lettera di Daniel Pennac a Cesare Battisti

di Antonio Sparzani

Ho orrore della campagna d’odio scatenata da troppi dei nostri giornali contro Cesare Battisti, in puro stile “sbatti il mostro in prima pagine”. E questo naturalmente indipendentemente dalla colpevolezza o meno di Battisti, peraltro accusato, non dimentichiamo, dalla parola di un solo “collaboratore”.
Nel maggio 2004 è uscito in Francia un libro molto utile per capire i contorni del quadro Battisti, dal titolo La verité sur Cesare Battisti, pubblicato dalla nota scrittrice francese Fred Vargas, edito da “Viviane Hamy”. Si tratta quasi solo di una raccolta di documenti, testimonianze di giudici, avvocati, parenti a proposito della questione allora scottante: l’allora presidente francese Jacques Chirac stava venendo meno alla parola data dal suo predecessore François Mitterand di non estradare alcuno degli italiani inseguiti dalla giustizia italiana che si erano rifugiati in Francia.

Guarda caso credo sia l’unico libro della Fred Vargas non tradotto in italiano. Uno dei documenti pubblicati è una lettera, datata 19 febbraio 2004, scritta a Battisti da Daniel Pennac. Ve la trascrivo qui, tradotta da me:

Caro Cesare Battisti,
io non la conosco e non l’ho mai letta e non l’avrei certamente seguita nella fase di impegno armato della sua giovinezza. Il che mi dà tanta più libertà di dirle quanta vergogna provo per quello che il mio governo le sta facendo, e che poi, attraverso di lei, minaccia senza dubbio altri rifugiati italiani.
Il 10 luglio 1880, appena nove anni dopo la Comune di Parigi (insurrezione che causò trentamila morti!), i condannati furono graziati e amnistiati. Siamo nel 2004, i fatti che le sono addebitati risalgono a circa vent’anni fa, ed ecco che lei è nuovamente gettato in prigione, tradito dal paese che le aveva garantito un rifugio e minacciato di essere rispedito a quello stato che le rifiuta ogni perdono.
Come spiegare alle giovani generazioni una simile regressione del costume politico? E come riuscire a far comprendere a coloro che ci governano che agendo in questo modo creano quelle condizioni di disperazione che hanno gettato nella lotta armata l’adolescente che lei era negli anni 1970?
Certo, i ministri passano e il sostegno che innumeri voci le offrono è più durevole dei nostri rispettivi governi; ma è una magra consolazione se si pensa al tipo di società generata da comportamenti che permettono di rinnegare la parola data da un capo di stato e dove la giustizia confina con la vendetta – quando non si cerchi addirittura di metterle il bavaglio.
Beninteso, spero ardentemente di sbagliarmi, e spero che il mio governo, sensibile alle argomentazioni che gli vengono opposte, rimarrà fedele alla garanzia di protezione che le è stata accordata.
Coraggio dunque e a presto rivederla, libero
Daniel Pennac

15 pensieri su “lettera di Daniel Pennac a Cesare Battisti

  1. Battisti è o non è un assassino? Anche se è passato tanto tempo dai suoi delitti, ciò non significa che non lo sia. E neppure mi risulta si sia mai pentito. Mi sembra inoltre che Pennac soffra di idealismo rosa…

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  2. … ci sono sentenze passate in giudicato… figli divenuti orfani con un padre innocente assassinato… io sono contro l’ergastolo, pena che contraddice il principio costituzionale della sempre possibile rieducazione e rinascita interiore… ma dopo un lungo processo di reale resa dei conti con se stessi… questo signore invece finora si è goduto la vita, mai ha avuto una parola di misericordia per le sue vittime e i loro parenti…. perché non dovrebbe andare in galera?

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  3. Sbattere il mostro in prima pagina è un’operazione ideologica, è propaganda, malafede, tornaconto politico e quant’altro.
    Affermare – come fa qui Pennac – che uno Stato dovrebbe “perdonare” chi ha commesso reati gravi o gravissimi ingenera equivoci e confusioni non meno deleteri.
    La categoria del perdono – che attiene solo all’intima coscienza del singolo o a Dio, per chi crede in Dio – viene invocata a sproposito da intervistatori che oscenamente, assurdamente tirano per la giacca i parenti delle vittime: figli, fratelli eccetera, li abbiamo visti tutti in questi giorni in tv. Dovrebbe essere vietata dal codice deontologico dei giornalisti.

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  4. E’ una vicenda triste, quella a cui abbiamo assistito: la strumentalizzazione di un fatto giudiziario a fini di propaganda. C’è di mezzo una persona, che non è più una minaccia per nessuno. Perchè infierire? Cosa ha spinto persone che hanno responsabilità di governo a far leva su sentimenti di odio, nell’esprimere soddisfazione per la soluzione del caso? Se è davvero giustizia, meglio dare dimostrazione di fermezza e civiltà, nel rispetto pieno dei diritti.
    Questo avvenimento riporta l’attenzione su fatti, che soprattutto i giovani non conoscono e che meritano atteggiamenti più sobri, proprio perchè le conseguenze sono ancora qui tra noi. Grazie per questo post.

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  5. È bene dibattere su questi temi. Dal dialogo, emergono i tanti volti di una verità: il tribunale sommario di due ministri, l’equilibrio precario di un uomo che non ha pagato per anni il suo debito con la giustizia, l’attesa legittima dei parenti delle vittime, il giudizio della storia e, infine, il giudizio di Dio. Solo alla luce di tutti gli strati si può avere un barlume fugace di cosa significhi una vicenda umana.

