Ornithology 31. Mansfield

Mansfield_stampQuando ero uccello

Mi arrampicavo sull’albero di karaka,
fino a un nido tutto di foglie,
soffici come piume.
Intonavo un canto che proseguiva da sé,
e pur senza parole alla fine intristiva.
Sotto l’albero, tra l’erba, c’erano delle margherite.
Per metterle alla prova, dissi loro:
«Vi staccherò la testa con un morso, per darla ai miei piccoli».
Ma loro non mi credevano uccello
e restavano aperte.
Il cielo era un nido azzurro di piume bianche
e il sole la mamma uccello che lo scaldava.Questo diceva il mio canto, pur senza parole.
Fratellino veniva sul sentiero, con la carriola:
io mutai il vestito in ali e rimasi immobile.
Poi, quando fu vicino dissi: «Cip cip!».
Per un istante mi guardò stupito,
poi disse: «Sciocca, non sei un uccello. Ti si vedono le gambe».
Ma le margherite non contavano,
non contava il fratello:
io mi sentivo uccello.


When I was a Bird

I climbed up the karaka tree
Into a nest all made of leaves
But soft as feathers.
I made up a song that went on singing all by itself
And hadn’t any words, but got sad at the end.
There were daisies in the grass under the tree.
I said just to try them:
«I’ll bite off your heads and give them to my little children to eat.»
But they didn’t believe I was a bird;
They stayed quite open.
The sky was like a blue nest with white feathers
And the sun was the mother bird keeping it warm.
That’s what my song said: though it hadn’t any words.
Little Brother came up the path, wheeling his barrow.
I made my dress into wings and kept very quiet.
Then when he was quite near I said: «Sweet, sweet!»
For a moment he looked quite startled;
Then he said : «Pooh, you’re not a bird; I can see your legs.»
But the daisies didn’t really matter,
And Little Brother didn’t really matter;
I felt 
just like a bird.

1909-10, trad. mia, sulla base di quella di Federico Mazzocchi

*

Nel cielo rosso

Nel cielo rosso due uccelli che volano,
che volano con ali abbattute;
tacito e solitario il loro presago volo.
Tutto il giorno il sole trionfante di gialle insegne
ha lottato e lottato con la terra: arresa infine,
l’ha pugnalata al cuore, ha raccolto il suo sangue in un calice,
spargendolo nel cielo della sera.
Quando gli uccelli scuro-piumati si levano in volo,
quieta giace la terra avvolta nella sua funebre ombra,
i suoi occhi senza vista sono volti al cielo rosso
e agli uccelli che cercano senza posa.

Across the Red Sky

Across the red sky two birds flying,
Flying with drooping wings.
Silent and solitary their ominous flight.
All day the triumphant sun with yellow banners
Warred and warred with the earth, and when she yielded
Stabbed her heart, gathered her blood in a chalice,
Spilling it over the evening sky.
When the dark plumaged birds go flying, flying,
Quiet lies the earth wrapt in her mournful shadow,
Her sightless eyes turned to the read sky
And the restlessly seeking birds.

1911, trad. mia, sulla base di quella di Federico Mazzocchi

*

L’uccello ferito

Nell’ampio letto
sotto la verde trapunta ricamata
con fiori e foglie che sempre si muovono leggeri
lei è come un uccello ferito che riposa su uno stagno.

Il cacciatore scoccò il suo dardo
e la colpì al petto;

la colpì, ma non la uccise.
«O mie ali, alzatemi, alzatemi!
Non sono ferita a morte!»
Si lasciò ricadere e tacque.

Persone cortesi vengono al bordo dello stagno coi loro cestini.

«Certo il povero uccello vuole cibo!»
Borse e tasche piene fino a scoppiare
di avanzi della tavola dei padroni, e dei servi.
Oh, come si compiacciono nel dare qualcosa!
«Un tempo – lo sai, lo sai ­– sempre volavi via.
Venivi così di rado sul davanzale, raramente
accettavi le deliziose briciole gettate in cortile.
Ecco per te bocconcini squisiti, roba
buona come fosse fresca, e un pezzo di torta
e poi pane pane pane e ancora pane.»

La notte, nell’ampio letto
con fiori e foglie
che s’intessono adagio nel buio,
lei è come un uccello ferito in riposo su uno stagno.
Timida, timida alza la testa dalle ali.
Nel cielo ci sono due stelle
che fluttuano, brillano…
O acque, non mi coprite!
A lungo, a lungo vorrei guardare le belle stelle!
O mie ali, alzatemi, alzatemi!
Non sono ferita a morte…


The Wounded Bird

In the wide bed
Under the green embroidered quilt
With flowers and leaves always in soft motion
She is like a wounded bird resting on a pool.

The hunter threw his dart
And hit her breast,

Hit her but did not kill.
«O my wings, lift me – lift me!
I am not dreadfully hurt!»
Down she dropped and was still.

Kind people come to the edge of the pool with baskets.
«Of course what the poor bird wants is plenty of food!»
Their bags and pockets are crammed almost to bursting
With dinner scrapings and scraps from the servants’ lunch.
Oh! how pleased they are to be really giving!
«In the past, you know you know, you were always so fly-away.
So seldom came to the window-sill, so rarely
Shared the delicious crumbs thrown into the yard.

Here is a delicate fragment and here a tit-bit
As good as new. And here’s a morsel of relish
And cake and bread and bread and bread and bread.»

At night, in the wide bed
With the leaves and flowers
Gently weaving in the darkness,
She is like a wounded bird at rest on a pool.
Timidly, timidly she lifts her head from her wing.
In the sky there are two stars
Floating, shining …
O waters
– do not cover me!
I would look long and long at those beautiful stars!
O my wings – lift me – lift me!
I am not so dreadfully hurt…

1919, trad. di Federico Mazzocchi, con varianti mie

*
Mansfield

Katherine MANSFIELD Quando ero uccello e altre poesie
a cura di Federico Mazzocchi
Passigli Poesia, Bagno a Ripoli [FI], 2009

Undiscovered Country
I Poems di Katherine Mansfield (pubblicati postumi nel 1923) si possono leggere online nella New Zealand Electronic Text Collection: http://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-ManPoem.html

Immagine d’apertura: francobollo dedicato a Katherine Mansfield nel centenario della nascita. La scrittrice nacque a Wellington, Nuova Zelanda, nel 1888.

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