Ornithology 45. Mussapi

Mussapi

Il sogno del Simorgh

Là sulla strada di pietra resta un’impronta,
la piuma del Simorgh, affermano i saggi
e quelli che si spinsero verso il deserto
prima del grande fiume e del Palazzo di Khublai,
verso la verde montagna dove dicono
si celi il nido d’oro del grande uccello
che fece nascere la vita nel mondo
e il regno degli alati e degli umani
con una remigante dell’ala sinistra
mentre volava verso il mare al tramonto
lì mentre il sole si tuffava nel mare.
L’impronta della piuma è invisibile da millenni
ma qualche cosa resta nella pietra,
qualcosa che guardi e che nessuno calpesta.
La piuma del Simorgh, dicono i saggi.
I saggi scrutano nel bacile il suo volo,
o nell’inchiostro nero delle pagine,
come nel fondo atro dell’abisso.
I sapienti lo hanno semplicemente visto.
Niente bacili, e libri e prove
su cui edificare conoscenza e memoria.
Lo videro, in volo, non importa ai sapienti
se nella realtà della natura, illo tempore,
o in quella consimile e più vivida del sogno.
[…]

*

La piuma del Simorgh

La luce non si attenua mai, si spegne.
Come l’uccello che conosciamo, per rinascere.
È un inganno credere che qualcosa passi dal tempo
in cui fu pieno, a una senescenza.
Non c’è intervallo nel fuoco, c’è spegnimento
perché le braci si riaccendano, tu ti riaccendi.
Non era quello che avevo appreso un tempo,
l’attenuazione della fiamma, il crepuscolo.
Non esiste un tempo intermedio,
tu passi e affoghi per rinascere,
questo è già scritto, nel fondo del mare,
impresso nelle cifre del corallo.
La vita che ti fece fu ambigua, e generosa,
tu le appartieni, sei tu che la fai vivere.
Ora che sta piovendo i passi si allontanano,
i tram sferragliano e sembra pioverà sempre,
ma c’è una porta, mai vista o spalancata di colpo.
Tu credi che il buio si avvicini, ma già incombe
la notte e il sogno che ti prende e abbraccia.
Ognuno si culla in un sogno spesso debole e incerto
per la paura del mattino, del canto del gallo
quando le ombre cadono e tu viva
stai conducendo il globo al suo risveglio.
Non era quello che avevo appreso un tempo,
il lento divenire e la trasformazione del giorno
in una quiete muta, priva di stelle.
C’è solo, tu l’hai svelato, un incessante fuoco che rigenera.

*

Roberto MUSSAPI, La piuma del Simorgh
“Lo specchio”, Mondadori, Milano, 2016
 

Il Simurgh o «Simorgh era, secondo la mitologia persiana, l’uccello che viveva sull’albero dei semi, da cui erano generate le sementi di tutte le piante selvatiche, posizionato accanto all’albero dell’immortalità. Di origine avestica, sviluppata nel medo persiano, il suo nome, presente anche nel sanscrito, designa l’Uccello Divino. Il mistico sufi ‘Aţţār lo celebra nel suo poema La lingua degli uccelli come il signore degli uccelli, di tutto ciò che sta tra la terra e il cielo, dio generante e culmine dell’Amore» (da una nota dell’Autore nel libro citato, p. 99).
Mussapi si è ispirato al Simurgh anche nel poema illustrato per l’infanzia L’incoronazione degli uccelli nel giardino (Salani, Milano, 2010).

Un pensiero su “Ornithology 45. Mussapi

  1. Pingback: Ornithology 45. Mussapi | Crudalinfa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.