Il sentiero del diavolo

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Ana schiacciava con i piedi i formicai, e i raggi di sole, e quella rugiada che sull’erba pareva spuma. Saltava come una rana cieca a cosce aperte: aveva le gambette come due spine.

Suo zio, era stato il montone rosso che non l’aveva fatta andare avanti: l’aveva spezzata e poi le aveva mangiato il petto.

Ana era sola, perché le era morta la mamma. Quel giorno le rose sono diventate nere e le montagne delle Asturie sembrava le passassero vicine per nasconderle l’inganno che le sarebbe toccato. Aveva già tredici anni di agonia, e li urlava a uno a uno a squarciagola.

Ana dei lupi, la chiamavano. E appariva tra le rovine, e come una pietra volante si abbatteva nel silenzio del fogliame. Suonava il tamburo degli alberi per richiamare gli spiriti, per fare che la luna la potesse ascoltare. Avrebbe voluto vedere che tutto sfinisse.

Non si aspettava di incontrare una bruja.  Una di quelle donne che sapevano nominare le piante, le erbe, il loro miele poderoso. Quella vecchia era sapiente, e le avrebbe insegnato ad avere l’occhio magico, a lacerare ogni sofferenza ad affondare sangue e dolore da un’altra parte.

Alcuni lupi arrivavano prima di Ana, altri la circondavano.

E lei impastava tinte d’erbe, nella voce manteneva la supplica. E i malati erano sull’orlo della morte: intorpiditi piegati; con gli occhi all’insù, come a cercarsi un posto dove finire, nel cielo. Ana gli svuotava la testa dalla paura, li teneva svegli, li copriva di medicamenti, li salvava.

Era la guaritrice, o per altri la strega. E hanno iniziato a darle la caccia, per arrostirla. Anche le sue ossa sarebbero diventate cenere, sarebbe rimasta di nuovo sola, sulla pira. Sarebbe diventata un esempio di fuoco.

Alonso* era di veglia, le prese la mano e la lanciò lontana, nell’anca del futuro.

Alonso de Salazar, fu il primo a voler metter fine alla persecuzione della stregoneria in Europa.

La caccia alle streghe nacque come reazione a tutto ciò che era inspiegabile o strano, una reazione umana alla paura di quello che non conosciamo ma, al tempo stesso, una reazione di cui a volte siamo gli artefici e a volte le vittime. Ognuno di noi probabilmente è sembrato strano agli occhi di qualcun altro e viceversa e, proprio per questo, non possiamo lasciarci andare a reazioni istintive ma dobbiamo controllarci e imparare a dominare la paura, il pregiudizio. Rivedere in queste pagine ciò che accade anche oggi è inevitabile.

Eugenia Rico è una tra i migliori scrittori spagnoli della sua generazione, autrice di best seller, tradotta in varie lingue.

L’ottima traduzione è di Pierpaolo Marchetti

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