Pamela Petrarolo, un’anima soul tra passato e presente.


Intervista alla cantante Pamela Petrarolo

di Guido Michelone

Molti la ricordano, ancora semplicemente come Pamela, nei panni della cantante dalla voce già matura, nel programma di Gianni Boncompagni “Non è la RAI”, che presentava stuoli di ragazzine come protagoniste in una varietà dove le adolescenti spesso ‘recitavano’ da adulte, non senza qualche bacchettata da parte della critica. Ma in mezzo a tante fanciulle ancora molto acerbe nel ballare o nel recitare, a parte la verve di presentatrice di Ambra Anbgioini (che in seguito dimostrerà eccellente qualità di attrice drammatica), spiccava proprio Pamela Petrarolo, quale vocalist originale. Eccola dunque con un nuovo disco, il terzo della carriera, l’ottimo ‘A metà’, in quest’intervista esclusiva, dove racconta di se medesima con molta franchezza.

Pamela, come ti definiresti con tre aggettivi?
Determinata. Generosa. Passionale.

Chi è oggi Pamela e chi era ieri, secondo te?
Oggi Pamela è una donna innamorata della vita che ama esprimere questa sua gioia verso il prossimo attraverso la musica, il ballo e, in particolare, il canto. Ieri, una ragazzina piena di sogni, che si affacciava con grande curiosità ed entusiasmo all’affascinante mondo dello spettacolo. La televisione mi ha conquistato da subito. Ho sempre sognato di farne parte, fin da piccolina, e proprio da piccolina ho avuto le prime opportunità che ho colto con grande determinazione e senza mai tirarmi indietro davanti a ogni opportunità che mi veniva offerta. Mi impegnavo tanto ed ero desiderosa di imparare. A ballare. A presentare. A cantare.

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare una cantante?
Una casualità che poi è divenuta una ragione di vita. Ho sempre desiderato cantare, ma non ero consapevole di averne le capacità quindi mi sono fin da piccola concentrata sullo studio della danza. Poi, grazie a un’intuizione geniale di Boncompagni, venni notata come voce dalla timbrica black, e mi venne affidato un repertorio Soul e Rhythm & Blues molto particolare e desueto per la televisione di quegli anni. Ero una teenager e cantavo Otis Redding, Aretha Franklin, Sam & Dave… se ci penso ancora oggi mi vengono i brividi.

Tuttavia ha più volte confessato che le prime volte sul piccolo schermo
Non mi vergogno a dire che i primi tempi in televisione venivo doppiata, come molte altre ragazze all’epoca, per esibirmi su numeri di danza, e non mi passava neanche per la mente che avrei potuto incidere con la mia voce le canzoni che interpretavo. Ma Gianni decise che invece dovevo farlo, perché sentendomi cantare sul playback finto intuì dei colori black nella mia voce. Così, buona la prima, mi fece registrare come prima canzone proprio questo brano, difficilissimo per una neofita del canto. Da lì in poi, mi affidò praticamente solo brani Soul, Funky e Rhythm ’N Blues di artisti come Otis Redding, Dionne Warwick, Sam & Dave, James Brown, Wilson Pickett… avevo appena 15 anni, e tolta la difficoltà di imparare la tecnica vocale in poche settimane, per cui venni affiancata alla fantastica cantante jazz Stefania Del Prete che lavorava come prestavoce nel team musicale della trasmissione, immaginate anche soltanto la difficoltà di una ragazzina di 15 anni a dover imparare canzoni con evoluzioni tanto impegnative e comprenderne la giusta interpretazione. Fu davvero molto, molto, impegnativo, ma assolutamente formativo.

