Fernando DELLA POSTA – VOLTACIELO. Postfazione di Doris Emilia Bragagnini

Matera

 

Come d’estate il verde oro rigoglioso

dei campi assolati viene attaccato

da strali di polvere e la ruggine abrasa

offende la malva cresciuta in geografie sfavorevoli

così se non ci fossero pioggia e neve

a riempire le cisterne, la vita colerebbe via

goccia a goccia da questo deserto

dopo l’ultima tempesta. Cosa spinse queste genti

ad intagliarsi posticini in queste ossa

in queste midolla farinose della Terra,

forse un intimo ed ostinato senso

della bellezza?

 

***

 

Sospeso, tra un vagone e l’altro del tempo

osservo, l’aggirarsi vano dello sguardo sul vetro

di un me che vorrebbe fermarlo, il tempo:

allontanare sempre di un passo la meta

per ogni metro che avanzo sul sentiero di vita:

trastullo mi oscillo sulla cima del mondo:

– stetoscopio che ausculta il sole – tutto l’arco del cielo!

 

***

 

Chiese come grandi granai di neve.

Ma sulle cose di Dio ci va la polvere sopra

e anche l’oro s’incrosta di umidità.

 

Talvolta di segni di genuflessi

si lucidano i pavimenti e i bastioni

piantati saldamente a terra.

 

Le volte sono quelle che saltano per prime

quando si abbattono le tempeste,

come se a cielo non ci fosse cielo

che possa contenerlo.

 

***

 

Spesso, quando si va al mare

 

Spesso, quando si va al mare

ci si arriva per vie secondarie.

Si va per transiti e piccoli valichi

sentieri sterrati tra giardini incantati

e non ci sono corsi o viali

che vadano diretti a confondersi

in quelle immense campate di blu.

 

Piuttosto ci si incammina

per angusti sottoscala,

o per passaggi clandestini

in mezzo a laboriosità stagionali

dalle vernici pastello scrostate

da salsedini e ruggini.

 

Ci si accorge

che anche la maestosità più potente

può trovarsi racchiusa

dentro un bicchiere.

 

*

 

Fernando DELLA POSTA

VOLTACIELO

(Oèdipus ed. 2019) postfazione di Doris Emilia Bragagnini

 

*

 

Fernando Della Posta: multi-dimensione e singolarità

 

Ogni testo di Fernando Della Posta è un microcosmo isolato e polimorfo, capace di aprirsi morbidamente al passo della voce narrante che si svela al contempo in piani differenti, ognuno dei quali equamente indagato. Stupore, nostalgia, denuncia, desiderio, canto alla bellezza, luoghi o persone in esame, delicata ironia, ogni frammento si scioglie insieme con altri all’interno del nodo cui è incluso. Ne deriva una commistione convincente, l’impressione paradossale di una modulazione senza tempo raccolta in presa diretta, capace di soffondere il necessario rumore di fondo della  “storia” complessiva e complessa, diffratta in svariate tonalità esperitive. Appare un quadro d’insieme intimista, dove il senso si carica di un calore per le – cose – familiare, come ritrovato, contemplativo, da vivere intensamente camminandovi attraverso.

L’autore ama intraprendere con mira precisa ampi spazi visionari che, ugualmente, non vanno a intaccare la lucidità dell’analisi in essere quanto piuttosto, facendovi da sfondo, legano tra loro euritmicamente esperienza personale, arte ed etica. Per giustapposizione cura i dettagli, ogni particolare sospinto in un soffio si rivela, cedendo la propria distinta densità. Ogni voce è udita al contempo, ciascuna con lo stesso diritto, in un alternarsi di ragioni con eguale risalto e moderata distanza, puntando a sollecitare, affinare ascolto e percezione, mantenendo la solidità di un pensiero generoso e onnicomprensivo anche nelle più pericolose burrasche interiori. Gli argomenti che gli premono sono il paradosso, il surreale, il bizzarro, le piccole cose della vita, l’essere umano. Concomitante l’analisi sociopolitica che passa attraverso varie modalità d’accusa, filtrata in quadri di diverso degrado e tic contemporanei. E ancora il tempo e lo spazio, le epoche remote, i luoghi esotici, le cose apparentemente lontane o nascoste nei recessi, tralasciate.

Fernando Della Posta avvicina con onestà e curiosità il quotidiano, ciò che lo circonda o lo abita anche solo fuggevolmente. La maturità da cui guarda si avvale dell’uso caleidoscopico di conformarne la sostanza in ciò che scrive e che, fruttuosamente, si annuncia nelle minuzie circostanziali che ne carpiscono lo sguardo.  La decifrazione attraverso una rielaborazione emotiva ma pienamente attenta e consapevole è presente, l’attimo è tangibile. L’osservatore sensibile e selettivo, appare come suggeritore del reale distanziato dal giudizio, in generosa arrendevolezza e accoglienza di ogni spigolo, sfaccettatura umana. Nella sua capacità espressiva, a volte vaghi ma dichiarati echi si agganciano al flusso di grandi e preferiti maestri, alcuni citati con riferimenti tra i versi. L’interiorizzazione del loro assunto (Calvino, Pasolini, Pagliarani…) ugualmente non sembra intaccare la libertà immaginifica del poeta che propriamente dall’esempio più amato, Montale (come lui stesso dichiara in un’intervista), sembra aver raccolto la speranza della nota invocazione: “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato/ l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco/ lo dichiari e risplenda come un croco/ perduto in mezzo a un polveroso prato”, ed averla prodigata in un futuro di parole che sanno dove andare.

 

Doris Emilia Bragagnini

 

2 pensieri su “Fernando DELLA POSTA – VOLTACIELO. Postfazione di Doris Emilia Bragagnini

  1. Grazie infinite alla redazione de La Poesia e lo Spirito e a Giovanni Nuscis per l’ospitalità.

    Un caro saluto

    Fernando

    "Mi piace"

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