Frammenti di Cinema # 16

Anche il cinema si è interrogato molto su Dio. Mi viene immediatamente in mente Luci d’inverno (1963) di Ingmar Bergman. Il film fa parte della trilogia sul “silenzio di Dio”, insieme a Come in uno specchio (1961) ed a Il silenzio (1963). Il film possiede una bellezza di immagine che credo sia la più alta espressione possibile che il cinema abbia potuto evocare della presenza di (un qualsiasi) Dio. Benché proprio questa, il pastore protestante insegua invano, ed in questa ostinata ricerca dell’amore divino, egli finisca per dissipare ogni traccia di amore umano. Krzysztof Kieślowski non affida alle immagini ma alla narrazione oggettiva, la sua personale declinazione religiosa. Lui addirittura ha realizzato una serie tv (in anticipo sui tempi) di dieci film brevi, Il decalogo (1989), quanti sono i comandamenti biblici, per rappresentare la sua visione dell’azione di Dio nella sequenza degli accadimenti quotidiani, dietro quello che a noi sembra essere il “caso”.

 

In Italia il tema di Dio è stato centrale nel cinema di Ermanno Olmi. Eppure egli è riuscito a trasmettere meglio il senso del divino quando ha raccontato senza mediazioni la vita quotidiana e il destino di esistenze umane comuni. Esemplari sono L’Albero degli zoccoli (1978), il suo capolavoro, e il suo ultimo film sulla prima guerra mondiale, Torneranno i prati (2014). C’è riuscito meno quando ha parlato di Dio in modo esplicito come in Centochiodi (2007). Da una prospettiva più laica, Marco Bellocchio cerca Dio nella Storia dietro le grandi questioni etiche della libertà di coscienza. E’ difficile restare stolidamente sulle proprie contrapposte posizioni, senza entrare in crisi rispetto alle proprie certezze, dopo aver visto L’ora di religione (2002), o anche Bella addormentata (2012), quest’ultimo sulla drammatica vicenda di Eluana Englaro.

E’ molto curioso che un film di grande delicatezza sul tema della fede, in una prospettiva narrativa cristiana, sia stato realizzato da un regista di formazione culturale musulmana come il turco Ferzan Ozpetek con Cuore sacro (2005). Ci sono poi film che altri difficilmente potrebbero considerare “religiosi”. Sferrano pugni allo stomaco, infatti, due film che in realtà puntano lo sguardo in alto, oltre le apparenze crudeli della vita materiale. Il cattivo tenente (1992) di Abel Ferrara, con un grande Harvey Keitel, e Le onde del destino (1996) di Lars Von Trier: il primo è un film su una via crucis di conversione; l’altro su un imprevedibile cammino di santità.

 

Di recente Terrence Malick continua a rischiare focalizzando i propri film su questa ricerca. Davvero struggente è To the wonder (2012), anche se difficile da apprezzare senza immergersi in una esperienza sensoriale totale in cui i silenzi e i rumori della vita hanno pari dignità con le parole dei protagonisti. Il film più sconvolgente sulla presenza di Dio, capace di scuotere e di cambiare davvero lo spettatore, è Fine di una storia (1999) di Neil Jordan con Ralph Fiennes e Julianne Moore. Questa forza gli viene dall’omonimo romanzo che lo ha ispirato e rispetto al quale non perde efficacia. L’autore è Graham Greene, un grande scrittore  di spy story e di noir. Credo che non sia un caso.

3 pensieri su “Frammenti di Cinema # 16

  1. E’ curioso che ad occuparsi di Dio siano spesso grandi registi, non sempre credenti. Adoro Kieślowski, del quale vorrei suggerire la trilogia dedicata alla bandiera francese, i film Blu, Rosso e Bianco. E Malick, che mi sembra parlare sempre di Dio e del suo delicato silenzio. Come Olmi. Lars Von Trier è ruvido ma efficacissimo, le derive umane che racconta sono poste a latitudini siderali, ma ciò che più inquieta è la minuscola quotidianità in cui sono immerse, come anche in Dogville, dove però non c’è redenzione. Tutti i film che conosco della rassegna che propone, credo parlino di Dio parlando dell’uomo, a parte forse Ozpetek.

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  2. ” parlino di Dio parlando dell’uomo”, a questo è da riferirsi l’accenno a Ozpetek, in Cuore sacro, infatti( che ho visto due volte) l’umano è talmente rarefatto da risultare poco credibile. Questa la mia modesta opinione

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