“Mater amena”, di Giacomo Sartori

“Perché impantanarsi nella poesia?”

Mater amena, di Giacomo Sartori (Arcipelago Itaca, 2019)

Recensione di Roberto Antolini

Qualcuno sa spiegare per bene cosa è la poesia oggi? Sicuramente è un genere letterario sparito dai banchi dei librai, ma non dai corsi universitari né dalle antologie scolastiche, perché in passato è stata a lungo la principale forma di comunicazione letteraria, da Omero ai poemetti didascalici settecenteschi. Fino al XX secolo la scrittura poetica si differenzia da tutte le altre per l’uso della caratteristica ritmica della metrica, retaggio forse di antiche tecniche di memorizzazione di testi complessi, basate sulla forma di una cantilena ricorrente. Ma questo comun denominatore non definisce, in realtà, un bel niente: dentro la struttura metrica si possono ricondurre (e sono stati ricondotti) i più disparati contenuti, stili e funzioni. Tutto cambia fra Ottocento e Novecento, quando la conquista dell’egemonia culturale da parte della borghesia industriale accompagna il definitivo affermarsi del romanzo, al posto della poesia. La forma-romanzo è basata su una tecnica di comunicazione razionale, normativamente strutturata su di un flusso narrativo coerente e socialmente standardizzato, messo ad un certo punto sotto attacco dalla fuggevole stagione delle avanguardie, ma affermatosi poi con geometrica potenza nella richiesta di “leggibilità” della narrativa mainstream dell’industria culturale. Ed a questo punto nella poesia, divenuta marginale e sperimentale, dilaga il “verso libero”, libero dalla metrica. E quindi senza più alcuna caratterizzazione tecnica. La poesia dei grandi poeti del simbolismo francese o dell’ermetismo italiano sviluppa una ricerca della parola “assoluta”: di assonanze semantiche, fonetiche, ritmiche, sciolte da ogni regola che non sia la forza del verso stesso, inteso come aggregato verbale autosufficiente, seppur legato agli altri versi da relazioni ambigue ed allusive, più che sintattiche.

Ecco, forse si può a questo punto provare a definire operativamente – anche se in modo indubbiamente un po’ riduttivo – la poesia in opposizione alla prosa narrativa: tanto la narrativa si struttura su uno scheletro di comunicazione razionale esplicita, confermativa, ad una sola dimensione, quanto la poesia oggi sperimenta una comunicazione a-razionale, di tipo ambiguo e contraddittorio, che prova ad esprimere, in una condensazione, significati sfuggenti e confliggenti, impossibili da rendere espliciti. La poesia esprime il lato oscuro e sfuggente dell’esperienza.

Tutta questa pappardella per introdurre un discorso su “Mater amena”, l’ultimo libro – che è di poesia – di Giacomo Sartori. Un narratore molto versatile nel passare da un tipo di narrazione all’altra, che questa volta salta il fosso e si impantana nella poesia. Chi glielo ha fatto fare, e soprattutto: perché? Perché cambiare registro?

Mater amena” nasce da una esperienza lacerante, la morte recente della madre dell’autore. Se c’è qualcosa di lacerante e contraddittorio sono proprio i rapporti familiari: fusione/separazione, somiglianza/differenza, affetto/ripulsa, potere/insubordinazione, perpetuazione/distacco. Checché ne dicano quelli del convegno sulla famiglia tenuto questa primavera a Verona: lo testimonia il numero di violenze che si consumano in ambito familiare, assieme alla celebrazione consumistica delle feste del papà e della mamma. Sartori aveva già scritto spesso (quasi sempre) di famiglia, in modo spesso ferocemente sarcastico. Ma si può fare sarcasmo, in questo caso?  E poi, soprattutto, cos’è quest’altro sentimento che tarpa, questa volta, le ali dell’ironia?

«Come sbrigato il più grosso

non mi manchi
sono anzi sollevato
che tu sia andata
finalmente andata

come sbrigato il più grosso
si avverte più vicina
la conclusione» (p.34)

Sì, ma non è tutto chiaro:

«Non si può dire che mi manchi

anzi è un sollievo
(come dopo tante parole
si predilige il silenzio)

mi manca
la mancanza
d’averti mancata» (p.44)

Ecco appunto, una mancanza che contiene molte cose.

