Maria Grazia Insinga, TIRRENIDE

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[Maria Grazia Insinga, in una foto di Monica Lanza]

***

                                                         iancura

il cannibalismo armonia del tutto
nessuna deviazione e solitudine siamo
in tanti non diviso non mediato rituale
eppure una linea formale disegna decodifica
il mondo lo riduce senza riduzione e la linea
dell’orizzonte e delle montagne e del cielo
sono la stessa linea totalmente inventata

*

una realtà altra non riducibile a
un’altra realtà guasterebbe l’offerta
la divisione non esiste e da dove
questo sovrappiù? il sovrappiù
di armonici sarà allora oggetto
di cannibalismo un altro uno ancora
un nulla che intero ingoia l’intero

*

qui non c’è niente che riporta il dire ma
l’essere qui l’essere non è segmentato e
frantumato ma ingoiato e questo è
un atto di cannibalismo

*

Se, nonostante tutto questo,
non vorrete darmi ascolto […]*

la voce e il libro sono la stessa cosa
ma la voce preesiste nella coesistenza
con e sostanza e tra e sostanza forse
è questo il corpo che il cielo si perdoni
ogni predazione rituale e sigilleranno
col cemento le tombe degli albini

* Levitico, 26:27

*

non voltarti verso i seni
la persuasione è fuori strada

ci siamo concesse un secolo appena di debolezza
e ora alle quattro meno un quarto ancora iancura
non distingue la fine dall’inizio la destra da sinistra
e corre guida lo strumento con una mano l’altra scuote
i sonagli dell’aria così mentre scrive in corsa aspide
senza mani continua a suonare il cruscotto con le dita
la lallazione del tempo promette una selezione bianco
celeste di mutismo su bianco celeste delle madreisole

*

flutto oceanico del ventre suo

nella cosa un disordine e un ordine
al quale obbedire e per opporsi
lasciarsi andare equivale a un ordine preciso
tanto quella non la sposti neanche spingendo
questa invece è mossa in lacrime e i contorni
degli occhi confini che tornano infusi e
torniscono la sua figura sconvolgente lo fanno
all’infinito nel vuoto d’aria lo fanno per tutto
lo spazio che la mente contiene nel vuoto d’aria
del decollo nel vuoto decollato nell’acqua
che porta ai morti al disordine originario

*

irriconoscibilità

dietro noi riversa la dea brucia flutto del ventre suo
non curante ci allontana lo sfasamento temporale
che nella distanza di comprensione si fa spazio
e se non ci fosse il tempo tutto sarebbe profonda
perfetta coincidenza tra voce primaria e secondaria

***

Maria Grazia Insinga, siciliana, dopo l’Università(Lettere moderne), il Conservatorio e l’Accademia si dedica all’attività concertistica. Nell’ambito degli studi musicologici censisce, trascrive e analizza i manoscritti musicali inediti del poeta Lucio Piccolo. Suona in un duo pianistico ed è docente di ruolo presso l’Istituto “G. Verga” di Acquedolci dove insegna Pianoforte.
Ha pubblicato, rispettivamente:
per Anterem:
  • Persica, vincitrice del concorso “Opera prima” (2015);
  • Ophrys, finalista al XXX “Premio Montano” (2017).
per Fiorina edizioni, di GiovanniFassio:
  • Etcetera, leporello in versi illustrato da Alessandra Varbella (2017);
  • La fanciulla tartaruga, carnet de voyage illustrato da Stefano Mura (2018).
su riviste e in antologie:
  1. Il rumore delle parole (Edilet) a cura di Giorgio Linguaglossa
  2. Blanc de ta nunque vol. II (Le voci della luna) a cura di Stefano Guglielmin
  3. Umana, troppo umana (Aragno) a cura di Fabrizio Cavallaro e Alessandro Fo
  4. Punto. Almanacco di poesia(puntoacapo) a cura di Mauro Ferrari
  5. Osiris Poetryn. 84 (Andrea and Robert Moorhead)
2017: Trivio.Polesìa vol. IV (Oèdipus) a cura di Ferdinando Tricarico
  1. Il corpo, l’eros (Ladolfi) a cura di Franca Alaimo e Antonio Melillo
Nel 2017 con Historica edizioni pubblica in Itinerari siciliani (a cura di M. A. Ferraloro, D. Marchese, F. Toscano) un saggio, “L’ondina siciliana e il sortilegio della voce”, sulle sirene viste attraverso La sirenadi Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Dal 2016 è membro del consiglio editoriale di “Opera prima” iniziativa editoriale diretta da Flavio Ermini. Nel 2017 inizia a dirigere la collana di poesia “Isolario” per Fiorina.

2 pensieri su “Maria Grazia Insinga, TIRRENIDE

  1. mi sembra di poter leggere una continua antitesi tra poli di pienezza che ospitano entro di loro l’esperienza ermeneutica dell’individuo, in una partitura di incertezze e slittamenti, di figure che sfocano e tornano poi palpabili. Nodale la sentenza del testo finale “se non ci fosse il tempo tutto sarebbe profonda / perfetta coincidenza tra voce primaria e secondaria” – complimenti, Maria Grazia!

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  2. Caro Marco, hai colto uno dei noccioli della sezione “L’intero” da cui sono tratti questi testi. Quando, all’orizzonte dell’arcipelago eoliano, il celeste del mare calmo si confonde con quello del cielo abbiamo la “iancura”, un’illusoria unità visiva, quasi un ritorno all’informe tempo primo delle origini. La poesia primaria scritta dall’autore è rifatta dal lettore, è poesia secondaria solo cronologicamente ma instauratrice e inaugurale proprio come la prima. Se il tempo non ci fosse, in fondo, tutto coinciderebbe in una profonda comprensione, una sorta di cannibalismo poetico, l’intero. Ringrazio Marco De Pasquale per il commento e ringrazio Enrico De Lea per avere ospitato i miei testi.

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