Frammenti di Cinema # 18

 

 

Se Renato Zero, nella famosa canzone, il triangolo non l’aveva considerato, ironizzando su se stesso, cinema e letteratura invece lo hanno fatto, eccome. L’antropologo René Girard parte da un commedia minore di William Sheakespeare per fondare la tesi che tutta l’opera del bardo si fondi sul sentimento mimetico, ovvero sull’invidia verso l’altro, quasi sempre incentrata sul desiderio sentimentale.  Ne I due gentiluomini di Verona, Valentino e Proteo si contendono Silvia. Ma alla fine Valentino cede Silvia all’amico. Questo intreccio, solo apparentemente semplice, lo ritroviamo nel cinema, seppure con un esito più tragico. In Giù la testa di Sergio Leone un triangolo amoroso è alla base dei flashback di Séan l’irlandese, esperto di esplosivi e in passato membro dell’IRA, l’esercito repubblicano che combatte contro la corona inglese. Si scoprirà che dovette fuggire dalla sua patria perché tradito, sotto tortura, dall’amico John, con cui condivideva una donna che nel racconto resta senza nome.

 

 

Il triangolo di Séan è solo un ricordo. Centrale è invece quello tra Jules, Jim e Catherine nel capolavoro di Francois Truffaut. E’ suggestivo che la donna non appai nel titolo, Jules et Jim (1962). Direi, dunque, che non è casuale che la scena più famosa del film è la corsa dei tre amanti, con Jean Moreau con baffi da maschio. Scopro che la storia è presa dal libro biografico Pariser Romanze, Romanza Parigina, uscito nel 1920, in cui lo scrittore Franz Hessel, sposato con la giornalista di moda Helen Grunt, racconta il loro triangolo con Henri-Pierre Roché. E’ difficile, invece, non andare con la mente ai giochi sado-maso tra Friedrich Nietzsche, Paul Rée e Lou Salomé. Cinema e letteratura, quindi, si inseguono intorno a questo tema. La corsa di Jules e Jim (e Catherine) viene ripresa da Jean Luc Godard in Bande à part (1964), che però l’ambienta nel Louvre. Ed a questo triangolo, più che a quello di Truffaut, si ispirano i sognatori di Bernardo Bertolucci in The dreamers (2003).

 

 

 

 

 

In Vicky Cristina Barcelona (2008) Woody Allen riesce a complicare il mènage à trois. Questa volta il perno non è una donna ma un pittore spagnolo, intorno al quale ruotano due studentesse americane, Vicky e Cristina, appunto, e la sua ex moglie, Maria Elena, i cui disturbi mentali scandiscono la schizofrenia dell’intero circolo sentimentale. Non pare invece esserci stato un triangolo tra la coppia di rapinatori più famosi del west, Butch Cassidy , Sundance Kid, e Etta Place, moglie di quest’ultimo. Nel film di George Roy Hill, Butch Cassidy (1969), le scene bucoliche del loro rifugio in campagna, alludono, invece, ad una relazione a tre. Tanto che il film di Sergio Leone del 1971 sembra citarle, nei ricordi irlandesi di Séan. Con il regista italiano concludiamo questo giro di danza con un richiamo finale dalle implicazioni suggestive e profetiche per l’evoluzione dei costumi sessuali. Anche Il buono, il brutto, il cattivo (1966), in fondo, è un triangolo perfetto. E tutti e tre i protagonisti sono maschi, in un film nel quale la figura femminile è completamente assente.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.