di Stefanie Golisch
Ti scrivo in questa domenica pomeriggio di fine
agosto perché non so come riempire le ore, ho
già riempito tutte le ore dei giorni e delle stagioni,
conosco i loro sapori, colori, so che passano e
ritornano, so che io stessa passo e ritorno, conosco
i miei sapori, colori, so come la penso, come faccio
quando sto bene e quando sto male e quando sto
così così, il mio viso allo specchio dice eccoti e la
stessa cosa potrei dire anche io,
ma preferisco lasciar
perdere e dedicarmi a quello che si è soliti fare davanti
allo specchio, cioè lavarsi i denti, truccarsi, struccarsi,
l’altro giorno, dopo molto tempo, ho dato un passaggio
a una ragazza e ad un ragazzo che stavano facendo
autostop, lei di ventun anni e lui di ventidue, ho
chiesto della loro età, ma non dei loro nomi, quindi,
purtroppo, non so come si chiamavano, il passaggio
non è durato molto, avrei voluto portarli a destinazione,
ma loro andavano in un’altra direzione, in montagna,
dove intendevano trascorrere le vacanze. I loro zaini
erano molto pesanti e loro piuttosto esili di statura,
erano belli senza saperlo e ho pensato che avrei
dovuto scrivere qualcosa per fissare la loro presenza
in quel giorno preciso che probabilmente loro
dimenticheranno, ma che non dovrebbe essere
dimenticato perché per tutti noi c’è stato quel
giorno e poi molti altri che hanno cancellato le
sue tracce e quando, per esempio, in una domenica
pomeriggio di fine agosto, si avrebbe davvero
bisogno di ritrovarlo, semplicemente non c’è più,
immagino che potrebbe essere di aiuto, non sono
sicura, comunque grazie per avermi ascoltata


Davvero bella.
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Bellissimo. La grazia inconsapevole della ragazza bella, o bionda, “senza averne l’aria” di una vecchia canzone di Guccini…
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GRAZIE…
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bellissimo, anche da parte mia, grazie a te.
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