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  6. Partendo dalle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha espresso soddisfazione per l’arresto in Bolivia del latitante Cesare Battisti, e che si è augurato che venga prontamente consegnato alla giustizia italiana, affinché sconti la pena per i gravi crimini di cui si è macchiato in Italia, e che lo stesso avvenga per tutti i latitanti fuggiti all’estero, possiamo lasciar emergere un quadro certamente più equilibrato di quello di ideologie, che da una parte mettono brutalmente alla gogna il primo capro espiatorio a disposizione, e dall’altra fanno di un assassino un eroe.

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  7. Grazie, Sparz, ci voleva, troppo unanimismo dovrebbe mettere sul chi va là. In casi come questo si misura la maturità di un sistema politico. Ad Atene i nemici della polis erano condannati a 10 anni di ostracismo, quanti sono gli anni di ostracismo di Battisti?

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  8. Letto il pezzo di Sartori su Nazione Indiana, riporto qui un commento pubblicato in calce a quello stesso pezzo. Del 2011 ma ancora attuale, come tutta la dolorosa e non risolta vicenda.

    Fabio Montermini
    10 Gennaio 2011 at 12:23

    E’ vero, l’indignazione bipartisan che si è creata attorno al caso Battisti mette a disagio. Soprattutto in un paese che ha la destra più antigiustizialista del mondo occidentale. Mai come in questo momento bisogna chiedere che la giustizia sia applicata, a Battisti come a chiunque altro. I sostenitori della causa battistiana (soprattutto quelli francesi, e ne so qualcosa della conoscenza che i francesi hanno dell’Italia, ci abito insieme…) lo considerano un perseguitato, il capro espiatorio di un regime parafascista. A me, invece, il desiderio di impunità di Battisti, fino al sotterfugio, alla fuga, ricorda dannatamente la parte più oscura del nostro paese. Non abbiamo più bisogno di condoni, di legittimi impedimenti. Neanche per reati di trent’anni fa. L’Italia onesta non sta comoda tra l’incudine del lodo Alfano e il martello di Battisti.
    Al contrario di lei, ritengo che “accanirsi”, per riprendere il suo termine, su un singolo caso non è ininfluente nell’Italia di oggi. Una risposta collettiva non può prescindere dalla responsabilità individuale. Non a caso i difensori di Battisti, e degli altri protagonisti degli anni di piombo ancora “in esilio”, cercano di sminuire l’aspetto pubblico della questione. Battisti ci viene presentato come una persona “anonima” (si veda la lettera scritta da Bernard Henri-Lévy al presidente Lula), un individuo preso in meccanismi più grandi di lui. Versione attualizzata della visione brigatista per cui si era semplici guerriglieri, strumenti della rivoluzione, e in cui l’anonimato era insieme una necessità e un valore, perché quello che contava era la sigla. E’ ora che, trent’anni dopo, usciamo da questa logica, e che ci rendiamo conto che l’uomo, ogni uomo, “è quello che si fa”, come diceva un certo Sartre, che i suoi emuli odierni hanno letto, evidentemente, troppo rapidamente. Che la responsabilità collettiva non è un magma in cui si sciolgono le responsabilità individuali, ma ne è la somma. Che non ci può e non ci deve essere un legittimo impedimento per Battisti e gli altri ex terroristi, ma ci si deve riconoscere nella stessa comunità, in cui valgono gli stessi valori, le stesse regole. Molti ex terroristi degli anni di piombo ne sono usciti, hanno avuto percorsi dolorosi e dignitosissimi, meritano, se non la nostra simpatia, il nostro rispetto. Non Battisti, non con le sue parole, i suoi atti, quelli dei suoi avvocati, dei suoi amici. Che, ancora una volta, i “furbi” beneficino del travaglio degli altri sarebbe un modo molto italiano per uscire dagli anni di piombo. Il più insopportabile.

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  9. Non capisco in questo commento di Montenermini, le conclusioni. Non si precisa di quali atti si parla, non si chiarisce che cosa avrebbero fatto, detto, gli avvocati, gli amici di Battisti (si allude all’aiuto, agli appoggi politici?) arrivando però a esprimere un giudizio che pare appoggiarsi su pregiudizi e tradire almeno una certa parzialità. Come non ricordare da piazza Fontana in poi, anni di depistaggi, di processi interminabili, di prescrizioni, di misteri. Quella di Battisti è una storia difficile da comprendere, ma non è stata un’uscita ” furba” dagli anni di piombo (si può mai uscirne?).

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  10. Come sempre, la verità ha tante facce, ognuno sceglie la sua e disprezza quelle altrui. Come se la cosa non fosse complicata di per sé, ci si sono messi anche due ministri (uno peggio dell’altro) a strumentalizzare l’evento nel modo più infantile. Detto questo, ognuno ha diritto a pensarla a modo suo (e figuriamoci se mi metto a criticare il punto di vista di un amico come Sparz) ma proprio per questo credo di avere il dovere di distinguere la mia opinione da tante altre. Sofri è stato condannato anche se, probabilmente, la sua responsabilità era sfumata ed essenzialmente politica: ma lui se l’è caricata sulle spalle e si è presentato alle porte del carcere. Battisti invece è scappato, non si è difeso lasciando intendere di non avere argomenti, prove, testimonianze, per farlo. Si è fatto beffe delle vittime e della giustizia italiana. Adesso dice di essere cambiato, di essere malato, di avere le sue responsabilità ma non tutte quelle che gli vengono addebitate. Il giudizio umano sul personaggio non può essere positivo. Almeno, non il mio giudizio.

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  11. Cesare Battisti ha ammesso oggi gli omicidi e altri reati: questo e’ il personaggio a cui la ‘dottrina Mitterand’ ha consentito quasi 15 anni di esilio dorato in Francia.
    Attendiamo le scuse dello Stato francese per aver negato 4 volte l’estradizione di questo pluriomicida e di chi lo ha difeso come Fred Vargas

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