Io sono El Diablo

Una periferia di Bologna inusuale, che sembra una sorta di landa pasoliniana dai toni apocalittici, un po’ deserto australiano e un po’ ritratto iperrealistico dell’Italia e dell’Europa contemporanei, e al suo interno l’Inglese, un finto clochard col volto coperto di cicatrici e una benda nera a coprirgli l’occhio destro, che come molti anni prima di fronte all’Ayers Rock (una storia che fa capolino in questo romanzo solo nei termini di rari flash back) prova “il desiderio irresistibile di entrare nel territorio desertico, e marciare senza fermarsi fino alle profondità del nulla”.
Poi l’incontro con una giovane albanese, Violeta, il cui passato è avvolto come quello dell’Inglese in un mistero intricato, sembra rimettere tutto in gioco: riportare in vita fantasmi che si pensavano sconfitti e aprire squarci su un futuro in cui non si vuole ancora rinunciare a credere.
Il tutto intriso di violenza feroce ed istanti di poesia, riflessioni inaspettate, dialoghi scarni, disperazione, crudo realismo limato con sapienza da slanci di forte immaginazione narrativa, come quando l’Inglese ripercorre gli anni della sua infanzia in un castello della Cornovaglia o nell’episodio in cui la chiave di lettura di una giornata come tante è offerta da un ricordo che si credeva dimenticato.
Nel romanzo Io sono El Diablo (Fanucci Editore, collana Neroitaliano) Mauro Baldrati mescola ingredienti diversi – stile pulp, atmosfere da graphic-novel e crime-fiction da una parte, realismo da reportage ed inquietanti incursioni nel traffico di giovani vite umane dall’altra – muovendosi con agilità tra Italia ed Inghilterra, Olanda ed Albania (Bologna, Amsterdam, Londra, Tirana…) fino a portarci nel cuore di un’Europa pervasa da quegli stessi demoni che animano i personaggi che la attraversano.
L’Inglese, il protagonista, con la disciplina militare che ne informa le giornate e l’animo romantico che continua a pulsare sotto i dolori mai cicatrizzati del combattente, ricorda molti personaggi della letteratura e della cinematografia occidentale (il sergente della Factory di Derek Raymond e l’agente 007 di Ian Fleming, il cacciatore di Cimino e il Rambo di David Morrell) senza incarnarne mai davvero nessuno e diviene così una figura di grande originalità, un eroe a sé stante, come capita d’incontrarne raramente nella crime fiction nostrana. Bisognerà arrivare alle ultime pagine del romanzo per capire quali segreti nascondono i passati dell’Inglese e di Violeta, e scoprire se la violenza e il vortice delle vendette personali condurranno o meno ad una conclusione pacificatoria.
Nel suo stile affilato ed incisivo, Io sono El Diablo si dimostra essere, in essenza, anche un’impossibile storia d’amore, che si diverte a rompere gli stereotipi giocando a nascondino con i luoghi comuni e che nell’atmosfera opprimente che ne trascina, come in una folle rincorsa, il susseguirsi di azione e colpi di scena, sa offrire inaspettate via d’uscita, improbabili – ma verosimili – opzioni di rinascita:
per noi, per l’Inglese, per Violeta, e in ultimo per un continente, l’Europa – sotto molti punti di vista il secondo, grande protagonista di questo romanzo – in lotta perpetua nella costruzione di un difficile futuro alternativo.

Mauro Baldrati è nato a Lugo di Romagna e vive a Bologna. Collaboratore di «Lotta Continua» e redattore di «Frigidaire», nei primi anni ’80 si è trasferito a Milano, dove ha lavorato per circa dieci anni come fotografo free-lance per le maggiori riviste e agenzie.
Suoi racconti sono apparsi su antologie, su riviste come «Delitti di Carta» e «Segretissimo», e sui siti “Nazione Indiana” e “Carmilla”.
Ha pubblicato, con altri autori, il saggio sulle controculture giovanili La rivolta dello stile (Franco Angeli, 1986) e curato l’antologia Love Out (Transeuropa, 2012). È autore dei romanzi Vita complicata del compagno Jimi Hendrix  (Allori 2001), La città nera (Perdisa, 2010), Professional killer (Anordest, 2013) e Avventure di un teppista (Transeuropa, 2016).

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