La donna di picche di Remo Bassini

Riflessioni attorno al nuovo romanzo dello scrittore vercellese

di Guido Michelone

Il nuovo romanzo di Remo Bassini conferma la volontà dell’autore di abbracciare, seguire, vedere il noir non come genere in sé, ma raccontare, attraverso meccanismi collaudati, fatti e misfatti dal sapore tremendamente realistico. Come già dunque accaduto con il libro precedente La notte del Santo, Bassini torna con il commissario Pietro Dallavita, sperimentando il giallo quale pretesto narrativo serio, per illustrare episodi di cronaca che assurgono al rango di intrighi e intrecci, che, a loro volta, devono essere svelati poco alla volta, secondo le migliori tecniche di coinvolgimento emotivo verso i lettori.

Il mistero iniziale – una donna ammazzata in una chiesa vercellese – diventa l’occasione per lanciare un preciso messaggio esistenziale – ma anche politico nel tratteggiare, sullo sfondo, marxianamente, la lotta di classe tra egemoni e subalterni – in grado di coinvolgere de facto ogni protagonista di una vicenda quasi corale, dove i personaggi sono molti, benché nell’economia del romanzo l’attenzione si focalizzi sul rapporto tra il commissario e le due donne che in fondo, a vario titolo, lo corteggiano, ossia una collega e la figlia della vittima. E qui il libro si fa interessante, perché Bassini alterna il punto di vista delle due donne come voci narranti, che seguono le mosse del commissario, verso il quale provano entrambe una simpatia che si fa, di capitolo in capitolo, sempre più morbosa: ma a questo punto vale la pena fermarsi, per non intralciare il lettore nel gusto per la scoperta o la sorpresa, visto che si tratta pur sempre di giallo, noir o poliziesco. Differente però da Holmes, Spillane o Montalbano, c’è il fatto che l’archetipo del detective (simboleggiato da Dallavita) è un uomo in crisi, quasi un eroe romantico negativo di altri tempi, consapevole però di andare sino in fondo nel proprio ruolo di analista giustiziere che presto o tardi consegnerà l’omicida alla giustizia (finale a sorpresa ancora una volta top secret). E c’è pure il fatto che Bassini ambienta finalmente la storia nella sua Vercelli, dov’è cresciuto e dove ancora lavora come giornalista, pur senza mai rinnegare le proprie origini toscane (Cortona per l’esattezza).

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