“L’attenzione” di Angelo Andreotti

COVER_Angelo_Andreotti_L_attenzione

«Dimentica chi sei, perché in virtù di questo iniziale oblio tu sarai mio ospite.» All’ingresso del suo nuovo libro di versi, Angelo Andreotti accoglie il lettore con queste parole di Edmond Jabès. A indicare che la poesia, l’esperienza che il lettore-ospite (e il poeta-autore) provano qui non è diretta ed emotiva: passa necessariamente attraverso un distacco da sé e dalle cose, attraversa oblio, perdita e lontananza per restituirli, il sé e le cose tutte, in una «dizione piana e meditativa» modulata da «figure d’ombra», «presenze lievi e discrete», come scrive nella bella prefazione Antonio Prete.

«La parola che cade, smarrendosi, / cercala nell’oscuro, e chiamandola // arriverà portando in sé il profumo // di un mondo che della cosa fu il senso», si legge nel primo testo della raccolta, Profumi, che sembra delineare una poetica proustiana: una madelaine olfattiva dove non è però il dato sensoriale a generare il tempo (mondo) perduto, bensì la parola evocata e ritrovata, parola di poesia, a recare con sé una tenue traccia odorosa.

Il processo in atto, di cui la poesia si sostanzia, è un incessante e alterno dialogo fra il soggetto e le cose, il mondo («Tu guardi il cielo… / … / e sai che gli alberi / prendono gioia dall’esser guardati. / … / Tu senti… / però è la notte ad ascoltare te, / … / quando sei tu a prender gioia del mondo», Dialoghi, p. 29). Di tale processo conoscitivo e filosofico viene spesso toccato o suggerito il limite: «Parlando attraverso le cose, i sensi / di te anche parlano: dicono il vero / su quanta parte di te a loro accosti, / ma niente sanno di ciò che non senti» (Coscienza, p. 82).

I brevi titoli dei componimenti hanno, come si può notare da questi due esempi, un valore didascalico e morale, talora sentenzioso e vagamente enigmatico: mirano ad astrarre da ciascun testo una categoria e situazione (Dissimulazioni, Gestazione, L’accoglienza, Desolazione, L’indifferenza, Metafora, Ospitalità, L’offerta…), in modo da costituire, nell’insieme del libro, un repertorio esemplare e virtualmente completo. Devo dire anche che, personalmente, in poesia non amo i titoli – mi paiono etichette limitative e superflue, una convenzione desueta –, ma è proprio soffermandomi sulla mia idiosincrasia e sulla suggestione e disagio sottilmente metafisici emanati dai titoli dell’Attenzione che ho ricordato i dipinti di De Chirico, similmente titolati. (E in seconda battuta ho ricordato quanto De Chirico debba a Ferrara, la città di Angelo Andreotti.)

L’attenzione (il titolo dell’opera, involontariamente moraviano, rimanda a Simone Weil: «L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità») si configura dunque come apertura, dialogo e – citando ancora la prefazione – «rivelazione di un dono, dell’altro come dono», «sospensione» rivolta verso «l’appena-visibile, l’appena-udibile».

La raccolta comprende una sessantina di testi di circa 10 versi ciascuno (alcune poesie sono leggermente più lunghe, poche contano 5-6 versi soltanto), orchestrati in tre sezioni. Una misura e struttura complessive simili, ma non uguali, a quelle della precedente silloge di Andreotti, A tempo e luogo (Manni, 2016). Con il suo pensiero poetante declinato ora in versi, ora in prosa, ora in saggistica e critica, Andreotti si colloca sempre su Una soglia di senso – che è il titolo della prima sezione del libro, tratto da un passo del filosofo Jean-Luc Nancy posto in esergo: «Se noi comprendiamo, se in qualche modo abbiamo accesso a una soglia di senso, ciò avviene poeticamente. Ciò non significa che qualunque tipo di poesia sia il mezzo o l’ambito per questo accesso. Significa – ed è quasi il contrario – che unicamente questo accesso definisce la poesia: essa non ha luogo senza che tale accesso abbia luogo» (corsivo mio).

Questa attitudine e intonazione e ricerca, questo procedimento e andamento in Andreotti si richiama tipicamente – e almeno fin da Dell’ombra la luce (L’arcolaio, 2014) – a Rilke, di cui per esempio si avverte un’eco dell’Ottava elegia («Con tutti gli occhi vede la creatura / l’aperto») nei versi qui intitolati

L’aperto

L’alba trascina la luce sui prati
come una stoffa sdrucita dall’uso,
la distende, l’arrampica sui muri,
ma prima c’è l’aurora, bianca e opaca,
poi viene il sole che lascia la luna
in un disegno raschiato dal cielo.
Vedi? Quello che manca
sta tutto nello spazio di uno sguardo
che cerca spazio
nell’aprirsi del tuo sguardo.

Così, le quattro liriche da L’attenzione che propongo di seguito sono anch’esse tutte sospese e protese, esitanti sulla medesima soglia poetico-conoscitiva, in momenti liminali, fra un io-tu, un «te come fossi un altro, /… tu sei l’altro», soggetto plurale in dialogo o inconsapevolmente crudele e smarrito, che muove verso una meta con lui in movimento e «sente il senso del mondo arrivare».

*

Dormiveglia


Come in acqua a fior di labbra,
nel dormiveglia che tiene scomposto
ancora un poco il giorno, in un tempo
ancora senza un verso da indicare,

tu ondeggi sull’orlo dell’uscio

né dentro né fuori: altrove;

e qui, con la stessa sapienza
di una mano che sceglie nel cesto
il frutto più succoso, il più dolce,
tu senti il senso del mondo arrivare,

ma non sei tu la mano

tu sei il frutto.

*

Incuria

In quell’esitazione
– quasi il tremito di un’amnesia –
sulle cui bianche spiagge
da tempo muovi in cerchio i tuoi passi,
a testa bassa, senza più un orizzonte,
stupisci distinguendo tra i fragori
in un suono una voce che ti cerca.

E cerca te, te come fossi un altro,
ma tu sei l’altro che nel cerchio resta,
dentro a fissarne il cerchio chiuso in solchi
così profondi da arginare il vento

ma non la voce a cui volgi le spalle
dopo aver inflitto
un dolore di cui non hai contezza.

*

La passeggiata

Con forza il vento ti abbraccia e ti perde,
tra i cori delle foglie si distrae.

La notte è bassa, fusa nella luna
lungo distesa sulla terra indurita,
colpita dalla pietra di un silenzio
che nulla tace, ma nulla rivela.

Cammini sul filo del buio
esitando davanti alle cose.

Quell’esitazione sei tu,

ma un passo dopo l’altro ti avvicina
a quella meta che con te si muove.

*

La differenza

Benché di sera la rosa si oscuri
resta il profumo a sillabarne i petali,
l’aria a sorreggerne il peso, a scioglierlo
con agili dita nel buio.
Il giardino pian piano si amalgama
sotto la luna la sua pelle scivola.

A questa notte a te indifferente
di’ il tuo nome, scandiscine le sillabe
nel fuoco della rosa, che una per una
sia rintocco nel cielo deserto.

*

Angelo Andreotti, L’attenzione
Prefazione di Antonio Prete
AltreScritture. Testi scelti da Mauro Ferrari, CXXVIII
Ed. puntoacapo, Pasturana (AL), 2019
92 pp. – 12 euro

Un pensiero su ““L’attenzione” di Angelo Andreotti

  1. Pingback: “L’attenzione” di Angelo Andreotti | Crudalinfa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.