Sotto la grande nuvola bianca #3 (Tāne Mahuta)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti

Il Re della Foresta: Tāne Mahuta

Una camminata di pochi minuti all’interno del parco naturale di Waipoua, nella più grande foresta pluviale ancora intatta nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, e ci si trova davanti a Tāne Mahuta, un gigante di 51,5 metri, con una circonferenza del tronco di 13,77 metri, il più grande esemplare di albero kauri sopravvissuto al disboscamento seguito alla colonizzazione europea.
Nella mitologia maori Tāne è il dio della foresta e degli uccelli, il figlio di Ranginui (Padre Cielo) e Papatūanuku (Madre Terra), nonché colui che avrebbe dato origine al genere umano.
Con un’età stimata di circa 2000 anni, Tāne Mahuta è il più maestoso albero kauri al mondo, attualmente protetto, insieme col resto del parco e con Te Matua Ngahere, il suo vicino di 30 metri d’altezza (età stimata, tra i 2500 e i 3000 anni), dal Dipartimento della Conservazione della Nuova Zelanda.
Come le sequoie in California, i kauri appartengono alla famiglia delle conifere e un tempo costituivano una riserva illimitata di legno per il popolo maori che li utilizzavano per costruire waka (grandi canoe lunghe fino a 40 metri), realizzare sculture ed elevare abitazioni, oltre che per masticarne la corteccia dopo averla ammorbidita nel latte proveniente dalle piante di puha.
Con l’arrivo dei coloni europei, i tronchi dei kauri vennero utilizzati per le necessità della crescente industria marittima inglese, e si dimostrarono un materiale d’insuperabile qualità per rispondere alla domanda dell’industria edile. L’ascesa e lo sviluppo dell’impero britannico richiedevano tra l’altro sempre più pascoli e terre coltivabili, ottenibili senza grandi sforzi grazie alla deforestazione, e di conseguenza tra il 1700 e la fine del 1800 si assistette ad un rapido diminuire di queste foreste che passarono da una superficie stimata di oltre un milione di ettari agli 80.000 attuali.
La protezione degli alberi kauri è divenuta negli ultimi tempi una questione di grande rilevanza anche a causa di una malattia d’origine non chiara (“Kauri dieback disease”) che li sta lentamente uccidendo e costituisce ad oggi una seria minaccia per l’intero ecosistema neozelandese. Le foreste di kauri ospitano numerose altre specie di alberi e piante nativi (totara, taraire, kohekohe, towai, toatoa, tanekaha e rata) ed hanno un ruolo cruciale nel mantenimento della biodiversità che le alimenta. Il lungo arco vitale dei kauri, e la presenza di alte percentuali di tannino nelle loro foglie, contribuiscono infatti alla creazione di habitat ricchi di umidità ideali per la sopravvivenza di molte specie d’uccelli nativi.
Le foreste nel parco naturale di Waipoua furono per molto tempo risparmiate dal disboscamento grazie alla loro posizione relativamente isolata rispetto ai grandi insediamenti umani, ma la terra, che fu acquistata dalla Corona inglese nel lontano 1876, venne dichiarata ufficialmente un ‘santuario’ solo nel 1952, e un parco vero e proprio nel 1987.
Oggi, all’ombra dei kauri, nel cuore verde e pulsante di una delle foreste più belle al mondo, continuano a fermarsi turisti e curiosi provenienti dai quattro angoli del pianeta. I due giganti della foresta, considerati tapu (tabù, sacri) dai Maori, si stagliano silenziosi nel verde intricato che li circonda.
“Alle volte le persone si sentono a tal punto sopraffatte dall’atmosfera da cominciare a piangere” confessano le guide del parco, “non solo per la presenza di Tāne Mahuta, ma dell’intera foresta che gli fiorisce attorno”.
Fu con gli alberi e le foreste che secondo la mitologia maori Tāne rivestì Papatūanuku (la Madre Terra) dopo la separazione da Ranginui (il Padre Cielo). I miti raccontano che le piante ricoprirono la Terra per farla sentire al caldo e meno sola, e che quando furono generati i primi uomini vi trovarono protezione e nutrimento: la foresta è il Te Wao-tapu-nui-a-Tane (il vasto e segreto bosco di Tane) il luogo dove la vita cresce e prospera.
Nella tradizione maori i kauri erano insieme divinità e custodi dell’energia degli antenati e di conseguenza il loro taglio, necessario ai bisogni della comunità, avveniva solo non nel rispetto di complessi cerimoniali.
Oggi il rito è quasi scomparso, ma le foreste kauri sono protette dalla legge e continuano tra mille difficoltà a sopravvivere. Per quanto superato dalla Storia, il mito resiste e respira, e sembra rigenerarsi nel tronco e nel fogliame di Tāne Mahuta e Te Matua Ngahere sgorgando, con stupefatta integrità, nel silenzio commosso di chi gli rende omaggio e nelle tradizionali, affascinanti karakia (preghiere/inni/incantesimi) del popolo maori:

Tane-Mahuta
Te Kaitiaki O Te Ngahere
Te Kaimai ki Mauao
Nga rakau me nga Manu
No Ngaiterangi Rohe e
Te Kauri (Te Kauri)
Te Kiwi (Te Kiwi)
Te Ponga (Te Ponga)
Kei roto i te Ngahere
Tane-Mahuta
Te Kaitiaki
O Te Ngahere

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