Intervista a Giuseppe Lupo

Gli anni del nostro incanto
Breve intervista a Giuseppe Lupo
di Guido Michelone

Nato a Latella nel 1963 e giunto con Gli anni del nostro incanto al settimo romanzo nel giro di un ventennio, Giuseppe Lupo si conferma narratore dalla prosa raffinata, struggente, evocativa, grazie a un personale sentimentalismo, forse derivato dallo studio attento della letteratura italiana, di cui è docente all’Università Cattolica di Milano e su cui ha pubblicato articoli, saggi, monografie. In questa breve intervista, l’autore spiega le motivazioni intime di questa nuova fatica letteraria.

Come è arrivato a scrivere questo romanzo?
Vivo in Lombardia da 37 anni, sono arrivato a Milano diciottenne per studiare all’Università, a mettere a frutto sogni e desideri. E Milano è la città che mi ha dato quel che cercavo, poiché ha la capacità di mettere a disposizione ciò che si vuole. E il libro lavora molto su questo discorso, perché i personaggi arrivano a Milano nel decennio ’60 per “essere all’altezza di questi anni”, insomma nella possibilità di vivere la modernità come non la si può vivere fuori di questa metropoli.

Quindi il suo, come quello dei protagonisti del libro, è un viaggio senza ritorno?
Sono molto innamorato nel luogo in cui sono nato, in Basilicata, ma non ci vivrei più. Resto a Milano non solo per far vivere i miei progetti, ma per capire anche alcune dinamiche delle epoche che stiamo vivendo. Il lavoro per me è assecondare un’idea di vita.

Dunque nel romanzo s’avverte qualcosa di autobiografico
Si tratta di un libro costruito sulla Milano degli anni ’60, non per un effetto revival o nostalgia, ma per verificare quanto ho vissuto.

Come nasce l’idea del libro?
Da una foto trovata sul Corriere della Sera, nel 2003, conservata e riportata in copertina. Volevo raccontare una storia appunto degli anni ’60 e cercavo dei personaggi: e allora posso prendere come protagonisti del libro questi quattro [l’immagine La famiglia sulla Vespa, scattata dal reporter Giuseppe Colombo nel 1968 nei pressi di largo Cordusio – per raccontare la storia di una famiglia tipica, padre, madre e due bambini piccoli.

E com’è la storia di questi anni del nostro incanto?
Luigi, detto Louis, operaio emigrato dal sud che ha scelto Milano per migliorare la sua condizione di vita, conosce Regina, un parrucchiera di origine veneta, e si sposano. Nascono due figli, Bartolomeo chiamato Indiano e Vittoria che nella foto ha appena un anno. Quel giorno si festeggia il decimo anniversario del loro matrimonio e la famigliola, che abita la periferia, è diretta in centro a un tavolino del Bar Motta. La famiglia sembra andare incontro a una vita “sbarluscenta”, così definita dalla mamma, ovvero “l’epoca luminosa che tutti noi attraversiamo quando ci sentiamo il mondo in tasca”.

Attraverso di loro un discorso sulla modernità?
Sì, ma la modernità per questo operaio e questa parrucchiera con due figli a carico, era ed è la lavatrice, il frigorifero, il televisore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.