3 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 10

  1. • PABLO NERUDA • ODE ALL’AUTUNNO

    .
    Ah, quanto tempo
    si è
    potuto vivere,
    terra,
    senza autunno!
    Ah, che naiade
    oppressiva
    la primavera
    con i suoi scandalosi
    capezzoli
    che mostra in tutti
    gli alberi del mondo,
    e quindi
    l’estate,
    grano,
    grano,
    intermittenti
    grilli,
    cicale,
    sudore sfrenato.
    Poi,
    l’aria
    reca di mattina
    un vapore di pianeta.
    Da altra stella
    cadono gocce d’argento.
    Si respira
    il cambiamento
    delle frontiere,
    dell’umidità del vento,
    dal vento alle radici.
    Qualcosa di sordo, profondo,
    lavora sottoterra
    stivando sogni.
    L’energia si raggomitola,
    la catena
    delle fecondazioni
    arrotola
    i suoi anelli.
    Modesto è l’autunno
    come i taglialegna.
    Costa molto
    togliere tutte le foglie
    da tutti gli alberi
    di tutti i paesi.
    La primavera
    le cucì in volo
    e ora
    bisogna lasciarle
    cadere come se fossero
    uccelli gialli.
    Non è facile.
    Serve tempo.
    Bisogna correre per
    le strade,
    parlare lingue,
    svedese,
    portoghese,
    parlare la lingua rossa,
    quella verde.
    Bisogna sapere
    tacere in tutte
    le lingue
    e dappertutto,
    sempre,
    lasciare cadere,
    cadere,
    lasciare cadere,
    cadere
    le foglie.
    Difficile
    è
    essere autunno,
    facile essere primavera.
    Accendere tutto
    quel che è nato
    per essere acceso.
    Spegnere il mondo, invece,
    facendolo scivolare via
    come se fosse un cerchio
    di cose gialle,
    fino a fondere odori,
    luce, radici,
    e a far salire il vino all’uva,
    coniare con pazienza
    l’irregolare moneta
    della cima dell’albero
    e spargerla dopo
    per disinteressate
    strade deserte,
    è compito di mani
    virili.
    Per questo,
    autunno,
    compagno vasaio,
    costruttore di pianeti,
    elettricista,
    conservatore del grano,
    ti do la mia mano da uomo
    a uomo
    e ti chiedo di invitarmi
    a uscire a cavallo
    per lavorare insieme a te.
    Ho sempre voluto
    essere l’apprendista dell’autunno,
    essere il piccolo parente
    del laborioso
    meccanico delle cime,
    galoppare per la terra
    distribuendo
    oro,
    oro inutile.
    Ma, domani,
    autunno,
    ti aiuterò a ripartire
    foglie d’oro
    ai poveri della strada.
    Autunno, buon cavaliere,
    galoppiamo,
    prima che ci sorprenda
    il nero inverno.
    È duro
    il nostro lungo lavoro.
    Andiamo
    a preparare la terra
    e a insegnarle
    a essere madre,
    a riparare le sementi
    che nel suo ventre
    dormiranno protette
    da due cavalieri rossi
    che girano per il mondo:
    l’apprendista dell’autunno
    e l’autunno.
    Così dalle radici
    oscure e nascoste
    potranno uscire danzando
    la fragranza
    e il velo verde della primavera.

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    • Ad alta voce • Lettura: Luigi Maria Corsanico.
    • Ode all’autunno (Odi Elementari)
    da: PABLO NERUDA (POESIE DI UNA VITA)
    (Traduzione: Roberta Bovaia)
    • Image: Gustav Klimt • Buchenwald I • 1902.
    • Music: Astor Piazzolla: Cafè 1930.
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