Oliver Langmead, “Dark Star”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Oliver Langmead, Dark StarCarbonio Editore, 2017

Un romanzo-poema spiazzante. Una versificazione prosastica radicata in un mondo buio. Un pianeta orbitante intorno a una stella oscura, alimentato e illuminato da fonti artificiali che sono ormai diventate più preziose di qualunque valuta. Un oceano sterminato di esseri umani ridotti a brancolare nel buio e privati di qualunque sostanza e identità – e, non a caso, chiamati “fantasmi”. Questa l’angosciante cornice dei fatti narrati dall’autore scozzese Oliver Langmead in Dark Star. Un’indagine sulla falsariga provocatoriamente rovesciata dell’Inferno dantesco, con un poliziotto, Virgil Yorke, accompagnato dall’amico Dante in un allucinato e allucinante itinerario attraverso i “gironi” dell’inferno distopico della città di Vox, e sospeso a metà tra due indagini: la morte sospetta di una ragazza andata in overdose di una particolarissima droga, la “luce liquida”, e il ben più inquietante furto di uno dei tre “Cuori”, essenziali fonti di energia per tutto il pianeta.

Il testo ha una forza di coinvolgimento vorticosa, che trascina in una spirale discendente, con un moto a precipizio che ancora una volta, sia pur in una distorsione sonora degna dei Radiohead (gruppo di “culto” dell’autore), ricorda la prima cantica della Divina commedia.

L’indagine di Yorke, sballottato con asprezza tra boss mafiosi, docenti universitari spaventati e imprevedibili e colleghi corrotti, e pressoché sempre alterato dall’uso di droghe, si snoda attraverso un tessuto delirante, sì, ma credibile e concreto. Ogni scena è essenziale e penetrante, eppure sa spalmarsi su un affresco più ampio e avvolgente.

In più, c’è il tema dell’amore sognato; un’eco remota di luce, proiettata dal volto a tratti balenante di una donna coinvolta nell’indagine. Un’illusione, una flebile candela lungo un percorso condannato all’ombra più totale (molto meno di una donna angelicata, dunque, anche se, per quei brevi istanti di assoluta forza lirica, può somigliarle).

L’opera di Langmead non è solo un accattivante esperimento narrativo. È un romanzo-poema – ma in sostanza un romanzo – di grande intensità emotiva e capacità di far sentire il lettore nelle situazioni evocate. Forse perché il tema della luce e dell’oscurità è così inequivocabilmente sensoriale. Ma anche per il suo retrogusto archetipico, correlato alla discesa nell’Ombra, alla ricerca di un riscatto attraverso il perseguimento di un obiettivo: una quest capace di salvare, benché per un solo attimo di luce, un’umanità fondamentalmente sconfitta.

 

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