La poesia del violoncello

Guido Michelone dialoga con Lamberto Curtoni

Lamberto, negli ultimi mesi hai pubblicato due dischi importanti: Rinnovato Mistero e The Broken Key: ce li vuoi ‘spiegare’? Partiamo dal primo?

Sono due dischi diametralmente opposti: Rinnovato Mistero fa parte della mia produzione musicale abituale, che è cresciuta e crescerà con me. Frutto di indagini, studi (anche apparentemente slegati dalla musica) e quindi soggetti ad essere interiorizzati e metabolizzati. Di questo disco ci sono un sacco di aneddoti e un approccio alla scrittura completamente differente tra un brano e l’altro. Rinnovato Mistero (il brano che da il nome all’album) è un doppio concerto che ho scritto per un amico (il famoso virtuoso di Santur Alireza Mortazavi) per coronare cosi il nostro incontro e l’amicizia.

E il doppio concerto ti ha portato doppia fortuna…

Abbiamo debuttato con questo brano in una gremita sala grande del Conservatorio di Torino ed è stato magico! Dopodiché Franco Battiato, che avevo conosciuto qualche mese prima, ha ascoltato il concerto e ci ha invitati a eseguirlo in apertura del suo Tour 2014 assieme all’Orchestra Filarmonica Toscanini di Parma. Un’emozione unica potersi esibire in stadi e luoghi magici quali la piazza del Duomo di Siena assieme a questi musicisti e a tutto quel pubblico al quale fino ad allora eravamo poco abituati!

E cosa ci dici a proposito dell’altro concerto che è su disco?

Invece il concerto per violoncello e’ nato dopo anni di idee e riflessioni sul concerto classico. La volontà di scrivere un brano importante per violoncello c’era già da qualche anno. E già nel 2012 tornando da una magica tournée con Gidon Kremer e la Kremerata Baltica il mio Maestro, Giovanni Sollima, mi disse che i tempi erano maturi per dedicarmi alla scrittura di un brano del genere. Accolsi con entusiasmo la sfida ma passarono anni prima di scrivere la prima nota. La riflessione profonda sull’architettura e sul modo di far convergere la mia estetica musicale alla grande letteratura del violoncello richiedeva ancora delle riflessioni. Nel 2015 ho iniziato a scriverlo e qualche mese dopo avevo tra le mani il Concerto per Violoncello!

A questo punto svelaci qualcosa in più su questo Concerto…

Ovviamente, come faccio abitualmente, nel concerto ci sono le mie esperienze personali e credo che questo si riesca ad evincere proprio dall’ascolto: momenti tranquilli, altri concitati, c’e’ il sogno ma c’e’ anche il momento più riflessivo… Il secondo movimento poi ha una storia davvero particolare. Lo scrissi come movimento centrale di un balletto per il New York Coreographic Institute ed eseguito poi da elementi del NY Ballet con la coreografia di Matteo Levaggi. Questo movimento nacque da un’esperienza di ipnosi regressiva a cui mi sottoposi con la guida per Dottor Giuseppe Vercelli, un caro amico.

Ipnosi? Molto intrigante e davvero insolita per un musicista…

Durante la trance ipnotica mi misero in mano il violoncello e iniziai a suonare, improvvisando; proprio da quelle improvvisazioni nacque la cellula tematica del movimento (scritto in tempo di Siciliana, danza già usata nell’antichità e molto frequentata in tutto il barocco), nel brano ho poi voluto descrivere le emozioni di quel momento cosi particolare e speciale. Un’esperienza davvero unica!

Lamberto, il secondo album, The Broken Key nasce dalla colonna sonora dell’omonimo film diretto da Louis Nero, giusto?

Sì, un film con un cast incredibile tra cui Geraldine Chaplin, Rutghert Hauer, Franco Nero, Kabir Bedi, Michel Madsen e William Baldwin (per citarne alcuni) dove tra i protagonisti ci sono Diana Dell’Erba e Andrea Cocco. Il film, interamente girato in Piemonte, è un vero e proprio percorso iniziatico che compie il protagonista mettendosi in relazione con questi grandi interpreti che incarnano i vizi capitali. Forse ho già detto troppo della trama!

Vediamo piuttosto come risulta, per te, il lavoro sulle musiche?

È stato lungo, ma davvero emozionante! Ovviamente ho scritto la musica guardando le scene (dai primi montaggi alle versioni definitive) per avere il timing perfetto tra i cambi macchina, i momenti clou dei dialoghi e della storia. È stato un lavoro incredibile che ha avuto fasi diametralmente opposte: la solitudine del primo momento di scrittura alle fasi finali in cui l’orchestra (di circa 100 elementi) registrava le composizioni!

A cosa o a chi hai pensato nel comporre questa colonna sonora?

