Sotto la grande nuvola bianca #2 (Frank Sargeson)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

20095

Un autore neozelandese: Frank Sargeson

Quasi sconosciuta in Italia, la storia della letteratura neozelandese annovera tra le sue fila molti autori interessanti, che in diverse maniere, e con stili ed approcci spesso contrapposti, hanno dato vita ad una produzione poliedrica e sotto molti punti di vista unica al mondo.
Da una parte personalità quali Janet Frame (autrice complessa dalla tribolata esistenza, a lungo rinchiusa in un ospedale psichiatrico, fu salvata dalla lobotomia grazie all’inaspettato successo della sua opera prima e venne poi candidata per ben due volte al Nobel per la letteratura), Patricia Grace (che con la raccolta di racconti Waiariki divenne la prima donna Maori a pubblicare in lingua inglese ed è ad oggi considerata una figura centrale della letteratura mondiale del secolo scorso), Keri Hulme (il cui romanzo The Bone People vinse nel 1985 il Booker Prize) o Kathleen Mansfield (grande scrittrice modernista, che trasferitasi in Inghilterra entrò a far parte del circolo di autori facente capo a  D.H. Lawrence e Virginia Woolf); dall’altra, figure quali Albert Wendt (poeta e scrittore neozelandese di nascita samoana), Eleanor Catton (canadese di nascita e neozelandese d’adozione, vincitrice a sua volta del Book Prize nel 2013), Witi Ihimaera (primo autore maori mai pubblicato) o Ian Wedde (poeta, autore di fiction, critico e curatore d’arte) o infine personalità quali Margaret Mahy e Joy Cowley, pluripremiate autrici di storie per bambini e libri illustrati, fino a scrittori di grande consumo quali Maurice Gee, C.K. Stead o Alan Duff… quello che emerge quando si parla di letteratura neozelandese è sempre e comunque un quadro caratterizzato da componenti autoctone – maori e inglese in particolare –  temi complessi, spesso correlati all’isolamento e all’identità postcoloniale e multiculturale, e influenze dal mondo circostante – soprattutto l’area polinesiana, ma anche l’Europa, l’Asia e l’America – ovvero uno spaccato d’europeismo e multietnicità che ha pochi eguali nel mondo.
Parlare di letteratura neozelandese, quindi, significa sempre affrontare un viaggio ricco di scoperte, contrasti, ricordi, anelito al futuro ed inaspettate sorprese.
Qui di seguito vi propongo un breve racconto di uno scrittore che ho conosciuto da poco ma che ho subito amato, Frank Sargeson, unanimemente riconosciuto come colui che ha introdotto la parlata e il vivere quotidiano kiwi (e di Auckland in particolare) nella tradizione letteraria in lingua inglese. La capacità di Sargeson di rappresentare, con poche frasi ed impareggiabile maestria, il mondo laconico e poco sofisticato della working-class neozelandese, la sua narrazione minimalista ma al tempo stesso ricca di caratterizzazione, l’uso idiomatico della lingua nella definizione dei personaggi e delle vicende, ed infine la vena di leggera ironia nascosta nella sua prosa, ne fanno un maestro del racconto breve (si tratta, talvolta, di poco più di una pagina) che merita di essere conosciuto anche dal pubblico italiano.
Ecco allora una delle sue più celebri short-stories, Conversazione con mio zio (Conversation with my uncle, oggi parte della raccolta Frank Sargeson’s Stories, editor Janet Wilson, Cape Catley, 2010 ma pubblicata in origine in Conversations with My Uncle, and Other Sketches, 1936) nella traduzione molto bella di Alice Amico (di cui allego breve presentazione in calce a questo post).
Felice, spero, scoperta.

 

Conversazione con mio zio

Mio zio porta la bombetta. L’ha convinto sua moglie. Dice che fa al caso di un uomo importante come lui, e mio zio è abbastanza importante. È socio di uno di quei grossi studi legali. Ogni tanto brontola, ma a chi non capita? Devo dire che ultimamente i suoi pantaloni sono un po’ rovinati, ma nessuno gli guarda i pantaloni. Guardano la bombetta.
È difficile parlare con mio zio. Puoi anche passargli a un centimetro di distanza per strada e non ti vedrà, e se ti siedi accanto a lui sul tram si accorgerà che sei lì solo se glielo dici. Ti spiazza un po’ se sei una persona sensibile. È perché è preso da un sacco di pensieri. Me l’ha detto tante volte. Sai, è nel consiglio municipale e uno di quei comitati, uno di quelli per cui ti pagano per farne parte. Una volta si è candidato per il parlamento ma non ce l’ha fatta.
È molto difficile parlare con mio zio. Non gli interessa ascoltare cosa hai da dire proprio come non gli interessa guardare in faccia le persone per strada. Però gli piace parlare. Gli piace molto il suono della sua voce e sta lì tutto il tempo ad aspettare che tu finisca e tocchi a lui. Lo so che siamo un po’ tutti così, ma non siamo insipidi quanto mio zio. Oddio, spero di no. Non legge mai, forse qualche giallo di tanto in tanto.
Ho provato a parlare con mio zio di tante cose ma è troppo difficile. Una volta gli ho chiesto: immagina di andare a un picnic e c’è solo una banana a testa, proveresti a prenderti due banane, o tre, o di più? Ha risposto che non va mai ai picnic. Sicuramente starai pensando che stava facendo lo spiritoso. No. È che non è capace di immaginare. Allora gli ho detto, se qualcuno va a un picnic non cerca di monopolizzare le banane, no? Almeno, non se sono delle brave persone. Ha risposto: no, certo. Allora gli ho chiesto: e un picnic condiviso? Picnic condiviso? ha ripetuto. Non capiva e ho dovuto lasciare perdere. Era così confuso che mi ha fatto tenerezza.
Un paio di volte ho provato a parlare con mio zio di argomenti un po’ compromettenti. Così, per cattiveria. Mio zio è un asceta. Mangia solo qualche boccone al giorno. È magrissimo e ha una stretta di mano gelida. Sua moglie dice che la bombetta fa al caso di un uomo importante come lui. Penso che faccia al caso anche di un asceta come lui. Gli do fastidio quando tiro fuori un argomento compromettente. Cambia argomento, mi dice. Una persona perbene non si azzarda a pensare certe cose. Ha un’aria molto seria, molto responsabile.
Mamma mia, meno male che non sono tutti come mio zio. Non lo vogliamo un mondo pieno di morti che se ne vanno in giro con la bombetta.

 

Un ringraziamento particolare al Frank Sargeson Trust per averci permesso di tradurre una delle storie di Frank Sargeson su questo blog. (Storia tratta da: Frank Sargeson’s Stories, editor Janet Wilson, Cape Catley, 2010).

Un ringraziamento speciale anche alla traduttrice, Alice Amico.

Alice Amico si è laureata nel 2016 in “Traduzione specializzata” nel Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna, con una tesi in Traduzione editoriale di una selezione di racconti di Frank Sargeson, uno dei principali autori neozelandesi. È appassionata di libri e di letteratura neozelandese e ne scrive sul sito Leaving Italy Living New Zealand. Altre sue traduzioni sono apparse sul Journal of Italian Translation e su Tuffi. Lavora come traduttrice e project manager in un’agenzia di traduzione di Auckland.

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