
Non accusarmi, ti prego, perché mostro
Un volto troppo calmo e mesto al tuo cospetto;
Ché noi non siamo uguali e non risplende
La stessa luce sul volto e sui capelli.
Tu mi guardi benevolo, sicuro,
Come fossi un’ape chiusa nel cristallo;
Dacché la pena mi chiuse in salvo nell’amore divino,
Spiegare le ali libera nell’aria
Per me sarebbe vano, se pur tentassi
Un simile fallimento. Ma a te io guardo, a te,
E vedo, oltre l’amore, la fine dell’amore,
E sento l’oblio oltre il ricordo.
Come uno che dall’alto osserva
Perdersi i fiumi nell’amaro mare.

Un bellissimo modo di esprimere l’amarezza. Solo la poesia può riuscirvi.
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Bellissima.
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“ Ma a te io guardo, a te,”
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Vedere oltre l’amore, raggiungere l’amaro mare, misterioso e definitivo, è dono solo dei poeti veri. E li ringraziamo per questo loro diffondere percezioni rare. Un saluto caro a Fabrizio e ai lettori di lpels.
Annamaria Ferramosca
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