Qol demama daqqa


Non ho bisogno di scrivere poesie.
C’è la vita che esplode
come il frutto di una mente concentrata
per accogliere il dono.
So che mi vuoi:
l’infinito mi abita e il mutuo da pagare
è la morte per croce, il grido del tuo venerdì
che squarcia i veli,
i muri che qualcuno
a nostra insaputa costruisce:
una pianta velenosa
che potrebbe folgorarci all’istante,
se il battito del cuore, questo segno tenace,
l’ultima Thule della vocazione,
il tesoro prezioso consegnato
al monte dei pegni del tuo desiderio
di perdono, se il respiro
non potesse intendere che questo:
Io ti amo, da sempre,
memoria senza inizio
e senza fine.

5 pensieri su “Qol demama daqqa

  1. Troviamo anche questo in quella “”voce di sospiro macerato…””

    Palle di neve
      di Fabrizio Centofanti
    (14agosto 2017)

    Cominciarono a lanciarsi bombe. Sì, come si tirano palle di neve, poco importa se ridendo o digrignando i denti. Era un mondo in balia d’un manipolo di matti, senza rispetto per nulla e per nessuno. Non è sempre così? qualcuno obietterà.
    Non saprei. Ma allora c’era un apice, come se il gran circo dei demoni si fosse dato appuntamento in quel secolo, in quell’anno. La gente non capiva: leggeva le notizie e tornava a dissolversi nei social.
    La storia correva verso un esito scontato, che pochi intravedevano: qualcosa che avrebbe cambiato i connotati al mondo; poi tutto sarebbe ripartito con un tono diverso, da un silenzio sconosciuto.
    Venivano in mente le parole che la Bibbia dedicava a Elia, al suo incontro con Dio: da quella voce sottile sarebbe scaturita un’era nuova, in cui l’umanità avrebbe smesso di dichiararsi guerra.
    Si equivoca sempre sulla parola “pace”: sulla bocca di Cristo significa benessere integrale, e ogni persona ha un punto esatto in cui sperimentarla. La si scopre per caso, in un posto di collina, per esempio, da un balcone in cui ti affacci e vedi uccelli che sfrecciano, ruscelli che scorrono, alberi che oscillano al passare di una brezza leggera: anzi no, di una qol demama daqqa, la voce di silenzio sottile che ci salvò dalle bombe, dai matti e dalle palle di neve color sangue.

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  2. Dio manda ad Elia un angelo a nutrirlo. Il comando : “Alzati e mangia”, non sei qui per morire. Alzati e mangia, alzati, ascolta la mia parola, nutriti della mia parola, e cammina. La professione di fede di Israele “Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio” (Dt 6,4) è ciò che è chiesto ad Elia nel tempo di deserto della sua vita. Elia deve ascoltare…
    Quel cibo (Parole di VITA ) lo manterrà in forze per i quaranta giorni che impiegherà per raggiungere l’Oreb, lo stesso tempo che il popolo di Dio impiego’ in quel viaggio nel deserto, verso la salvezza,verso
    la terra promessa !…
    …METTIAMOCI all’ASCOLTO…

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  3. Un cuore che batte al ritmo della vita, da cui traspare tutta la forza di un incontro reale con l’Amore.
    Versi bellissimi!

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