Ci racconti ora il primo ricordo che hai della musica?
Il primo ricordo è legato a una Regina del Soul quale Aretha Franklin. Un giorno un genio mi disse: “Ascolta lei e troverai sempre la strada”. Quel genio era Gianni Boncompagni, e come sempre ha avuto ragione! Ho ascoltato profondamente il suo consiglio, e ogni volta che mi sono persa, ascoltando lei ho ritrovato la strada. Non a caso, in questo mio terzo album “A metà”, ho inserito ben tre sue canzoni riarrangiate e interpretate a modo mio. L’assoluto rispetto per un’artista così importante è stato alla base delle scelte musicali che ho fatto a livello di arrangiamento, per evitare inevitabili paragoni con una voce impareggiabile. Così, la mia versione di “I say a little prayer” si allontana dalle più comuni cover tributo, e diventa un brano pop fresco e leggero, dove nelle strofe sussurro la mia dolce preghiera per lei, e nei ritornelli lascio esplodere la passione che ho dentro quando penso a lei. “Another Night”, invece, è stata scelta perché è uno dei brani meno eseguiti dagli interpreti che l’hanno tributata. Questa canzone ha un significato particolare per me. Oltre a lasciarmi esprimere alla perfezione la mia anima rock, è stato la canzone che ho presentato a “Non è la Rai” durante l’ultima storica puntata di chiusura. Ogni volta che la canto nei miei live mi riporta a quel giorno pieno di emozioni. Così come “Respect” mi riporta al mio debutto canoro.

Parliamo dunque di questo tuo album: perché questo titolo, “A metà”? 
“A metà” rappresenta il mio percorso artistico e di vita, diviso tra passato e presente. Già nella copertina questo concetto è stato reso perfettamente dall’idea di proporre la mia immagine di oggi contrapposta al mio look tipico degli anni 90 con la famosa frangetta che mi caratterizzava.

Ci spieghi com’è nato il disco e quali sono, a tuo avviso, i tratti salienti?
Il disco nasce dall’esigenza di rendere disponibili molti dei miei successi musicali anche sulle piattaforme digitali. I primi due miei album dell’epoca, “Io non vivo senza te” e “Niente di importante”, furono pubblicati da RTI Music su CD e audiocassetta, ma con l’avvento dell’era digitale non furono mai messi online sulle piattaforme. Da qui in poi, ci siamo divertiti a trasformare le mie canzoni per renderle fruibili anche a un pubblico più moderno e attuale, offrendo anche ai fan dell’epoca qualcosa di completamente nuovo e mai sentito prima. E ho cercato a lungo un inedito che ispirasse il titolo dell’album. Già dal provino embrionale chitarra/voce di “Vivere a metà” dell’autore Nicola Lombardo, sono rimasta subito affascinata dalla sua dolcezza contrapposta a forza ed energia. Alle musiche ho cercato dopo tanto tempo una collaborazione con Stefano Acqua, autore di “Niente di importante” nonché fuoriclasse della chitarra, l’ho fortemente voluto nella mia nuova avventura discografica.

Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ all’album A metà?
In quest’album coesistono le due mie anime, quella grintosa e un’altra più melodica. Il concetto di doppio, e della metà della stessa anima sono il fulcro di tutto. La sperimentazione è il filo conduttore dell’album. Se pensate che un evergreen come “La pelle nera”di Nino Ferrer dal feeling molto happy, lo abbiamo trasformato in un brano jazz, ho detto tutto. Così ha una nuova veste elegante e assolutamente originale, ispirata ai fumosi club americani. Ho deciso di riproporlo a mio modo quando ho scoperto che una Signora della Musica come Mina lo aveva anche lei selezionato tra le cover del suo repertorio discografico.

Tra i brani del disco ce ne è uno a cui sei particolarmente affezionata?
“Niente di importante”, la canzone che ha dato il titolo al mio secondo e omonimo album, nonché mio primo album di inediti scritti per me da Maestri della scrittura come Migliacci, Bacardi, Acqua… Tra l’altro, questa canzone scritta apposta per me su volontà di Boncompagni, a distanza di anni è stata scelta anche da Raffella Carrà per diverse sue esibizioni televisive ed è stata inserita in alcuni suoi cd. Questo mi ha fatto molto, molto piacere.