L’intimità fisica di una cosa che è nata dall’altra:

«Per il gusto del buio

c’è stato un tempo
in cui andavamo al cinema
senza far troppo caso
al cartellone
per il gusto del buio
fitto d’attori
e emozioni
compagni di scuola
fidanzatini» (p.29)

Ma anche una differenza che nasce nella Storia, nel chi viene prima e chi dopo, e insomma in quella che ormai è l’intrasmissibilità dell’esperienza storica fra una generazione e l’altra, o forse su una trasmissibilità ormai inevitabilmente distorta:

«Il tuo fascismo

il tuo fascismo
erano le libidini
d’un corpicino
indomito e ligio
i severi precetti
che gli imponevi
la tua perseveranza

il tuo fascismo
era febbre
di forme
bellezza
vestiti
mobili antichi distinzione

il tuo fascismo era dispatia
il sentirti superiore
a volgo e cafoni
alla gentucola
sprezzo di debolezza
inclusa la tua
(figuriamoci la mia)

il tuo narcisismo
sintetizza la terapeuta» (p.38)

Eh, fortunata questa terapeuta, che ha un paziente così ricettivo. «I versi di Sartori – dice nella postfazione Helena Janeczek – riportano ad una radice inaudita la diagnosi della sua terapeuta … la premessa nell’epoca che ha forgiato persino la madre nel disprezzo dell’empatia e della debolezza, ha consegnato il figlio ad una mancanza originaria» (p.151).

Insomma i sentimenti generati da una dipartita così fondamentale non è facile districarli, non è possibile. Sono dentro l’autore stesso:

«Ciò che mi orripilava

lo ritrovo in me
(è anzi il fulcro?)
l’impossibilità di amarti
è l’incapacità di amarmi» (p.66)

“Uno e trino” dice la religione cristiana, e poi c’è anche il triangolo edipico freudiano. Troppa grazia Sant’Antonio! Qui siamo prima, al dualismo originario dell’uno e l’altro fusi assieme, al proprio contraddittorio doppio. Basta la doppiezza della vita, la sua non linearità, l’indistricabile ambivalenza dell’animo umano.

Su tutto domina comunque la provvisorietà, mia e tua, il ticchettio inesorabile del tempo che porta via le persone che abbiamo intorno, anche quelle più vicine, anche una parte di noi stessi (finché non arriverà a portarci via tutti interi … la campana suona sempre anche per te). Intanto c’è un lutto da elaborare, quasi senza accorgersene, facendo finta di pensare ad altro:

«Come faccio con le sedie

ci tenevi tanto
a regalarmele
poi mancava il tempo
per andare a sceglierle
veniva un’altra festa
avevo altre urgenze
l’anno seguente ero via
il Natale dopo ancora
m faceva fatica

un po’ era anche
per non farti spendere
diciamola tutta
(le chiappe gradivano
anche le vecchie)

ridevamo di queste sedie
che non arrivavano
né a Natale né mai
adesso come facciamo
è il mio compleanno
il tempo l’avrei
(scegliere è niente)
tu però sei morta» (p.8)

È la contraddittorietà della nostra presenza, la data di scadenza, a cui solo il cinema (l’arte) può dare una fittizia eternità: “Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”, tanto per ricordare anche un’altra scomparsa di questi giorni.

Il libro, in realtà, è anche narrativo, la figura della madre ne esce a tratti ben delineata. Sono i sentimenti dell’autore che non si possono narrare a cuor leggero, che producono scismi interni, ombra. Il narrativo-razionale può esprimere soltanto quelle parti del proprio sentire che sono comprese ed accettate: da sé e quindi trasmissibili agli altri. Per il resto – per quello che non trova le parole esatte e definite, perché conflittuale e rifiutato dalla propria coscienza, dal senso di sé, dalla decenza – per tutto questo “resto”, può soccorrere l’impantanamento nella poesia.

Giacomo Sartori, Mater Amena, postfazione di Helena Janeczek. Osimo (AN), Arcipelago Itaca, 2019, 115 p., € 15,00

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.