3 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Maria Szymborska

  1. Wisława Szymborska – L’odio
    da:
    LA GIOIA DI SCRIVERE
    Tutte le poesie (1945-2009)
    A CURA DI PIETRO MARCHESANI
    ADELPHI EDIZIONI

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    Morton Feldman: Piano and String Quartet (1985)

    ***********************************

    Guardate com’è sempre efficiente,
    come si mantiene in forma
    nel nostro secolo l’odio.
    Con quanta facilità supera gli ostacoli.
    Come gli è facile avventarsi, agguantare.
    Non è come gli altri sentimenti.
    Insieme più vecchio e più giovane di loro.
    Da solo genera le cause
    che lo fanno nascere.
    Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
    L’insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.
    Religione o non religione –
    purché ci si inginocchi per il via.
    Patria o no –
    purché si scatti alla partenza.
    Anche la giustizia va bene all’inizio.
    Poi corre tutto solo.
    L’odio. L’odio.
    Una smorfia di estasi amorosa
    gli deforma il viso.
    Oh, quegli altri sentimenti –
    malaticci e fiacchi.
    Da quando la fratellanza
    può contare sulle folle?
    La compassione è mai
    giunta prima al traguardo?
    Il dubbio quanti volenterosi trascina?
    Lui solo trascina, che sa il fatto suo.
    Capace, sveglio, molto laborioso.
    Occorre dire quante canzoni ha composto?
    Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
    Quanti tappeti umani ha disteso
    su quante piazze, stadi?
    Diciamoci la verità:
    sa creare bellezza.
    Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.
    Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
    Innegabile è il pathos delle rovine
    e l’umorismo grasso
    della colonna che vigorosa le sovrasta.
    È un maestro del contrasto
    tra fracasso e silenzio,
    tra sangue rosso e neve bianca.
    E soprattutto non lo annoia mai
    il motivo del lindo carnefice
    sopra la vittima insozzata.
    In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
    Se deve aspettare, aspetterà.
    Lo dicono cieco. Cieco?
    Ha la vista acuta del cecchino
    e guarda risoluto al futuro
    – lui solo.

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  2. Veramente geniale questo ritratto dell’odio dipinto dai versi della Szymborska, e perfetta l’interpretazione, ed anche l’accostamenti musicale.

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