E tra i dischi che hai ascoltato nella tua vita quale porteresti sull’isola deserta?
C’è talmente tanta musica di cui non farei mai a meno che non saprei proprio cosa scegliere. Porterei con me dei greatest hits delle artiste che più amo, due grandi della Musica italiana e internazionale: Mina e, ancora una volta, Aretha Franklin. Sono sempre stata una ascoltatrice di generi molto diversi tra loro, dal pop all’R&B, dalla musica leggera alla dance, il soul, il jazz. Forse, dovrei comporre una mia personale playlist e farmi la mia compilation da portarmi sull’isola…

Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?
Gianni Boncompagni, in assoluto, il maestro nella cultura. Mi raccontava una sacco di cose, e aveva mille interessi. Lui mi diceva sempre che la miglior cultura era quella di leggere un quotidiano al giorno, ogni giorno. Stefania Del Prete nella Musica. La mia prima insegnante di canto, tuttora mia vocal coach. È una cantante straordinaria, che insegna in importanti scuole di musica e ha suonato e cantato con musicisti pazzeschi. Per me il Maestro di Vita è stata la TV. Questo mestiere mi ha dato la possibilità di rapportarmi con contesti particolari e avere opportunità speciali e sopra la media. E in più, mi ha insegnato a rapportarmi con gli altri e capire meglio le persone.

E le cantanti che ti hanno maggiormente colpita?
Cantanti internazionali: Dionne Warwick, Alicia Keys, Janes e naturalmente (ma non vorrei sembrare ripetitiva) Aretha Franklin. Cantanti italiane di sempre: Mina, Loredana Bertè, Fiorella Mannoia, Giorgia.

Qual è finora per te il momento più bello della tua carriera di musicista?
Ogni nuovo momento ed emozione per me rappresenta fonte di entusiasmo. Ora come ora mi sento al settimo cielo, potrei dire che sia questo il momento più bello della mia carriera, perché non è scontato, dopo un successo come il mio e tanto tempo di silenzio discografico, essere accolta dopo 23 anni con tanto affetto dal mio pubblico e dagli addetti ai lavori.

Quali sono i musicisti con cui ami collaborare?
Amo i musicisti che sanno ascoltare. Intendo, che sanno capire chi è l’artista per cui devono scrivere o arrangiare, valorizzando le sue capacità e non cercando in me caratteristiche comuni ad altre voci, che magari non calzano stilisticamente sul mio personaggio. Tutti i musicisti del mio album sono amici miei o collaboratori fidati del mio team di produzione, la mia vocal coach è la stessa dei tempi di “Non è la Rai”, Stefania Del Prete, ed è così che mi sento più a mio agio in studio di registrazione. Mi piacerebbe duettare con Tiziano Ferro e Loredana Bertè. Con Giorgia ho già duettato (ride, ndr) durante una puntata di “Non è la Rai”, ma naturalmente non direi di no a un featuring con lei.

Come vedi la situazione della musica in Italia oggi?
Seguo con molto interesse le nuove uscite musicali degli artisti attuali, da Annalisa a Emma, l’Amoroso, per farmi l’orecchio su cosa piace alla gente e cosa funziona in Radio. Anche se i miei artisti italiani preferiti restano quelli di un tempo: da Loredana Bertè a Mina, passando per Fiorella Mannoia.

Cosa stai progettando a livello musicale per l’immediato futuro?
In molti mi chiedono di realizzare un tributo ad Aretha Franklin, ma ora come ora mi sembra prematuro, devo prima concentrarmi sul lancio di questo nuovo album che ha avuto una gestazione lunga tre anni, e come tale merita un’altrettanto lunga promozione. Ho in cantiere dei remix e delle versioni alternative, anche acustiche, del singolo, ed edizioni alternative del mio album a tiratura limitata solo per i fan più affezionati. Non nascondo che mi piacerebbe realizzare qualcosa anche in vinile, ma dopo essere stata ferma per 23 anni prima di decidere preferisco sempre confrontarmi con il mio team di produzione per uscire solamente a idee chiare. Abbiamo avuto anche diverse proposte di collaborazione, un featuring non mi dispiacerebbe, probabilmente lo valuteremo dopo l’estate, che sarà piena di impegni tra live e ospitate.

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