Ho scritto la musica citando e ispirandomi a una ‘frase’ musicale presente in un quadro di Hieronymus Bosch (il giardino delle delizie) poi leitmotiv del film. Il lavoro di ricerca riguarda anche il cinema! Per la canzone ‘Waiting for you’ ho collaborato con una giovane ma bravissima cantante islandese, Kristin Sveinsdóttir, con cui è nata una bellissima amicizia. Il disco quindi viene poi pubblicato da Warner Music è in vendita online o nei negozi e si trova anche su Spotify.

Dopo i dischi parliamo del tuo lavoro creativo in generale: quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ alla tua musica?

Le idee e i concetti, così come i sentimenti, ovviamente variano tra un lavoro e un altro. Proprio come nella scrittura: un romanzo si differenzia da un altro proprio nella descrizione e nel momento di immedesimazione in una determinata emozione. Il ruolo narrativo nella musica è determinato dallo sviluppo dei materiali presentanti, le scelte di forma e le scelte armoniche porteranno ad avere brani differenti tra loro. Molto spesso scrivo dopo aver compiuto una riflessione o, come mi piace dire, un’indagine.

Riflessioni e indagini in che senso?

Gli ambiti sono tantissimi: l’arte figurativa, la scultura, la simbologia, la scienza. Ultimamente ho scritto un Concerto per flauto e orchestra in 4 movimenti ispirandomi alla Tempesta di Giorgione. Ne ho analizzata la simbologia, i vari elementi e le possibili letture dopodiché mi sono ispirato ad alcuni dettagli scrivendo una sorta di musica di scena.

In che modo, Lamberto, lavori ‘da ‘compositore?

Amo molto le atmosfere ‘sospese’, qualcosa di misterioso ma nel contempo accogliente. Ma ci sono tanti livelli di lettura e credo sia importante riuscire a scrivere in questa maniera: avere un primo ascolto che lascia determinate emozioni e man mano che ci si addentra nella partitura trovarne altre sino ad arrivare a vederne la struttura. In alcuni brani inserisco dei nomi, e quindi dei simboli, certo non mi sono assolutamente inventato niente (questo si è sempre fatto in tempi non recenti), ma ogni brano è legato in qualche modo al suo tempo: l’atto creativo proiettato nel futuro. Mi piace esplorare la musica antica e popolare, e da questa idea scrivere musica in bilico tra l’antico e il nostro tempo. La valenza sociale è pure un elemento fondamentale: questo è più facile quando si musica un testo altrimenti rimane un ‘gioco intellettuale’ seppur di valore.

E i violoncellisti che ti hanno maggiormente influenzato?

La lista è lunga! Senz’altro Rostropovich è stato il mio mito! Ho avuto anche La possibilità di incontrarlo quando ero bambino: avevo davanti a me la storia della musica! Altri violoncellisti sono stati senz’altro Mario Brunello (un musicista davvero incredibile!), Enrico Dindo e Giovanni Sollima che è stato mio Maestro per 5 anni.

E i compositori più amati o seguiti?

Sono tantissimi e di estrazione diversa: Arvo Pärt, Philip Glass, Stravinsky, Britten, Ligeti ma anche Chick Corea, il jazz del Nord Europa, Vince Mendoza (arrangiatore fantastico), Danny Elfman e i compositori di colonne sonore americani. Per l’orchestrazione penso spesso a Shostakovich, Stravinskj, Mahler, Richard Strauss ma anche Ravel e come cambiano i colori loro.

Qual è per te il momento più bello della tua carriera di musicista?

Poter incontrare sul palco Yuri Bashmet e i Solisti di Mosca e un tour nei paesi Baltici con Gidon Kremer e la Kremerata Baltica. Con Bashmet ci incontrammo a Brescia per la prima di De Fidium Natura un brano che scrissi su commissione di Bashmet e Luca Ranieri (1 Viola dell’Orchestra Rai). Un’emozione indescrivibile! Avevo 22 anni e fu le prima grande esperienza. Ma anche condividere il palco con Enrico Rava o suonare sul ghiaccio durante il gala finale dei Mondiali di Pattinaggio artistico assieme ai campioni olimpici in mondovisione è stata una forte emozione!

Siamo in conclusione: e dunque rivelaci almeno tre dischi che porteresti sull’isola deserta?

Questa è una domanda difficilissima: ho degli ascolti schizofrenici! Sin da quando ero studente alternavo con facilità i grandi interpreti classici al rock e al pop. Proverò con tre album: Vespertine (o Debut) di Bjork, il Quartetto in Sol di Schubert eseguito dalla Kremerata Baltica con Gidon Kremer e le Sinfonie di Beethoven

Per finire davvero, Lamberto, cosa stai progettando a livello musicale per l’immediato futuro?

I progetti a cui sto lavorando sono tanti. Innanzitutto un disco di repertorio classico di cui inizierò a breve le registrazioni. Un grosso progetto di teatro/musica, un melologo, su un testo che io, come tanti, molto amato assieme ad una grande attrice. E un’opera su un testo antico per l’Ensemble del Ricercare.

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