Alla vita che non si perde.

(27 agosto 2018)

*

Restiamo, in certi
Luoghi antichi, sorpresi
Di non esser morti,
Nella finzione del mondo d’esser vivi,
E almeno fosse per raddrizzar due torti,
O spesi a persuadere quegli altri,
Gli scaltri, i più cattivi.

(3 settembre 2018)

*

Mi risuona la parlata di Sciascia,
Dura, fatta di terra, paese, coscienza,
Dell’isola-continente che si lascia.
A Messina a Lettere sentirlo dire
Di Manzoni e nessuna Provvidenza.

(6 settembre 2018)

*

Atavica tensione e manifesta
(palpebra che trema e vena che pulsa,
foto con mare e colli, e ansia di fuga):
ora, un paese nascosto in una festa.

(7 settembre 2018)

*

Al cinema Garden, con Enzo,
A vedere L’esorcista,
Ci uscii alla fine del primo tempo.
E, con mio padre, Il delitto Matteotti
Ai tempi di Allende, nella speranza
Socialista.

(11 settembre 2018)

*

S’andava al Vann’Antò, alla cerimonia
Della poesia sullo Stretto
Per sentire Miligi e Raboni,
Forse era in autunno, asciutto
Come la loro voce, il loro tempo
Netto, il loro modo di dire “no”…

(16 settembre 2018)

*

Il paese coi paesi nel profilo di un paesaggio,
la cima che fuma, sfuma, dietro, e dentro
i luoghi un crepuscolo che sa l’alba d’oro,
la ripetizione del chiaro raggio al nero
notturno, accennato, alla nascosta visione
– oh, prima, prima d’ogni tempo –
dell’eterno verdissimo decoro.

(20 settembre 2018)

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