Poesia di musicista: Elisabetta Piras

di Guido Michelone

Estrosa, simpatica, affascinante, è la pianista del momento: la cagliaritana Elisabetta Piras, quarantenne, cosmopolita per vocazione, è in grado di eseguire, allo strumento, grandi partiture ottocentesche e soprattutto contemporanee, privilegiando compositori sia notissimi sia da riscoprire.


La parola poesia quindi si abbina alla perfezione all’esperienza artistico-culturale di Elisabetta Piras, la quale, oltre suonare brani ad esempio di Clara e Robert Schumann, Erik Satie, Claudio Debussy, Nino Rota, Astor Piazzolla, David Tudor, Federico Gozzelino, John Cage, è da sempre una valente didatta e un’indefessa studiosa nell’ambito della ricerca universitaria, dalla pedagogia alla musicoterapia.
Il curriculum è ormai lunghissimo e perciò difficile da sintetizzare, ma per Elisabetta Piras suona bene la definizione “poesia di musicista”, perché lavorando via via con bambini, adolescenti, adulti, si rivela soprattutto maestra di vita, dispensatrice di una saggezza musicale che, grazie a quanto da lei riferito nella seguente intervista, diventa subito un dolce tenero universalismo, quasi a rivolgersi al mondo intero, per condividere esperienze artistico-musicali sublimi.

Signorina Elisabetta Piras, anzitutto cosa ama maggiormente della sua attività di musicista?
Che è diversa ogni giorno. A volte mi concentro su un solo aspetto del mio lavoro, che si tratti di insegnare musica, concerti o scrivere articoli, ma non c’è mai tanto tempo per stancarsi.

E cosa invece proprio detesta dei ciò che fa grazie alla musica?
Non mi piace dover convincere costantemente le persone che la musica, specialmente nel suo aspetto performativo, è un vero lavoro per me. L’aspetto didattico è riconosciuto più facilmente, anche nella regolarità di un feed-back economico, ma non sempre nelle profondità e nei valori che questo incarna.

C’è un episodio o un aspetto particolarmente bello nella sua intensa attività musicale?
I momenti di massima felicità nel mio lavoro sono stati quelli in cui ho avuto l’opportunità di suonare con gli altri e di viaggiare.

Ma esiste qualcosa che deplora di più in se stessa come musicista o didatta?


L’impulso: sfortunatamente non sono diplomatica. Col tempo, ho notato che ero capace di avere una relazione abbastanza efficace, ma solo in situazioni che mi sono congeniali. In situazioni di reale preoccupazione non posso mediare tra ciò che penso e ciò che è diplomaticamente corretto dire e agire, anche se teoricamente mi è chiaro.

Ha voglia di svelarci due tratti importanti della sua personalità artistico-professionale?
Penso di avere due caratteristiche marcate: la prima è una sorta di sarcasmo, che mi permette di superare, in modo giocoso, ciò che è difficile per me affrontare, o che mi infastidisce, o che mi fa soffrire. La seconda è la determinazione, piuttosto selettiva, ma quando presente, molto accentuata.

Riesce a menzionare un suo grande successo in ambito musicale?
Non posso dire, ogni volta che mi sembra di aver raggiunto un obiettivo, questo si allontana. Ogni volta che faccio qualcosa di importante, dopo averlo appena inserito nel mio cv, mi sembra una cosa normale. Per essere onesti, al momento considero il mio più grande risultato essere nello stato per rifiutare opere che non mi piacciono.

Lei, signorina, ha lavorato con tantissimi musicisti e musicologi e cosa ammira di più delle persone che vivono nella sua stessa professione?
Difficile dirsi… dovremmo prima definire cosa intendiamo con “ammirazione”… Personalmente ammiro molto i miei insegnanti, quelli che mi hanno insegnato le cose che rendono il musicista, il musicologo, l’insegnante ciò che sono; ammiro pure la loro arte e la loro professionalità. Ammiro inoltre molti musicisti con caratteristiche completamente diverse fra loro, che potrebbero non avere la stessa coerenza artistica, ma con l’intelligenza colpiscono ogni progetto che intraprendono.

Altri ancora?
Ammiro anche quei musicisti che credono in progetti ardui, o esplorano nuove tecniche e temi, o lavorano con limiti, quindi studiano e si impegnano di più e meglio di altri. È sempre ammirazione, ma è un diverso tipo di ammirazione.

Lei che appare così seria, quadrata, professionalmente razionale, tiene in serbo qualche stravaganza?
Cambio spesso le parole, amo modificare nomi di persone e cose, adatto vecchi proverbi, poi uso tutto in modo naturale, creando nuovi modi di dire.

Quale ruolo gioca l’arte in generale nella sua vita e nel suo lavoro?
Essendo una musicista, la musica ha chiaramente un ruolo totalizzante nella mia esistenza. Oltre a ciò, cerco di tenere a mente tutte le espressioni artistiche, in termini sia estetici sia esistenziali.

Cosa rappresentano per lei i libri e la lettura?
Ho letto molto, sia per il lavoro di musicologia che per il piacere di farlo. Molti libri hanno influenzato la mia vita, dal punto di vista sia umano sia professionale.

E se dovesse indicare un libro non musicale, che l’ha particolarmente colpita negli ultimi anni, cosa direbbe?
Il corpo, del filosofo Umberto Galimberti, perché è un testo che approfondisce in modo intrigante il ruolo del corpo in relazione alla storia, alla cultura e alla psicologia umane. In qualche modo, in modo sottile, ha cambiato il mio modo di vedere le persone intorno a me, sentirle e comprenderle. Oltre questo, il modo in cui il libro è scritto, il modo di argomentare, mi ha dato un nuovo impulso nell’approfondire le questioni sociali che penso.

Signorina, c’è per lei un tesoro prezioso a livello materiale?
Il mio grande e grosso pianoforte di Petrof… i miei genitori me l’hanno dato quando ero molto giovane.

Ha qualche poeta, romanziere, saggista o drammaturgo che preferisce più degli altri?
Non ho scrittori preferiti, tendo ad amare i libri di per sé, badando a scegliere bene… E finora non ho ancora incontrato uno scrittore che non mi abbia deluso con un suo libro…

Ha un eroe o un’eroina nella fiction letteraria o cinematografica?
Rossella O’Hara in “Via col vento”.

Ed eroi o eroine nella vita reale?
Non penso davvero ai termini dell’eroismo di qualcuno.

Quali figura professionale gradirebbe trovare o conoscere nell’immediato futuro?
Mi piacerebbe incontrare un buon manager, qualcuno che possa darmi consigli efficaci per migliorare i miei progetti. E un poeta che mi dedichi poesie.

Ipoteticamente quale musica vorrebbe ascoltare il giorno prima di passare a ‘miglior vita’?
Tutte e quattro le sinfonie di Brahms.

La sua prossima esibizione?
Sono Testimonial alla Giornata Europea della Musica 2019 a Vercelli, dove, per la Società del Quartetto, terrò al pianoforte il 21 giugno il recital “Romanticamente” assieme al violoncellista Lamberto Curtoni in un programma che va da Bach allo stesso Curtoni, passando attraverso Debussy, Fauré, Schiumann, Gozzelino.

E, per concludere, signorina, le piace la definizione ‘poesia di musicista’ per questa lunga chiacchierata?
Perfetta, grazie a tutti voi e un ‘in bocca al lupo’ con ‘La poesia e lo Spirito’.

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