Frammenti di Cinema # 12

 

 

Ci sono film tra loro molto diversi e lontani, eppure rappresentano in modo lineare come si è modificato il punto di vista dell’osservazione nel cinema, e non solo. L’osservatore è tradizionalmente fuori, distante e guarda dentro. E’ la posizione che occupa Jeff in La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, costretto su una sedia a rotelle a causa di una frattura, mentre osserva con il suo binocolo ciò che accade nelle case di fronte. In Dillinger è morto di Marco Ferreri l’osservazione entra dentro la stanza, nel suo tempo e nel suo spazio. Il tempo del cinema coincide con quello reale. E noi seguiamo Glauco dal suo rientro a casa, dopo il lavoro, fino all’assassinio della moglie e alla sua fuga su uno yacht, senza alcuna scissione, se non di senso e significato, con il suo percorso di alienazione. Se posso sostituire il senso dell’osservazione, l’udito con la vista, ne La conversazione di Francis Ford Coppola, Harry Caul finirà per distruggere la sua abitazione alla ricerca ossessiva della cimice che lo avrebbe mutato da spia in spiato.

In Locke di Steven Knight aderiamo completamente con la vita osservata. Come nel film di Marco Ferreri il tempo e il luogo coincidono con quelli reali. Seguiamo Ivan Locke per tutto il suo viaggio in auto dal posto di lavoro fino alla clinica dove una donna con cui ha avuto mesi prima una relazione occasionale sta per partorire. Per tutto il film Ivan, la sua voce e il suo mondo interno, è l’unica presenza, ripresa in una soggettiva integrale. Al contrario del film di Ferreri non subiamo una scissione, ma aderiamo completamente alla vita di Locke e alla sua scelta. Non c’è più alcuna  distanza che separi lo spettatore. Il più post-moderno, tuttavia, è Nanni Moretti che addirittura fa scomparire ogni distinzione tra realtà e finzione: egli stesso, il regista-autore diventa il protagonista della storia in Caro Diario. Il futuro lo prefigura Noodles in C’era una volta in America di Sergio Leone: la tecnologia ci consentirà di metterci a guardare il nostro passato on-demand, come se fosse un film. All’opposto di Moretti, la memoria stessa della nostra vita sarà il film da guardare e noi la (ri)vedremo scorrere davanti ai nostri occhi, più solitari di Proust, come inebetiti dalla forma più innocua e insieme più devastante di oppio.

In realtà, oltre questi film, ho sempre pensato che Jean-Luc Godard, Wim Wenders e Brian De Palma abbiano raggiunto nel cinema il livello più alto nella riflessione sul guardare; su questi dovremo pertanto tornare. Poi, ho visto Las Meninas di Velàzquez e ho capito chi ha davvero inventato il Cinema, ancora prima dei fratelli Lumiere. Prima di me, tuttavia, è arrivato Pier Paolo Pasolini che in Cosa sono le nuvole (episodio di Capriccio all’italiana), fa spuntare una riproduzione del quadro nel furgoncino che porta via le marionette rotte, mentre l’autista Domenico Modugno canta la sua splendida canzone.

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