Ora è giorno

E se potessi dare questo petalo
all’angelo che sfiora il mio passaggio,
lo sguardo che m’inchioda all’intravisto
Io. La stessa corrente che lambisce
la terra desolata del bisogno,
l’immane tentativo di cambiare,
il tarlo che ti scava con il sogno
di piogge sottilissime, di prove
che minano la fibra del più forte.
O morte, non m’inganni coi tuoi trucchi
da fiera popolare. Mi sorprende
il latrare dei cani, o il bambino
che piange disperato, o il malato
che anche in preda al delirio non si arrende.

***

L’attesa della morte ha la tua faccia
in questo giorno incerto di sereno
e pioggia che fa pozze nel mio cuore,
dove tu ti riposi qualche istante.
Ti consegno il mio volto di Gesù,
quasi l’ultimo ormai di quelli presi
al negozio all’entrata di Loreto.
Lo guarderai negli occhi come me,
cercherai di conoscere il futuro
in quella luce calda d’altri mondi,
come se solo allora si potesse
cominciare a vedere. Mi ricordo
di quando disperato io speravo
in chissà che salvezza. Ora è chiaro:
l’attesa della morte ha la sua Faccia,
perché tutto risorge nel suo Sguardo.

***

Il segno del passaggio è questo nuovo
sentire: dalla foga tumultuosa
dei fiumi travolgenti a Babilonia
alle acque tranquille, qui, a Siloe,
che scorrono più lente delle ore
passate insieme a Te, in contemplazione.
Tu sei l’acqua sorgiva che riporta
l’armonia della musica inudibile,
trascritta nell’umido spartito
dell’universo. Come sia possibile
non so. Ma so che appari come luce
nel cuore della notte, che ora è giorno.

***

Se questa umiliazione è una risorsa
sono all’apice della mia carriera.
Bere fino alla feccia è l’esercizio
che depura la storia dai residui
di mondo che dovessero avanzare.
Poiché sei qui, mi vanto della croce,
mi affaccio sulla scena del deserto
con la borraccia grigia dei ricordi
e la mappa sgualcita del Vangelo.
S’impara presto a fare penitenza
col sole dentro gli occhi e con l’arsura.
Fuori di qui c’è il luccichio del male,
che ancora si dimena coi suoi trucchi.

***

Il gesto del silenzio è una protesta,
un atto di eroica resistenza
di fronte al dilagare di rumori-
parole, il quotidiano smottamento
di pensieri insensati. Ah, la pausa
benedetta, contare fino a dieci,
sospendere il giudizio. Percepire,
aspettare, fidarsi: i verbi santi
che ci uniscono al Verbo, generato
dall’eterno silenzio del Creatore.
Padre nostro, distilla le parole
da dire; e perdona quelle inutili.

***

Guardare in alto, verso la colomba,
prendere il volo sopra le bassezze,
librarsi sulla trama della storia,
come fossimo già dove si va
comunque tutti. Uscire da ogni fuso,
fermarsi a contemplare l’oltretempo,
per ritornare nuovi, con lo sguardo
di Cristo. Ringraziare per la prova,
dirci l’un l’altro: ecco, Dio ci ha visto.
D’ora in avanti, mai sarai confuso:
se gli credi, il tuo te stesso trovi.

***

Passare da una vita vecchia al nuovo
è l’avventura ignota del credente,
sconosciuta alla gente che si ferma
al rito, alla mediocre mediazione.
Ma si saprà in quel giorno benedetto 
il vero peso della religione,
la luce che vi passa di traverso
tra preti, suore e altri personaggi
che sembrano offuscare la sua gloria
e invece la rafforzano: il prodigio
di un Dio che si rivela in questa nebbia
non si è visto in nessuna umana storia.

***

Conosco bene il dramma di trovarsi
di fronte al manoscritto dell’ennesimo
Virgilio, senza il quale vagheremmo
nel buio. La ventura di restare
sommersi dalla luce imprescindibile
di eroi, navigatori, artisti, santi,
persuasi di salvare il mondo. L’unico
vantaggio è avere appreso la lezione:
scrivere qui, nel posto dove solo
gli amici si divertono a passare;
dove nessuno soffre per l’eccesso
dell’io; e parli come fosse a Dio.

5 pensieri su “Ora è giorno

  1. Ognuna di queste poesie è un mondo denso di sugnificato, da scoprire, gustare, centellinare…ognuna con la sua speciale e unica bellezza.

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