Ornithology 4. Porta

 

 PORTA

da Airone

2. (26.7.80)

Ti saluto, ti canto, airone
ritornato a infilare le zampe
nelle risaie lombarde
canto la mia liberazione
appena uscito dalla prigione
disceso nelle acque
dove il seme va maturando
ancora una volta hai reciso
le sbarre invisibili ma sicure
alzate tra me e il mondo
di nuovo fai delle parole
i tramiti cantabili
tra me e il mondo separato dal letargo d’inverno
tu preparavi il ritorno
io dormivo chiuso in una parete di ghiaccio naturale
e artificiale interminabile inverno del Nord
gli occhi fatti opachi
dai cristalli del gelo
(ci sono sette tipi di gelo
io stavo chiuso nell’ottavo
quello prodotto dal silenzio
muto come ogni lingua
divien gelando muta)
airone, suono del contatto, dell’unione
le mani battono nell’aria
insieme alle tue ali
subito mi fisso immobile al suolo
rimango come te zampe nell’acqua
come fossi ancora cieco e sordo
e non lo sono più
[…]

*

10. (21.9.80)

quando il mio essere si fa opaco lo distendo
ai tuoi piedi, airone
io disteso come prateria
invasa dalle acque dai semi
opposto ai buchi luminosi dello stellato
come in attesa di essere ancora luce
all’alba quando il conflitto si placa e si racchiude
in un uovo minuscolo
dove già pulsa il cuore di un usignolo
dove batte il minuscolo mio cuore neonato
come milioni di altri muscoli nascosti
potenti macchine da guerra che avanzano
che scuotono la cintura della terra
e misurano ogni altro respiro

*

13. (26.11.80)

Sei arso di grazia nel tuo cielo
di una grazia che viene dalla grazia di essere
un dono che viene da se stesso
ora bruci nella morte che viene dalla morte
come la nascita discende dalla nascita
sogno che è figura di un altro sogno
ferite che si allungano sopra altre ferite
e una mano d’acciaio piomba
immensa dal tuo cielo, airone nemico,
belva furente, mi acciechi,
qui ti odio, ti uccido
se posso ma non posso
e ormai morte sei solo
che nasce dalla mia morte
e un vagito violento resiste
e nessuno ci credeva, più
ma un riso subito risuona
e rimbalza su di noi
acqua scroscia dalla collina…

*

18. (21.3.85)

A questo punto, Airone
mi frughi nel ventre
e trovi umida sabbia e
piccole uova di rettile,
il tempo, il poema finisce
in punta di lingua.
Qui in casa dormono tutti, un’ondata
improvvisa mi rigetta sulla spiaggia
a incontrare il tuo becco.

*

Antonio PORTA, Il giardiniere contro il becchino (1988)
Tutte le poesie (1956-1989)
a cura di Niva Lorenzini
“Gli elefanti”, Garzanti, Milano, 2009

 

 

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