Guido Michelone dialoga con Cristina Meschia


La recente uscita dell’album Inverna, subito positivamente accolto dalla critica italiana, consente di parlarne con l’autrice stessa, ventinovenne piemontese da Intra (Verbania), allargando il discorso a fenomeni culturali e problematiche esistenziali.

Cristina, che cos’è anzitutto Inverna?

Si tratta di un disco racchiude viavia le tradizioni lombarde, i canti di protesta e contro la guerra (“E L’Era Tardi” di Enzo Jannacci), i canti di lavoro (“Bella Ciao delle mondine” e “Povere Filandere”) ma anche brani d’amore (“Bell’Uselin” e “Oh Mamma il Muratore”) e una ballata nostalgica come “Ghe Ammo Un Quaivun” di Nanni Svampa.

Lo scopo di quest’album per te?

Riscoprire ciò che costituisce una parte molto rilevante della cultura della Lombardia, una fotografia in bianco e nero resa a colori per essere tramandata con rinnovata freschezza, un andirivieni tra epoche, tra Milano e il Lago Maggiore.

A cosa si deve questa tua idea?

Il progetto che prende ispirazione da alcuni dischi de “il Nuovo canzoniere Italiano” e soprattutto dallo studio dell’Antologia della Canzone Lombarda di Nanni Svampa, una raccolta musicale di dodici album interpretati dal cantante milanese che rappresenta una delle maggiori collezioni di studio sulla storia musicale e dialettale della Lombardia e della città di Milano in particolare.

Come definiresti dunque un lavoro come Inverna?

È un folk jazz cameristico che studia e si interessa di un territorio molto più vasto rispetto a Intra. Infatti l’inverna è un vento, quel vento che va e torna tra Milano e il Lago Maggiore; l’ispirazione arriva dal romanzo “La stanza del Vescovo” dello scrittore di Luino Piero Chiara (“l’inverna è il vento che nella buona stagione si alza ogni giorno dalla Pianura Lombarda e risale il lago per tutta la sua lunghezza”); un po’ forse come il viaggio musicale di questo disco.

In entrambi i tuoi dischi, Intra e Inverna, canti appunto nei dialetti lombardi, ma la scelta di abbinare il vernacolo a un folk jazzato (e viceversa) può essere una sfida?

La scelta di abbinare la musica dialettale al jazz è stata una sfida piuttosto stimolante. Anche se sia per Inverna che per Intra, più che una scelta è stato un incontro.

Ci racconti ora il primo souvenir che hai della musica da piccola?

Uno dei primi ricordi è un vecchio giradischi con un 45 giri di Lucio Battisti: La canzone del sole / Anche per te. Battisti in copertina mi sembrava felicissimo in mezzo ai prati con una valigetta misteriosa.

Diventare una musicista di un certo tipo (non da talent show, insomma) oggi in Italia è una scelta coraggiosa?

Sì, senza alcun dubbio, è una scelta coraggiosa! Ma forse è proprio questo che mi fa continuare per questa strada… cerco di essere coraggiosa…

La questione purtroppo riguarda lo status della musica italiana attuale, no?

Penso che oggi si produca di più e a più livelli, e il mercato non è dettato solo dall’industria. La fascia indipendente si arricchisce di moltissimi artisti, dischi e canzoni, in una misura che sarebbe stata inimmaginabile prima di internet.

E cosa ti auguri in tal senso?

Io spero che si ritorni alle nostre origini anche musicalmente, per rilanciare l’Italia con dei prodotti veramente italiani, che non scimmiottano le grandi industrie internazionali senza apportare contenuti personali. Ciò che succede puntualmente in luoghi dove la tradizione musicale è forte, come il Brasile ad esempio.

Tornando a Inverna, tra i brani del disco ce ne è uno a cui sei particolarmente legata?

Direi che il brano a cui mi sento più legata è la ballata di Nanni Svampa a cui idealmente è dedicato l’intero lavoro… Proprio Nanni Svampa infatti, mi ha trasmesso gran parte dei brani di Inverna durante le prove per lo spettacolo “ In Bocconi ci andavo a Spizzichi”.

Il brano è Gh’è anmò on quaivun, giusto?

Sì, un pezzo struggente, con la sua coinvolgente atmosfera che arriva da un passato lontano, dove c’è chi ancora canta senza spingere il bottone di un juke-box e chi non ha la Seicento e dorme per strada. Passato lontano quindi, ma non troppo.

Cosa stai progettando per l’immediato futuro?

Mi piacerebbe recuperare altri  tesori nascosti nella nostra musica di cui non sappiamo neanche l’esistenza. Immergere di nuovo le mani nella terra e nei suoni profondi, questo bisognerebbe fare, e poi mescolare tutto ciò con l’elettronica, la classica, il soul, l’hip-hop, i canti indiani… perché no, anche integrando il tutto con testi e musiche originali.

Un progetto ambizioso…

Certo, tutto ciò richiederebbe uno studio e una preparazione solide, ma soprattutto la capacità di pensare oltre lo stereotipo della musica dialettale dal sapore anni ‘90 che ha fatto il suo tempo.

Cristina, passiamo ora al cosiddetto Questionario di Proust, che riguarda la sfera più intima o personole dell’artista. Ti va?

Sì, certo…

Elenca anzitutto i principali tratti del tuo carattere.

Estroversa , coraggiosa, incasinata, genuina, penso molto… troppo. Smemorata.

Le qualità che apprezzi in un uomo?

La gentilezza, la sincerità, l’ironia, la passione per la vita, la trasparenza, il sapere volere bene. La positività.

E le qualità che apprezzo in una donna?

Nessuna differenza tra uomo e donna… stesse caratteristiche!!!

Quello che apprezzi di più nei tuoi amici?

Il sapermi starmi vicino. Non è facile starmi dietro.

Il tuo principale difetto?

Il disordine…

La tua occupazione preferita?

Vivere al massimo (viaggiare, suonare, conoscere).

Il tuo sogno di felicità?

Lo scoprirò…

La vera infelicità per te?

Svegliarmi senza passione e senza entusiasmo!

Quello che vorresti essere?

Una buona persona.

Dove ti piacerebbe vivere?

A Torino.

Quali sono i tuoi film preferiti?

Ne dico uno: La casa degli spiriti di Billie August tratto dall’omonimo romanzo di Isabel Allende.

Che cos’è per te l’amore?

Amore è dare vita. L’amore è il “noi”.

Quello che ti fa paura?

Dimenticarmi tutto, le malattie.

I tuoi scrittori preferiti?

Pier Paolo Pasolini, Piero Chiara.

I tuoi libri ora sul comodino?

Pollyanna.

La tua musica preferita?

Battisti, Dalla, il jazz, eccetera, eccetera.

Che cosa ti emoziona maggiormente?

La purezza delle persone e la loro forza

Quello o quelli che non sopporti?

Chi si lamenta troppo, l’invidia, i pettegolezzi, lo shopping, la cattiveria e la maleducazione.

I tuoi miti?

Marilyn Monroe, Lady Diana, il mio cane. I miei genitori… i miei colleghi di lavoro… Chi lotta ogni giorno.

L’avvenimento che ti ha coinvolto di più?

Quando son riuscita a capire che vorrei utilizzare la musica per alleviare il dolore delle persone

Quello verso cui sei indulgente?

Le bugie…

Il dono naturale che ti piacerebbe avere?

Sorridere sempre, essere sempre positiva!

Il tuo attuale stato d’animo?

Stanca, ma in lenta ripresa…

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