Daniele Giancane, Anima vagabonda. Appunti per un biografia (Tabula fati, 2018)

Daniele Giancane ha sentito l’urgenza di raccontarsi, come egli stesso scrive. Di abbozzare un’autobiografia, giunto “all’alba” dei settant’anni. Da poco ha lasciato l’insegnamento universitario di Letteratura per l’Infanzia dopo un impegno lungo una vita. Ha pubblicato oltre cento volumi, tra saggi, narrativa e poesia, ed è l’animatore del gruppo poetico de La Vallisa, che ha raccolto e rappresentato, se non la migliore poesia della Puglia, certamente quella più coerentemente legata alla promozione culturale della propria terra. Ancora oggi, instancabilmente, ogni lunedì tiene presso la Libreria Roma di Bari incontri e dibattiti culturali, non solo poetici. Questi Appunti per una biografia, non sono dunque un afflato di vanità. Concretizzano invece un vero e proprio concentrato di esperienza e di valore che è di grande sollievo e utilità per chiunque pensi che la cultura debba essere impastata di vita. Ne viene fuori il racconto della scoperta e della formazione “di un’anima vagabonda e inquieta” così vibrante da creare una risonanza con gli altri, con i lettori. Ed ancora, apprezziamo la forma rovente e l’assenza di una chiusura ammonitrice. Con una scelta non usuale, questi appunti autobiografici si concludono con una breve silloge poetica. Perché, come Giancane stesso precisa, “la biografia è poesia”.

Troviamo così conferma che nasce prima la passione per la lettura. Il piccolo Daniele era persino un “ladro” di letture. Scopriamo che in stazione saliva sui treni arrivati al capolinea e pochi minuti dopo riscendeva soddisfatto con un fascio di giornali, riviste, dépliant e “quando proprio la fortuna girava dalla mia parte, anche qualche libro.” Ogni scrittore è stato prima un lettore onnivoro. Giancane ce lo conferma. Anche per lui la scrittura è arrivata dopo. E come passione per il giornalismo.

Troviamo un’altra conferma esistenziale. Che al Sud la passione letteraria è sempre passione civile. Ecco che gli appunti di Giancane ci fanno scoprire una Puglia per nulla marginale, ancor prima dell’attuale sua fortunata stagione. La Puglia di Tommaso Fiore, vincitore del Premio Strega col suo grande libro Un popolo di formiche. E quella più contemporanea di Dizzie Gillespie, spesso ospite a Bari, dove amava frequentare il centro baha’i e dove Giancane si recava per raccoglierne impressioni, confessioni, aneddoti. Tutte queste esperienze alimentano i due principali percorsi biografici, la poesia e l’insegnamento della letteratura per l’infanzia presso l’Università di Bari. Nella poesia, pugliese in particolare, ancora oggi possiamo seguire e apprezzare l’esperienza de La Vallisa, che anche Giorgio Barberi Squarotti considerò la rivista “tra le esperienze letterarie più significative dell’ultimo decennio” (in La civiltà letteraria in Italia, Enciclopedia della Utet). Nell’insegnamento, infine, ha continuato a coltivare il suo spiccato “umanesimo”, praticando questa materia come un “felice limbo tra la letteratura e le scienze umane.”

Su questi appunti si innesta con una continuità naturale e coerente la breve silloge poetica, La felicità e altre storie, che, non a caso, si distingue per le poesie raccolte in Uno Spoon River tutto mio.  I versi, appunto, imbastiscono il racconto di piccole e grandi storie umane che hanno incrociato la vita dell’autore, ciascuno dei personaggi, prima lettore e poi, in qualche modo, autore, egli stesso di altre narrazioni, in uno cerchio, un girotondo?, pregno di autentica umanità. Queste poesie, lettore, non sono solo le mie./ Sono anche le tue e di tutti coloro che/ ho incontrato. Azzardo a dire che in questo crepuscolo solo stagionale, tutt’altro che letargico, in realtà, vitalissimo, si racchiude il graal della piccola felicità degli esseri umani. Pensa se tutti noi – donne, uomini, uccelli,/ sonnecchiosi gatti,/ il calabrone che s’agita in giardino – fossimo/ immortali! (…) Tutto questo, ti dico, fa poesia.

Per tutto questo, molti nutrono gratitudine verso  l’esempio di questo vagabondare dell’anima di Daniele Giancane. E “il cammino non è ancora finito.”

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