Frammenti di Cinema # 8

Il neorealismo italiano di Roberto Rossellini e Vittorio De Sica ha influenzato molto il cinema moderno. Ne ha plasmato lo sguardo e le tecniche di ripresa. D’altra parte, quanto a storie e soggetti, quindi passando dal linguaggio delle immagini ai contenuti, non riesco ad immaginare il grande cinema americano degli anni ’70, e non solo, senza i romanzi di Joseph Conrad. Anzi, in modo speculare, a leggerli, questi stessi ci appaiono subito molto cinematografici.

“Orrore” è l’ultima parola che il colonnello Walter Kurtz pronuncia, mentre il capitano Willard lo uccide a colpi di machete. Il personaggio interpretato da Marlon Brando nel film Apocalypse Now di Francis Ford Coppola altri non è che il commerciante di avorio del romanzo Cuore di tenebre. Il film è, come il libro, a “doppio-fondo”, può essere visto come uno dei migliori film di guerra; così come il libro è un avvincente romanzo di avventura, ed allo stesso tempo, in entrambi i casi, letto come un viaggio spietato dentro le oscurità del tramonto della civiltà occidentale.

Il cinema americano migliore è così. In superficie, è puro spettacolo, attingendo continuamente agli schemi dei generi. Al fondo, oltre la spettacolarizzazione delle immagini, invece, troviamo storia, cultura, pensiero. Destino comune con la letteratura di Conrad: anch’essa è apparentemente di genere, erroneamente snobbata per questo da una critica miope, ma profondissima, capace di lambire e sondare le questioni più nevralgiche della vicenda umana.

Si prenda Lord Jim, tanto il film di Richard Brooks, quanto il romanzo, appunto. Partecipiamo ad una storia di mare che finisce per interrogarci sul coraggio, la responsabilità, il dovere, e addirittura se ciascuno di noi ha un destino già segnato dalla propria natura e dal quale non si può sfuggire. Il riferimento al dramma del naufragio del Patna, per esempio, ci aiuterebbe a comprendere quello della Costa Concordia, rendendola anche meno grottesca. Altra vicenda quella narrata ne I duellanti di Ridley Scott, storia di un duello interminabile tra il tenente ussaro D’Ubert e l’umile tenente Féraud. Cappa e spada, puro spettacolo, e insieme rappresentazione della fine dell’epoca napoleonica, allegoria di un’ossessione, forse persino freudiana, sessuale.

Una minore fortuna cinematografica hanno trovato altri romanzi, quali L’agente segreto – ne esiste una versione del 1996 con Bob Hoskins e Gérard Depardieu, dopo quella di Alfred Hitchcock del 1936 con il titolo Sabotaggio – o La linea d’ombra – di cui esiste un adattamento di Andrzej Wajda del 1976. Peccato per il primo, con i suoi seducenti rimandi a Dostoevskij e ai temi de I demoni e dell’Idiota. Quello che conta, tuttavia, e non credo di esagerare, le storie, i personaggi, le ambientazioni dell’opera di Conrad hanno fornito al cinema contemporaneo di narr/azione tra gli archetipi più suggestivi e prolifici.

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