Frammenti di Cinema # 14

 

 

Non so se esista, come per la letteratura, una cattedra universitaria di Cinema e Diritto. Il materiale di studio, sotto diversi profili, sarebbe copioso, ricco e interessante. Ad esempio, ai limiti della curiosità aneddotica, Il segreto dei tuoi occhi (2009) di Juan José Campanella (di cui Billy Ray ne ha fatto un remake con Julia Roberts) non è solo un bellissimo film sulla violenza e la vendetta. Può essere utilizzato come modello di diritto comparato. Si scopre, infatti, che in Argentina, e presumibilmente in altri paesi di ordinamento giuridico latino-americano, il cancelliere non è solo il notaio del giudice ma svolge anche compiti di direzione delle indagini di polizia. Il protagonista (Ricardo Darìn), infatti, non è un poliziotto ma un funzionario della Procura.

 

Grazie, poi, al gustosissimo saggio di Bruno Cavallone, La borsa di Miss Flite: storie e immagini del processo, scopriamo che Miracolo nella 34^ strada, film natalizio di successo del 1994 con Richard Attenborough ha un precedente nobile in quello del 1947, diretto da George Seaton, che addirittura viene preso ad esempio di delimitazione del “thema probandum”: ovvero non è importante la verità, ma come si dimostra. Ecco che il Tribunale riconosce che Kris Kringle è Babbo Natale grazie al fatto che le Poste decidono di girare presso la Corte Suprema di Giustizia tutte le lettere accumulate nei suoi magazzini a causa dell’indeterminatezza del recapito Polo Nord. E questo conferma la teoria che la funzione della prova tende a ratificare le convinzioni della collettività in nome della quale essa è pronunciata.

Interessante è comprendere i meccanismi psicologici, e non solo, che stanno dietro le sentenze pronunciate dalle giurie popolari. Esemplari sono due film lontani tra loro molti anni, La parola ai giurati del 1957 di Sidney Lumet e La giuria del 2003, tratto dal romanzo di John Grisham. Il primo film, interamente girato all’interno della camera di consiglio, racconta come si forma, mai liberamente, il giudizio dei giurati, che deve essere unanime, su un caso concreto. L’altro, invece, caso unico nella storia del cinema di genere, porta alla luce l’esistenza di sistemi organizzati e strategie extra-processuali per orientare non solo il giudizio dei giurati ma la scelta stessa di questi nella composizione della giuria. Le analogie con la possibilità concreta di condizionare l’opinione pubblica dietro l’apparenza della democrazia diretta sono impressionanti e rendono quest’ultimo film di grande attualità.

Se dal processo passiamo al diritto sostanziale, due film andrebbero suggeriti. La promessa di Sean Penn del 2001 con Jack Nicholson, e il recentissimo L’insulto del libanese Ziad Doueiri. Il primo porta sullo schermo con grande passione e suspense un tema profondissimo e delicato: quello della colpa. Non è un caso che sia tratto da un capolavoro di Friedrich Durrenmatt, autore che ha dedicato la sua opera alle implicazioni tra coscienza e sistema delle regole giuridiche e morali. L’altro, invece, inseguendo la storia processuale di un banale insulto stradale per futili motivi tra un cristiano e un palestinese, s’inoltra in quel groviglio di responsabilità storiche, reciproche intolleranze e violenze, che è stata la guerra in libano. Il contenzioso giuridico è davvero uno spaccato della storia di un popolo. Parafrasando, senza alcuna ironia Ungaretti, certi registri sono il paese più straziato.

2 pensieri su “Frammenti di Cinema # 14

  1. Vorrei segnalare il bellissimo film Winter sleep, in italiano Il regno d’inverno, un autentico capolavoro.

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