Coincidenze?


di Sabrina Trane

Navigando in rete, mi sono imbattuta in una conferenza del professor Livio Melina, monsignore della Chiesa Cattolica. E’ uno dei nomi eminenti recentemente liquidati dalla riforma del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, ma questo è un altro discorso. Ho trovato estremamente affascinante la sua lezione, e quel che mi ha più colpito è una citazione tratta da un libro, De la Vie avant toute chose, scritto nel lontano 1979 da Pierre Simon, Venerabile Maestro del Grande Oriente di Francia (un’alta carica della Massoneria francese), convertito poi alla fede cattolica.

Il tema che il monsignore ha citato, tra i tanti trattati dall’ex massone, riguarda la famiglia, che pare essere l’obiettivo numero uno della Massoneria: per quale motivo? Perché è l’avamposto della civiltà giudeo-cristiana, la cui distruzione è l’ambiziosa e ultima mira della Loggia massonica.
Ancora una volta viene da chiedersi: sì, ma perché? E poi: come pensano di raggiungere una meta così temeraria?
Monsignor Melina, con la sua dialettica lucida, tra citazioni e rimandi (a Benedetto XVI), offre una sequenza di idee coerenti, e delinea lo scenario quanto meno inquietante testimoniato dall’ex massone.
Le relazioni fondamentali formano l’identità, questo è scientificamente provato. Se mino le categorie dell’essere figlio/a, genitore, sposo/sposa, creo uno sradicamento dell’individuo dalle sue radici psico-biologiche, lo disoriento e, in ultima analisi, distruggo la sua umanità.
L’individuo, reso così fragile e in balia di qualsivoglia altro punto di riferimento – perché non si può cancellare questa profonda necessità – diventa plasmabile e manovrabile. Ecco perché Massoneria e potere hanno tanto interesse a distruggere la famiglia.
Melina passa poi a spiegare quale sia l’anello di congiunzione tra famiglia e cultura giudaico-cristiana: le categorie per pensare il Dio della Rivelazione sono dissolte dalla demolizione della famiglia, perché nella Bibbia Dio si presenta come Sposo di Israele, Padre di Gesù Cristo, che è Figlio, e noi siamo fratelli. Senza gli schemi necessari per vivere tali dimensioni, come comprendere Dio? Come entrare in relazione con Lui?
La dissoluzione della famiglia tradizionale in tante forme alternative, tutte equivalenti, ha come conseguenza ultima e inevitabile la perdita del legame con la paternità di Dio.
Non resta che comprendere come riuscire a ottenere tutto questo.
Ed ecco la risposta, ancora una volta tratta dalla testimonianza di Pierre Simon: con la medicina.
Il progetto è quello di intervenire nel punto più delicato, l’origine della vita e la sessualità, facendo leva sulla medicina sociale. Modificare le leggi, rendere tutto possibile, distruggere ogni limite finora riconosciuto e rispettato.
Verrebbe da dire che Pierre Simon è stato profetico; il fatto è che i membri della Massoneria sono acuti conoscitori del cuore umano, e ben inseriti nei centri decisionali, così da poter ottenere quanto si prefiggono.
A proposito di profezie, vale la pena ricordare la testimonianza di suor Lucia di Fatima: lo scontro finale tra Dio e satana sarà su famiglia e vita.
Semplici coincidenze? Difficile pensarlo.

8 pensieri su “Coincidenze?

  1. Trovo assolutamente comprensibile porre campanelli d’allarme a difesa del concetto di famiglia nella forma che definiamo tradizionale.
    Non condivido che per tale scopo si utilizzino concetti quali “distruzione dell’umanità dell’individuo” o anche, per i cristiani, “perdita del legame con la paternità di Dio” (ma Giovanni Paolo II non aveva detto che Dio è più Madre che Padre?).
    Non c’è alcun bisogno che stia qui a fare esempi di quanta e quale “umanità” possano rendersi protagoniste persone che abbiano scelto di vivere forme diverse di comunità familiare. Anche in un contesto prettamente cattolico (mi viene in mente ora Zeffirelli, che ha adottato due figli) sono sicuramente molti gli esempi di quanto possa essere intenso lo slancio spirituale nell’ambito di famiglie “diverse”.
    Mi lascia perplesso quando tali concetti provengano da un sacerdote, ancor più quando ad utilizzarli sia una scienziata. L’unico risultato, mi pare, sia suscitare commenti del tenore del precedente.
    E’ su un altro terreno che, secondo me, deve svilupparsi il dibattito sull’argomento famiglia.

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  2. @Clown: opinioni

    Anni fa un uomo dagli occhi limpidi mi disse che non aveva alcuna stima degli psicologi, e che mi avrebbe insegnato la sua visione dell’uomo, capace di penetrare nelle profondità dell’animo umano, e di ridare vita alle tante morti che lì incontrava.
    Quell’uomo era don Mario Torregrossa. Da allora ho cercato di entrare nella sua antropologia, e di guardare al cuore dell’essere umano da quella prospettiva.
    Concordo con te quando parli di persone che vivono in situazioni diverse da quella della famiglia tradizionale, e che pure amano sinceramente.
    Il punto è che qui non si tratta del sentimento del singolo, ma del luogo in cui l’uomo e la donna trovano la verità più intima e autentica di se stessi: il confronto con l’alterità, che li porta ad uscire da sé per imparare ad andare incontro all’altro, compiendo così la propria vocazione, che è crescere nell’amore che si apre al dono di sé e diventa fecondo, in tutti i sensi.

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  3. Credo si possa essere entrambi concordi nel ritenere che avanti a tutto debba esserci l’amore. E che se si tratti di un amore “fecondo”, questo debba essere incentivato, tutelato e aiutato in ogni modo.
    Ma, al tempo stesso, non possiamo non constatare che la “vocazione” non sia uguale per tutti e anche che dal confronto tra l’alterità di un uomo e una donna non è sempre amore ciò che scaturisce.
    Per me, in estrema sintesi, la famiglia è data dal nucleo di persone che prova ogni anno la stessa identica emozione la notte del 24 dicembre. A chi prova certi sentimenti, chiunque esso sia, non mi interessa chiedere la carta di identità.
    Infine, un Santo è tale per l’esempio lasciatoci e lo resta anche senza aver avuto necessariamente ragione su tutto; a quanto pare, l’opinione di Don Mario sugli psicologi non era corretta, indipendentemente dal Suo talento inarrivabile di scandagliare l’animo del prossimo.

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  4. Mi ha sempre incuriosito il fatto che gli psicologi rimanessero stupiti di fronte ai “successi” terapeutici di don Mario. Evidentemente arrivava a una profondità sconosciuta ad uno sguardo scientifico, o semplicemente umano. Ho saputo che ha avuto una specie di visione: una pentola che conteneva tutti i segreti dell’uomo. Chiese al Signore se avesse potuto aprirla e ricevette una risposta affermativa. Mi piace cercare questa scia che porta al vero amore, quello che corrisponde al Progetto originario di Dio. Quel Dio a cui ha donato la sua vita, e da cui ha tratto ogni sua motivazione e visione.

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  5. Grazie per aver donato questo ulteriore tassello di conoscenza di una vita straordinaria, che tu hai saputo interpretare nel modo più proficuo.
    Solo, non facciamolo sapere ai poveri studenti di psicologia.

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