Frammenti di Cinema # 10

 

Chi guarda Vizio di forma (2014) si trova di fronte ad un’ennesima, allucinata questa, versione di Raymond Chandler. Se vado indietro fino al Grande sonno e quindi proseguo fino a questo film di Paul Thomas Anderson, credo che questa storia noir sia la narrazione più citata dal cinema americano. Un vero e proprio stilema, un archetipo, un mito moderno. The Big Sleep è del 1946 per la regia Howard Hawks, con Humphrey Bogart e Lauren Bacall come interpreti. Al centro della storia c’è il detective Philip Marlowe, ingaggiato per liberare la ricca Carmen Sternwood dalla minaccia di una band di delinquenti che la ricattano per i suoi debiti di gioco.

In realtà, il film di Anderson è tratto dal romanzo Inherent vice di Thomas Pynchon ma è solo la conferma di quanto l’intreccio complesso e ambiguo del noir sia divenuto un paradigma. Al punto che Robert Altman riprende letteralmente il film di Hawks. Il lungo addio (1973) con Elliott Gould segna la fine del genere hollywoodiano, come Viale del tramonto racconta la fine della civiltà del cinema muto. Il Marlowe di Altman affronta con ironia la sua incapacità intrinseca (inherent, appunto) a controllare gli eventi esterni. All’opposto, lo stesso genere viene recuperato per nostalgia di un “paradiso perduto” dal cartoon misto Chi ha incastrato Roger Rabbit? (1988) di Robert Zemeckis.

 

Se Il grande sonno è  un capolavoro, Il grande Lebowski  è divenuto un cult-movie. Ispirato alla stessa vicenda, porta al punto più alto l’ispirazione cinematografica dei fratelli Coen di raccontare vicende di persone che scoprono di essere straordinarie in momenti che improvvisamente diventano straordinari, appunto come Drugo, “il personaggio giusto al momento giusto.”

 

Ma per capire la forza simbolica di questa “storia” va visto Chinatown (1974) di Roman Polanski con Jack Nicholson e Faye Dunaway. “I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza”, dice il cattivo Noah Cross, interpretato dal grande regista (l’autore di Giungla d’asfalto, guarda caso) John Huston. Per la civiltà senza passato di Hollyhood il viaggio di Philip Marlowe nella selva oscura del noir è una discesa nell’inferno metropolitano, consapevoli che Beatrice è una donna travolgente ma ambigua e le stelle sono solo le prime luci di un altro giorno di faticose indagini.

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